L’emersione frutterà 4mila mld

02/07/2001

Il Sole 24 ORE.com




    La stima di Marzano sul gettito delle misure per l’economia sommersa

    L’emersione frutterà 4mila mld
    Per la sanità le Regioni chiedono 7mila miliardi – Cgil pronta a discutere
    ROMA – L’operazione sul sommerso, una delle misure portanti del pacchetto di provvedimenti economici varati giovedì dal Governo, frutterà almeno 4mila miliardi. Lo ha anticipato il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano. Si tratta tuttavia di una stima prudenziale poiché l’intenzione è di far emergere economia sommersa per 50mila miliardi. Per l’Esecutivo, comunque, è scontato il via libera di Bruxelles. Quanto alla nuova legge Tremonti, che oltre a premiare le imprese che reinvestono i loro utili estende il suo raggio di azione anche agli investimenti in «capitale umano», si conferma che l’obiettivo è di «trasmettere un impulso positivo all’economia», lanciando «un ponte verso la riforma fiscale» che prevederà un’aliquota unica del 33% «per tutti i produttori». Intanto prosegue la verifica sui conti pubblici. Il viceministro dell’Economia Baldassarri conferma che è impossibile centrare l’obiettivo deficit-Pil all’1% anche perché l’Esecutivo Amato ha «sovrastimato le entrate fiscali». La due diligence sarà conclusa entro la prossima settimana. E a metà luglio il Governo farà le scelte sui tagli di spesa. Ma dalla sanità arriva già un nuovo allarme: le Regioni chiedono altri 7mila miliardi per personale e farmaci. Ieri il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, ha ribadito il suo giudizio positivo sul del Governo: «Oggi abbiamo la possibilità di far fare al Mezzogiorno e a tutto il Paese un grande salto in avanti». E il leader della Cgil Cofferati, pur confermando il «no» sui contratti a termine, si dichiara pronto a una discussione sul merito con il Governo.
    Sabato 30 Giugno 2001
 
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Il Governo pronto a presentare alle Camere i provvedimenti dei 100 giorni – Ciampi vigila sulle coperture delle misure tributarieMarzano: dal sommerso 4mila miliardiL’obiettivo delle norme sull’emersione è portare alla luce fino a 50mila miliardi di attività – Buttiglione: scontato l’ok dell’Europa Dino Pesole
ROMA – Dall’operazione sul sommerso il Governo prevede di incassare almeno 4mila miliardi, annuncia il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano. Ma è una valutazione prudenziale perché si punta a far emergere economia sommersa per 50mila miliardi (pari a un sesto del totale del "nero" ipotizzato da vari centri studi). Gettito aggiuntivo che, secondo quanto ha spiegato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non servirà «a fare cassa», ma a rendere ancor più vigorosa la «scossa all’economia» che resta l’obiettivo principale del «pacchetto dei cento giorni» varato giovedì dal Consiglio dei ministri. Quanto alla nuova legge Tremonti che premia le imprese che reinvestano i loro utili, nella relazione che accompagna il provvedimento si legge che l’obiettivo prevalente è quello di «trasmettere un impulso positivo all’economia», e di «lanciare un ponte verso la riforma fiscale che sarà disegnata su basi imponibili più razionali delle attuali e su una sola aliquota del 33%, utilizzabile da tutti i produttori, in sostituzione delle attuali aliquote». Per il 2001, si prospetta una tassazione differenziata: zero per gli utili esentati dalla nuova Tremonti, 19% per la parte cui continua ad applicarsi la Dit e aliquota ordinaria per la restante base imponibile. Dopo le concitate ore che hanno preceduto il varo del provvedimento, ieri è stata la giornata delle limature tecniche, in previsione dell’avvio dell’esame da parte del Senato previsto per questa settimana. L’intenzione è di fare presto e di ottenere l’approvazione da parte di una delle due Camere prima della pausa estiva. E non si esclude che alcune delle misure più rilevanti del pacchetto possano essere anticipate per decreto, così da renderle immediatamente operative. Sui tempi dell’iter parlamentare, ma anche sulla congruità sostanziale dei testi e sull’aspetto delle coperture è scattata peraltro la vigilanza del Quirinale. In previsione dell’incontro svoltosi giovedì sera con Silvio Berlusconi e dedicato proprio all’esame del maxi-Ddl, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto tra l’altro una ricognizione preliminare sui costi, ad esempio, dell’abolizione della tassa sulle successioni e donazioni. Dai calcoli del Governo il mancato gettito per la tassa sulle successioni, a valere dal 2002, non supererà i 200 miliardi. Per l’effetto connesso alla cumulabilità dei nuovi incentivi con il credito d’imposta, la «copertura verrà tempestivamente individuata». Per il resto – come conferma la relazione ai vari testi – «si tratta di interventi che non costano, ma sbloccano fattori economici fondamentali nella strategia dello sviluppo: lavoro, capitali, infrastrutture, tecnologia». L’obiettivo è passare «dal declino allo sviluppo», e dunque l’effetto sui conti pubblici «sarà conseguentemente un effetto di ritorno, positivo». Il pacchetto è stato diviso in tre Ddl: primi interventi in materia economica, primi interventi in materia di infrastrutture e attività produttive, delega al Governo per la modifica del diritto societario. Il recepimento della direttiva Ue sui contratti a termine è affidato a un decreto legislativo mentre la semplificazione fiscale fa parte di un regolamento. Il Governo non ritiene che sulle misure appena varate possa insorgere un contenzioso con la Ue. «Siamo pronti a discutere — ha osservato il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione — ma non credo proprio che le misure configurino un aiuto di Stato». Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, conferma: «Non ci aspettiamo posizioni critiche dall’Europa», e le prime informali indicazioni che giungono dagli uffici del Commissario europeo alla Concorrenza, Mario Monti, sembrano confermare l’orientamento: non è ravvisabile alcuna fattispecie di aiuto di Stato. Quanto alla riforma della previdenza, il ministro del Welfare Roberto Maroni, ha ribadito che «prima vi sarà la verifica in autunno con le parti sociali e poi si deciderà se e quando avviarla». Maroni ritiene che la frattura apertasi con la Cgil sui contratti a termine sia ricomponibile: «Non si tratta di una rottura vera e propria. Vi è un giudizio non propriamente positivo su un provvedimento che invece è positivo». www.ilsole24ore.com/politica
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