L’Enasarco studia la cura per ripianare il disavanzo

07/05/2002





E l’Enasarco studia la cura per ripianare il disavanzo

M.C.D.

ROMA – Primo: superare le lacerazioni del recente passato tra le componenti "sociali". Secondo: sanare il deficit di gestione e garantire le condizioni per l’equilibrio dei conti della fondazione. Su queste basi l’Enasarco, presieduto da Donato Porreca – da poco qualche mese alla guida dell’ente di previdenza degli agenti e dei rappresentanti di commercio – tenta di voltare pagina. «Le prime decisioni del consiglio di amministrazione – annota Porreca – sono state assunte all’unanimità e il vertice è stato eletto da tutte le componenti rappresentate nella fondazione Enasarco, agenti e aziende mandanti. Si tratta di un primo segnale di rottura rispetto al passato. Soprattutto sono condivise le linee programmatiche: potremmo dire che c’è un’assunzione di responsabilità da parte di tutti». Tanto che – sottolinea Porreca – nella commissione chiamata a formulare le proposte per il nuovo statuto siedono anche rappresentanze non presenti nel cda. «Per guadagnare in efficienza – spiega il presidente – pensiamo di definire un Comitato per l’indirizzo e la vigilanza, cui si affianchi un cda più snello di quello attuale». Oltre che sulle decisioni per il governo della fondazione, i vertice dell’ente devono misurarsi con la situazione finanziaria. «Occorre sanare il deficit tra contributi e prestazioni, che nel 2001 è salito da 36 milioni a circa 87 milioni di euro. La manovra – preannuncia Porreca – limerà, prima di tutto, le prestazioni». Tra i provvedimenti ipotizzati figura l’innalzamento per l’età della pensione – 65 anni per gli uomini e 60 per le donne – ben prima del 2006, quando è prevista la chiusura di tutte le finestre per "l’anticipo" del collocamento a riposo. Inoltre, non sono esclusi a priori ritocchi sulla contribuzione. Tuttavia, la speranza è migliorare la produttività del patrimonio mobiliare e immobiliare. «Gli investimenti finanziari, circa 2.500 milioni di euro, sono ora indirizzati soprattutto a prodotti a lungo termine. Pur in condizione di sicurezza – spiega Porreca – dobbiamo cercare di rivedere gli asset per aumentare i rendimenti. Così pure si deve intervenire sugli immobili. Il patrimonio, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, per il 90% ha carattere residenziale ed è di scarso pregio. Si deve perciò valutare se convenga procedere a dismissioni per poi allocare le risorse verso beni con maggiore redditività». Infine, anche la struttura "amministrativa" dell’ente dovrà essere rivista, anche con una spinta all’informatizzazione. Con il blocco del turn over si ridurrà progressivamente il peso del personale (attualmente 500 dipendenti) che sarà coinvolto in un un piano di aggiornamento e formazione.

Martedí 07 Maggio 2002