L’etichetta del cibo sicuro adesso è legge

19/01/2011

Dopo 10 anni di discussioni, l’origine degli alimenti deve essere indicata, e le pubblicità ingannevoli sono bandite. Ma alla vittoria italiana serve l’ok dell’Europa

E ora potremo sapere tutto dei cibi che compreremo. Saremo i primi in Europa a poterlo fare. È arrivato il via libera della commissione Agricoltura della Camera in sede deliberante – e all’unanimità – alla legge sull’etichettatura. Sono stati necessari dieci anni e un iter molto complesso, ma con i sette articoli approvati ieri sapremo, per i prodotti trasformati e non, l’origine in ogni fase della produzione, dai campi agli scaffali. Potremo avere la garanzia di qualità in caso di marchi Dop o Igp, e la notizia della presenza di eventuali prodotti Ogm contenuti negli alimenti.

Sarà proibito usare nelle pubblicità le immagini della Sicilia per il succo d’arancia se la materia prima arriva dal Brasile o del Golfo di Napoli se le mozzarelle arrivano dalla Germania.

Era quello che mancava la settimana scorsa quando è scoppiato lo scandalo dei maiali alla diossina in arrivo dalla Germania, ed è il traguardo raggiunto dopo una lunga battaglia condotta dalla maggior parte delle confederazioni agricole, Coldiretti in testa che ha festeggiato l’approvazione della legge con la preparazione di una salsiccia lunga 100 metri in piazza Montecitorio da offrire a rappresentanti istituzionali e parlamentari di maggioranza e opposizione.

Anche se approvata, però, la legge ha un futuro ancora incerto. Innanzitutto la sua applicazione richiederà altro tempo: sono infatti necessari decreti attuativi per ogni prodotto, filiera per filiera. E in questa fase potrebbe crearsi anche molta confusione, sottolinea la Confagricoltura. «Occorre maggiore chiarezza – chiede infatti l’organizzazione – sui possibili effetti del provvedimento quanto al concetto di prevalenza della materia prima, la cui definizione è pure demandata ai successivi decreti». Un elemento che, paradossalmente, potrebbe, a certe condizioni, aumentare la confusione del consumatore anziché diminuirla.

E poi c’è il rischio che l’Europa la bocci perché in contrasto con la direttiva sull’etichettatura dell’Ue del 2000, che prevede l’indicazione dell’ origine solo in modo volontario per la generalità dei prodotti, mentre per altri – tra cui orto-frutta, carni bovine e di pollo, uova, miele, prodotti ittici freschi – l’indicazione è già obbligatoria. Il ministro per le Politiche Agricole Giancarlo Galan, infatti, ha rivolto un appello all’Europa perché ora l’Italia «ha una legge all’avanguardia che spero potrà essere d’esempio in Europa. Il nostro lavoro, infatti, non è finito e dovrà proseguire a Bruxelles», ha spiegato.

Lo sostiene anche Paolo De Castro, europarlamentare del Pd e presidente della commissione Agricoltura al Parlamento europeo. «L’approvazione della legge sull’etichetta di origine obbligatoria per i prodotti alimentari è certamente un fatto positivo – premette De Castro – ma ora bisogna impegnarsi in Europa. Per capire di cosa parliamo basta porsi una domanda. Prendiamo l’esempio della diossina: con questa legge l’Italia potrebbe bloccare la carne tedesca e obbligare i produttori a mettere l’etichetta made in Germany? La risposta è no, perché ci vuole una legge europea. Il governo adesso lavori perché il Consiglio Salute dia il suo ok alla norma approvata dall’europarlamento su proposta della commissione Agricoltura, in tutto e per tutto analoga alla legge passata oggi in Italia».

Soddisfatte comunque le associazioni di produttori. «Con il via libera al disegno di legge sull’etichettatura, il sistema agroalimentare italiano recupera 13 milioni di euro al giorno», ha affermato il presidente della Cia, Giuseppe Politi. Un risultato che si ottiene soprattutto grazie alla possibilità di lottare contro l’agropirateria e le frodi in campo alimentare che solo all’agricoltura nazionale fanno perdere circa 2 miliardi di euro l’anno. In questo modo il «made in Italy» si riappropria di un valore economico ingiustamente sottratto».