Letta: «Accordo a portata di mano»

25/06/2007
    lunedì 25 giugno 2004

    Pagina 3 – Economia

      Dpef e pensioni
      la politica

        Letta: «Accordo a portata di mano»

          Dopo il pressing moderato di ieri, sembra davvero che sia giunta la schiarita: oggi prima verifica

            di Marco Tedeschi/ Milano

              INTESA PIÙ VICINA – Una domenica di schiarita, e non solo per motivi meteorologici. A migliorare è infatti il clima relativo al confronto sulle pensioni, come testimoniano le parole pronunciate da Enrico Letta in quel di Levico Terme, durante la festa nazionale della Cisl: «L’accordo è a portata di mano. Sullo scalone adotteremo un meccanismo di gradualità sia per la sostenibilità dei conti sia per la salvaguardia delle future pensioni dei giovani».

              Sulla possibilità di un’intesa fra governo e parti sociali sul tema della previdenza, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si è detto quindi «molto ottimista». Ed ha aggiunto: «La prossima è una settimana decisiva: federalismo fiscale, accordo sul sistema delle tutele, Dpef. Tutte cose importanti che possono segnare una svolta».

              Relativamente al tavolo delle pensioni, Letta ha sottolineato come sia intenzione dell’esecutivo «fare di tutto per smussare gli spigoli al fine di centrare l’obiettivo di un accordo soddisfacente. Un’intesa che dovrà essere positiva, rappresentando in questo modo una risposta ai pensionati di oggi ma anche alla previdenza futura dei giovani».

              L’ottimismo espresso dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è il segnale dell’intenso lavoro che è stato svolto all’interno dell’esecutivo per smussare le opinioni diverse nella maggioranza di governo relativamente ad alcuni aspetti della riforma della previdenza, in particolare sul cosiddetto “scalone”, vale a dire il meccanismo introdotto dalla riforma Maroni che entrerà in vigore il 1 gennaio 2008 portando da 57 a 60 anni l’età per le pensioni di anzianità fermo restando il requisito minimo dei 35 anni dei contributi versati.

              Per Franco Monaco, deputato dell’Ulivo, «la questione previdenziale è questione sociale nazionale, che incide nelle carne viva e nel piano di vita di milioni di famiglie di oggi e di domani. Una questione lasciataci, irrisolta, in eredità dal governo Berlusconi. Sconcerta che l’opposizione tifi contro un buon compromesso, cioè contro un patto sociale e generazionale che non è nell’interesse del governo in carica, ma degli italiani».
              Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, ha rivendicato ieri l’utilità della lettera al premier frimata da quattro ministri: «È servita per spronare il governo a trovare una soluzione equilibrata, ragionevole, in linea con il programma dell’Unione per la riforma del sistema previdenziale e per la necessità di forti politiche sociali».

              Per Bonelli «è bizzarro che si possano definire estremiste alcune posizioni, solo perché si è ricordato che bisogna dare risposte ai ceti sociali più deboli. Per quanto riguarda le pensioni è necessario trovare un punto d’equilibrio ragionevole. È necessario dare una svolta economica e sociale, parlare al paese senza fare a gara a chi è più rigorista, altrimenti il governo e l’Unione perderanno altri consensi».

              Toni decisamente più perentori sono stati usati ieri da Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci: «È arrivata l’ora della verità, o il governo si schiera con i banchieri o sta dalla parte dei lavoratori ed i pensionati. Ma non ci possono essere delle mezze misure, l’elettorato di sinistra ormai non sopporterebbe più nulla».

              Quanto all’opposizione, le voci si sono sovrapposte pressoché sullo stesso tema, quello della presunte spaccatura nell’esecutivo e nella maggioranza fra l’anima riformista e quella radicale. Ad esempio, per Roberto Calderoli, coordinatore nazionale delle segreterie della Lega, «questa dovrebbe essere l`occasione in cui con la prevalenza di una delle due parti in conflitto, quella cosiddetta riformista o quella radicale di sinistra, si dovrebbe finalmente chiarire cosa sia davvero questo governo e quale sia la sua linea politica. Ma molto più probabilmente arriverà l`ennesimo compromesso al ribasso, perché la voglia di “cadrega” è troppo forte sia da una parte che dall’altra, con buona pace dei lavoratori e dei pensionati e dei loro diritti».