Letta disse: non caliamo gli assi se non firmate

03/07/2002




retroscena


(Del 3/7/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
SINDACATI ANCORA DIVISI. PEZZOTTA: DIALOGO, MA IL DOCUMENTO E´ INCOMPLETO.
ANGELETTI: SERVE PIÙ TEMPO
Letta disse: non caliamo gli assi se non firmate
Clima a tratti teso. Cofferati: c´è confusione. D´Amato: avanti ad oltranza

ROMA

PALAZZO Chigi, sono da poco scoccate le 20. Nella solita affollatissima «Sala Verde» inizia l´incontro sul Dpef tra governo e parti sociali, introdotto brevemente da Silvio Berlusconi. Ma è il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta a entrare direttamente nel vivo del negoziato, chiedendo ai sindacati di chiarire se sono disposti a siglare il «patto sociale».

Letta: Bisogna prima sciogliere una questione di metodo: il 18 giugno abbiamo avviato quattro tavoli di confronto, e ci siamo trovati con qualche nube di troppo. Il mio è un richiamo alla responsabilità di tutti, per arrivare alla firma di un patto e onorare così la memoria di Marco Biagi. Oggi è necessario ricomporre i tavoli sulla base del documento del 18 giugno in un confronto unico. Il Dpef sarà frutto di quel documento, della verifica che dobbiamo fare oggi e del risultato negoziale dei quattro tavoli. Ma prima ancora di parlare del Dpef, bisogna chiarire che metodo immaginiamo per la conclusione del negoziato. Noi dicemmo che la nostra proposta sull´articolo 18 non era emendabile. E ora dovete rispondere. Angeletti: Noi pensiamo che sia necessaria prima una discussione. Oggi la risposta non può essere un sì o un no secco. Ci vuole più tempo per parlare del Dpef. Letta: Angeletti, lei questa mattina ha chiesto al governo di «calare i suoi quattro assi». Ma noi, prima, vogliamo sapere come rispondete. Vogliamo sapere per chi e con chi stiamo discutendo. E uno slittamento del confronto sul Dpef è impossibile: c´è il vincolo dell´approvazione da parte del consiglio dei ministri. D’Amato: Noi abbiamo scelto la strada della disponibilità al dialogo. Abbiamo tutti già fatto un ampio approfondimento dei temi, e ora siamo alle battute conclusive. Bisogna dare una stretta finale: sediamoci e procediamo. Letta: Siamo già seduti, presidente D´Amato. Il governo è disponibili ad andare a una stretta, ma in relazione agli impegni parlamentari. Cominciamo da stasera. D’Amato: Facciamo una trattativa non stop… Letta: Forse è più opportuno cominciare domani alle 12, con una pausa alle 14 per gli impegni parlamentari del governo (caso Scajola, ndr). Nel merito, anche se rinunciassimo a proporre alle parti sociali un «prendere o lasciare», la disponibilità del governo a definire il documento conclusivo è totale. Ma a partire dal documento che è stato presentato lo scorso 18 giugno. Pezzotta: Ritengo che il documento del governo non sia completo. Noi della Cisl non siamo in condizione di poter dare vita a un confronto serio. Credo ci siano molte cose da chiarire, che servano tempi congrui, e che si debba separare la trattativa dall´esame del Dpef. Letta: Io direi che cominciamo domani alle 12, e poi procediamo con un metodo agile. Cofferati: Vedo molta confusione. Nel documento del 18, cui la Cgil non aveva aderito, c’era un richiamo alla concertazione, che prevede procedure precise per l´esame del Dpef tra governo e parti sociali. Noi siamo interessati alla discussione sul Dpef, cui vogliamo partecipare: ma vogliamo conoscere quali sono i riferimenti macroeconomici immaginati dal governo. Che a un patto si arrivi o meno, il Dpef dev´essere varato, e noi a quel confronto vogliamo starci. Non siamo intenzionati a discutere modifiche all´articolo 18. Sul resto vorrei saperne di più. Dite che c´è un documento generale, ma io non lo conosco. Letta: Se vogliamo arrivare al patto, sappiamo però che c´è un intreccio col Dpef. Ripeto, prima di calare i nostri assi, come ci chiedete, vorremmo sapere quali parti del patto possono essere incorporate nel Dpef. Quindi, diteci se siete disponibili a sottoscrivere l´intesa, e poi vi diremo del Dpef. Siamo disposti ad andare avanti fino a notte inoltrata per sciogliere questo problema. Comunque, ora inviterei il ministro Tremonti ad essere leggermente reticente sui dati del Dpef… Cofferati: Veramente il ministro Tremonti è abituato a essere reticente… ce lo ricordiamo l´anno scorso… Tremonti: Mi pare una battuta davvero di cattivo gusto. Le cifre non possono essere analitiche perché il Documento di programmazione deve essere ancora approvato dal consiglio dei ministri, in particolare per quanto riguarda la riforma fiscale. La questione centrale è che lo sviluppo del paese dipende dalle riforme, e quindi dal patto con le parti sociali.

r. gio.