L’esecutivo si prepara a trovare le risorse per varare le riforme

25/06/2002

25 giugno 2002



Oggi inizierà l’esame sui dati dell’autotassazione di giugno, mentre riparte la consultazione con le parti sociali. I ministri presenteranno gli impegni per il Mezzogiorno

E l’esecutivo si prepara a trovare le risorse per varare le riforme


Marzano: per il 2002 prevista una crescita dell’1,4%

      ROMA – Crescita per il 2002 all’1,4%. Tasso di inflazione programmata per il 2003 ancora all’1,4%. Il governo si prepara a indicare lo stesso valore per i due numeri chiave del Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). Oggi il ministro dell’Economia Giulio Tremonti dovrebbe cominciare l’esame dei dati sull’autotassazione di giugno. Da lì, dalla consistenza delle entrate, arriveranno ulteriori informazioni sui margini a disposizione, in vista, soprattutto, della riforma fiscale da varare con la Finanziaria. Sempre oggi riparte il giro delle consultazioni con le parti sociali: si ricomincia dal Mezzogiorno. L’esecutivo presenterà un testo riassuntivo degli impegni e delle risorse previste per il Sud (nel complesso ci sono 36 miliardi di euro in più per i prossimi tre anni, oltre a una quota simile di finanziamenti ordinari). Poi si andrà a stringere, con l’obiettivo di chiudere l’accordo sui «quattro tavoli» il 2 luglio (fisco, Sud, lavoro e sommerso). In parallelo il Consiglio dei ministri approverà il Dpef (probabilmente il 5 luglio).
      Ieri il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, ha confermato che la stima sulla crescita per il 2002 sarà compresa in una forbice tra l’1,3% e l’1,7%. Secondo le indiscrezioni nella casella del Dpef dovrebbe finire un valore pari all’1,4% a cui associare un rapporto tra deficit e Pil tra lo 0,8 e lo 0,9%. Per il 2003 verrebbe confermato l’obiettivo di una crescita pari al 2,8% (la stessa stima formulata dall’Unione Europea), cui agganciare l’azzeramento del rapporto deficit-Pil. Anche se ormai il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ragiona in termini di «close to balance», cioè di avvicinamento al punto di pareggio, con un margine di tolleranza fino allo 0,5%, come stabilito dall’ultimo Ecofin a Madrid.
      L’altro numero fondamentale riguarda l’inflazione. In questi giorni ministri e leader della maggioranza guardano con una certa apprensione alle mosse del presidente della Bce, Wim Duisenberg. Tutti, da Tremonti a Marzano, escludono che vi siano i presupposti economici per ipotizzare un rialzo dei tassi di interesse (euro forte, inflazione in calo). Tuttavia il rischio di un rialzo dei tassi viene comunque considerato, così come le possibili ripercussioni sugli interessi da pagare sul debito pubblico. Questa incognita tiene ancora in sospeso la definizione del tasso programmato di inflazione. Ma la bandierina, dicono in ambienti di governo, sarà piantata a quota 1,4%. Un numero per altro che risulterebbe gradito anche ai sindacati, in vista del rinnovo dei contratti pubblici tarato su un tasso di inflazione pari all’1,2%.
Giuseppe Sarcina


Economia