L’esaltazione del capo

25/09/2003




1- L’esaltazione del capo diventa materia di studio
2- la denuncia di un genitore

3- Il testo tradotto







25.09.2003
Ecco i libri della scuola Moratti
TEMA OBBLIGATORIO: QUANTO È GRANDE IL CAPO

L’esaltazione del capo
diventa materia di studio
In un testo scolastico per le superiori l’agiografia di Berlusconi
Maria Grazia Gerina

ROMA «Per la mia storia personale, le mie capacità professionali e i miei successi imprenditoriali, sono una persona cui nessuno può pensare di paragonarsi». Parola di Silvio Berlusconi. Ripetere e imparare a memoria. Anche in inglese: «Because of my personal history, my professional skills and my business achievements, I am a man nobody can expect to compare himself with». E poi rispondere alla domanda : «Come definisce sé stesso Berlusconi?» – «How does Berlusconi define himself?».
Fantadidattica? Non proprio. Si sa che il premier ama riscrivere la
stor Specie la sua. E sentirla ripetere come piace a lui dalle persone che lo circondano. Finora, la versione preferita resta quella che commissionò a Guido Possa e Sandro Bondi, in occasione della scorsa campagna elettorale. Titolo, «Una storia italiana».
Con quella entrò «nelle case di tutti gli italiani». Ora è un testo
scolastico edito dalla casa editrice «Clitt» a portarlo direttamente
sui banchi delle scuole di tutta Italia.
Il testo, «novità scolastica dell’anno» rivolta agli studenti delle superiori, si chiama «Communicating». «È un manuale di inglese innovativo, finalizzato alla comunicazione turistico-aziendale», spiega
l’editore. «Un manuale di inglese turistico, quello che in gergo si chiama microlingua», spiega l’editore.
Scritto in inglese. Pensato per gli studenti degli istituti tecnici-commerciali che aderiscono al progetto Erica – «for students of the Progetto Erica». Sigla che sta per: «Educazione alla Relazione Interculturale nella Comunicazione Aziendale».
Un indirizzo attivato a partire dal 1989 in qualche centinaio di
istituti superiori e che coinvolge alcune migliaia di studenti. Tanto
che la casa editrice ha pensato bene di stamparlo in diverse migliaia di
copie («circa tremila», dice a memoria lo stesso editore. In attesa di
conoscere i dati sulle vendite, si lascia andare ad una previsione di
circa duemila lettori). Insomma, Berlusconi dovrà attendere per vedere il suo ritratto di grande statista inserito sui manuali di storia tra Napoleone e Mussolini. Ma intanto nella «microlingua» di un manuale di inglese turistico-aziendale si ritrova inscritto – «a pieno titolo» – accanto al «leggendario» Enzo Ferrari tra i «self made men», gli uomini che si sono fatti da soli. E come manipolazione della
storia, per il momento, sembra già abbastanza.
«Berlusconi è un cosiddetto self-made man, artefice delle proprie
fortune, la cui esperienza lavorativa è iniziata come cantante su
navi da crociera», recita l’agiografia di Silvio, a pagina 185 del libro di testo. Gli studenti non dovranno mandarlo a memoria, come si usava un tempo. Peggio, al termine di un’attenta lettura dovranno compilare addirittura il Curriculum Vitae del premier. Compito non facile, visto che il ritratto, generoso di citazioni delle parole di B., omette di inserire alcuni dettagli non proprio trascurabili. Dice per esempio: «Negli anni ‘60, grazie a una serie di congrui crediti, ha costituito la società che ha curato la costruzione di Milano 2, un vasto centro residenziale alla periferia della seconda città d’Italia per dimensioni e importanza».
Dimentica di dire che nemmeno un’apposita indagine di Bankitalia è riuscita a stabilire la provenienza del capitale su cui Berlusconi ha costruito la sua fortuna. «Ten years later», «Dieci anni dopo»,
recita con un bel salto temporale il manuale berlusconiano, «ha
spostato i propri interessi nel settore televisivo in rapida espansione».
E con un altro balzo arriva direttamente a fotografare l’oggi: «Attualmente, Berlusconi e i suoi familiari possiedono il gruppo Fininvest, società controllante i tre canali televisivi di proprietà della Mediaset, il più grande network televisivo d’Italia». E qualche parolina sul «decreto Berlusconi»? Qualche aneddoto sull’amico politico di Berlusconi, Bettino Craxi che nel 1984 riaccese le tv
«fuorilegge» di Silvio spente dalle sentenze dei pretori di Roma, Torino e Pescara? Qualche accenno alla legge Mammì se non al Lodo Berlusconi o alla Legge Gasparri? Compito davvero difficile per
gli studenti del progetto Erica riempire con quei pochi dati il vero «curriculum vitae di B.». Dovrebbero, per esempio, andare a cercare altrove la data in cui Silvio, tra la costruzione di Milano 2 e la nascita della Fininvest, si iscrisse alla P2 (26 gen-naio 1978, tessera 1816). Altro che self-made-man.
Sulla sua discesa in politica, poi, sapranno solo l’essenziale: che
Berlusconi vinse nel 1994, perse il potere solo sette mesi dopo, ma
«ora ha imparato dagli errori». E soprattutto che diversamente da
Francesco Rutelli che è un «talker», uno che parla, Berlusconi, uomo
politico, resta sempre un «doer», uno che fa – spiega il testo che affida questo passaggio chiave a un’altra eloquente citazione di Berlusconi.
«Agli imprenditori dice di essere uno di loro, agli agricoltori racconta
come aiutasse i genitori nei campi immediatamente dopo la seconda
Guerra Mondiale, agli artigiani spiega di aver applicato con le
proprie mani la moquette nel suo primo ufficio», chiude il ritratto,
che le autrici, Carla Matassi e Gabriella Petretti, hanno preferito
prendere da un “neutrale” articolo della Cnn Italia, piuttosto che scriverlo di loro pugno come hanno fatto per il ritratto di Ferrari. Che
abbiano capito che fosse materia che scotta?
Quanto agli studenti, esigenze editoriali o esigenze didattiche, in quella paginetta di storia italiana gli sventurati troveranno solo le informazioni necessarie a rispondere correttamente alla domanda che al termine dell’esercizio, il testo ripropone: «Come definisce sé stesso
Berlusconi?». Imparata la lezione?

la denuncia di un genitore
«Che angoscia leggere
quel libro di mio figlio»

ROMA «Non siamo in un regime?», si chiede il lettore di una
cittadina toscana che ha segnalato scandalizzato a l’Unità l’omaggio
al premier contenuto nel libro di testo adottato nella classe
del figlio. Era riuscito a schivare «Una storia italiana» (il libello
berlusconiano distribuito agli italiani in milioni di copie nella
primavera del 2001), rispedendolo al mittente. E invece, pochi
giorni fa, in versione ridotta, l’agiografia del premier si è di
nuovo insinuata nella sua libreria. Con l’inganno. Nascosta
dentro il manuale d’inglese del figlio che frequenta il terzo anno
di un istituto tecnico commerciale per il turismo. «L’angoscia ci
ha completamente assalito quando a pagina 185 di quel libro ci
è apparso l’incredibile ritratto del sempre ringiovanito presidente
del consiglio accanto al compianto e mitico Enzo Ferrari».
Dopo «una veloce e drammatica lettura dove il nostro “esimio
presidente” si riproduce nel suo migliore mestiere, quello dell’auto
lodarsi e sbrodolarsi», è corso alla scuola del figlio.
A discutere la faccenda con l’insegnante.
Nemmeno lei se ne era accorta. «Siamo cadute dalle nuvo
le», racconta una collega che insegna inglese nella sezione accanto.
Anche lei nella sua classe ha adottato lo stesso libro di testo.
«Si tratta di un manuale nuovo, ma edito da una casa editrice
che conosciamo bene. Lo avevamo sfogliato, ma quella pagina
proprio non l’avevamo notata. Ora che quel genitore ce l’ha
fatta notare, non siamo meno arrabbiate di lui. Non è grave solo
quello che c’è scritto, ma la cornice, il modo in cui il ritratto del
premier viene presentato».
Meditano di chiedere conto all’editore di quanto ha pubblicato
in quel testo le insegnanti che avventatamente lo hanno
adottato. E della faccenda ne discuteranno probabilmente nel
porossimo collegio docenti. «Ci siamo sentite ingannate. Ora
vedremo che fare».
Inganno con beffa per i genitori degli studenti che per
procurare simili letture ai loro figli hanno dovuto anche mettere
mano al portafoglio. «Quel libro, con o senza Berlusconi, costa
pure 26,80 euro…». Quando dai conti, poi sono passati alla
lettura, mamma e papà sono diventati furibondi: «Ci ha riportati
indietro di decenni, a una storia che nemmeno abbiamo
vissuto, visto che non eravamo nati ai tempi del totalitarismo…».
Sconcerto e rabbia per aver visto una lezione di inglese
trasformata in pura propaganda: «Io ho le miei idee ma non
pretendo di inculcarle a mio figlio. Non vedo perché debba farlo
dalle pagine di un libro di testo il presidente del consiglio».

ma.ge.

il testo tradotto
Imparate chi è il self-made man!
Ecco il testo integrale tradotto dall’inglese,
tratto dal libro di testo “Communicating”,
Clitt editore
MODULO 9
UOMINI CHE SI SONO FATTI DA SÉ

La lista delle persone di successo menzionate sopra non è del tutto esaustiva e non menziona nessun milionario italiano, ma ci sono almeno due uomini che hanno pieno titolo per essere inclusi in quella lista: Enzo Ferrari e Silvio Berlusconi. Trova nei testi le
informazioni necessarie per compilare i C.V.(curriculum vitae) per entrambi questi milionari che si sono fatti da sé.
«Silvio Berlusconi, uomo del popolo che si è fatto da solo» di Francesca Caferri, CNN Italia

ROMA, Italia – Nelle sue adunanze a sfondo elettorale, ai propri sostenitori si propone di volta in volta come operaio, imprenditore, giardiniere, artigiano. I suoi detrattori lo hanno paragonato a Zelig, il
personaggio del film di Woody Allen il cui aspetto si adegua ad ogni persona con cui viene in rapporto.
Il leader di Forza Italia e capo della coalizione di centro-destra nota come Casa delle Libertà vede in sé «il miglior leader politico d’Europa e del mondo intero».
«Per la mia storia personale, le mie capacità professionali e i miei successi imprenditoriali, sono una persona cui nessuno può pensare di paragonarsi». Nato 65 anni fa da madre casalinga e padre impiegato di banca, Berlusconi è oggi l’uomo più ricco d’Italia. Nel 1999 ha dichiarato entrate per 16,2 miliardi di lire e, stando alla rivista Forbes, il suo patrimonio personale ammonterebbe a ben 12,8 milioni di dollari.
È un cosiddetto self-made man, Berlusconi: artefice delle proprie fortune, la cui esperienza lavorativa è iniziata come cantante su navi da crociera. Negli anni ‘60, grazie a una serie di congrui crediti, ha
costituito la società che ha curato la costruzione di Milano 2, un vasto centro residenziale alla periferia della seconda città d’Italia per dimensioni e importanza. Dieci anni dopo ha spostato i propri interessi nel settore televisivo in rapida espansione. Attualmente,
Berlusconi e i suoi familiari possiedono il gruppo Fininvest, società controllante i tre canali televisivi di proprietà della Mediaset, il più grande network televisivo d’Italia. Sposato due volte, Berlusconi
ha cinque figli. Marina e Piersilvio, nati dal primo matrimonio, collaborano con lui nella gestione delle aziende di famiglia. I tre figli più piccoli li ha avuti dalla seconda moglie ed ex attrice Veronica Lario. L’impero che fa capo al clan familiare è immenso, e va dalle telecomunicazioni ai settori delle assicurazioni e delle costruzioni.
Vi fa parte anche una delle più importanti società calcistiche del campionato italiano, l’AC Milan, acquistata nel 1986, la banca Mediolanum, la principale casa editrice italiana Mondadori, uno dei più importanti quotidiani del Paese, Il Giornale, e la popolare rivista di informazione Panorama. Sul piano politico, Berlusconi si è messo in luce nel 1993 con la fondazione di Forza Italia, che deve il nome al famoso canto dei sostenitori della nazionale di calcio. Nel 1994 ha vinto le elezioni politiche, assurgendo alla carica di presidente del
Consiglio grazie all’apporto dei voti della Lega Nord e di Alleanza Nazionale. La coalizione è durata soli sette mesi, e nel 1996
le è succeduta al governo la sinistra. Da allora Berlusconi non ha cessato di preparare le basi per il ritorno al potere, dando
l’impressione di aver fatto tesoro degli errori commessi. La sua fiducia nella propria persona è rimasta immutata. «Quando gli
italiani devono scegliere tra una persona la cui vita dimostra essere uomo di fatti e un’altra la cui vita dimostra essere uomo di chiacchiere, credo che non ci sono dubbi sul loro buon senso», dichiarò a suo tempo in riferimento all’avversario politico
Francesco Rutelli. Agli imprenditori dice di essere uno di loro, agli agricoltori racconta come aiutasse i genitori nei campi immediatamente dopo la seconda Guerra Mondiale, agli artigiani spiega di aver applicato con le proprie mani la moquette
nel suo primo ufficio. Il messaggio è evidente: sono uno di voi, un uomo fatto da sé. Dove sono riuscito io, potete riuscire pure voi.

(Traduzione di Maria Luisa Tommasi Russo)