L’emersione del lavoro trova più convenienza

29/11/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Sommerso – Le novità apportate alla legge 383

    L’emersione del lavoro trova più convenienza
    Maria Rosa Gheido
    Cambia la fisionomia del provvedimento per l’emersione dell’economia sommersa. Questo per le modifiche introdotte, dall’articolo 21 della legge 23 novembre 2001, n. 409, all’articolo 1 della legge 18 ottobre 2001, n. 383. Come sottolinea l’agenzia delle Entrate nel comunicato stampa del 23 novembre scorso, per effetto delle nuove disposizioni la regolarizzazione potrà interessare i soli rapporti di lavoro subordinato, con esclusione, quindi, delle collaborazioni coordinate e continuative, contrariamente a quanto in precedenza affermato. Il riferimento è alla nuova disposizione del primo comma dell’articolo 1 della legge 383, nel quale la modifica normativa ha introdotto l’obbligo di indicare, nella dichiarazione di emersione, per ogni lavoratore emerso il relativo costo «in misura non inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento», fattispecie che, indubbiamente, non può essere applicata ai collaboratori coordinati e continuativi. Le nuove disposizioni, inoltre, aumentano i benefici derivanti dall’emersione, e oltre a ridurre di un punto percentuale la contribuzione sostitutiva versata dal datore di lavoro, incidono sul calcolo di convenienza del lavoratore ad associarsi all’emersione del proprio datore di lavoro. Il lavoratore può infatti scegliere di aderire o meno al programma di emersione proposto dal suo datore di lavoro, usufruendo, in caso affermativo, delle agevolazioni predisposte a favore di chi regolarizza una situazione di inadempienza, totale o parziale, fiscale e previdenziale. Mentre il datore di lavoro è, però, del tutto autonomo nella sua decisione, il dipendente è titolare di un diritto di scelta condizionata, comunque, da quella operata dal datore di lavoro. Se quest’ultimo decide di non presentare la dichiarazione di emersione, la stessa non può essere attivata dal lavoratore; se la dichiarazione viene, invece, presentata, i dati del lavoratore vengono comunque segnalati all’amministrazione finanziaria con la precisazione se egli ha, o meno, manifestato al datore di lavoro la sua volontà di aderire al programma di emersione. Lo slittamento al 28 febbraio 2002 del termine per la presentazione della dichiarazione di emersione consente, perciò, al datore di lavoro che ha in corso rapporti di lavoro irregolari di valutare con maggiore attenzione i vantaggi dell’emersione e gli dà, inoltre, il tempo per confrontarsi con i lavoratori interessati, coinvolti anch’essi, fortemente, nelle misure disposte a favore di chi aderisce al programma di emersione. Appare pertanto utile, alla luce anche delle modifiche apportate al provvedimento, evidenziare le conseguenze della scelta operata dal lavoratore dipendente del soggetto che emerge. Se il lavoratore manifesta al datore di lavoro la volontà di aderire all’emersione, per il periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione stessa e per i due successivi egli non sarà soggetto alla trattenuta previdenziale in quanto la contribuzione è totalmente assolta dal datore di lavoro nella misura ulteriormente ridotta dall’emendamento in argomento (7% il primo anno, 9% il secondo e 11% il terzo) calcolata su un importo almeno pari ai minimi contrattuali. Di contro, dovrà essere stabilita da un apposito decreto l’integrazione disposta, a favore dei lavoratori che si impegnano nel programma, nella grandezza massima del 66% della quota residua rispetto alla contribuzione versata e la misura del trattamento previdenziale spettante a seguito della contribuzione, ridotta, versata. Il trattamento fiscale delle retribuzioni percepite dal lavoratore che aderisce è, invece, soggetto a imposta sostitutiva dell’Irpef, nella misura rispettivamente del 6, 8 e 10% per il primo, secondo e terzo anno dall’emersione. Trattandosi di tassazione sostitutiva, le somme percepite non entrano nel reddito complessivo, non sono soggette ad addizionale, non generano nemmeno il diritto a detrazioni, specifiche o relative a oneri. Se il lavoratore non manifesta, invece, la volontà di aderire, rimangono fermi i vantaggi per il datore di lavoro compresa la contribuzione sostitutiva di quella ordinaria, ma non spetta al lavoratore nulla di quanto sopra evidenziato. Per l’aspetto fiscale, il reddito di lavoro sarà assoggettato a normale tassazione. Quanto alla contribuzione, invece, diversi sono gli aspetti da chiarire stante che la stessa è comunque totalmente assolta, nella misura sostitutiva di quella ordinaria, dal datore di lavoro che ha presentato la dichiarazione di emersione. Non scattano, però, i meccanismi di sostegno e integrazione sopra esaminati. Altrettanto può dirsi per i periodi di lavoro irregolare precedenti alla presentazione della dichiarazione. Il datore di lavoro che ha proposto il concordato fiscale e previdenziale è tenuto esclusivamente all’imposta sostitutiva nella misura dell’8% delle somme corrisposte e con il pagamento di questo importo preclude possibili accertamenti fiscali e previdenziali, fino a concorrenza del triplo del costo del lavoro irregolare utilizzato. Il lavoratore che manifesta la propria adesione paga anch’egli un’imposta sostitutiva (200mila lire – pari a 103,29 euro – per ogni anno regolarizzato) e può ricostruire la propria posizione previdenziale esclusivamente con la contribuzione volontaria. Il lavoratore può, infatti, fare accreditare, fino a un massimo di 60 mesi, periodi contributivi di 20 mesi ogni 12 mesi di lavoro svolto presso il datore di lavoro "emerso" a far data dal 28 febbraio 2002, versando volontariamente la relativa quota di contribuzione. La ricostruzione avviene, peraltro, alla fine di ogni periodo lavorativo di 12 mesi. Anche in questo caso, le novità prevedono un’integrazione a carico del Fondo per l’emersione nella misura massima del 66% della quota a carico del datore di lavoro e senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Mentre l’agenzia delle Entrate ha espressamente chiarito che, relativamente alle retribuzioni emerse del lavoratore che non aderisce al programma di emersione, l’imposta si applica con le modalità ordinarie, nulla è stato, invece, detto in ordine alla posizione previdenziale dello stesso lavoratore, la cui adesione continua a sembrare il presupposto per usufruire dei benefici contributivi e pensionistici, in particolare quelli posti a carico del Fondo per l’emersione.
    Giovedí 29 Novembre 2001
 
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