L’emersione dal nero rischia il flop

12/12/2001


MERCOLEDÌ, 12 DICEMBRE 2001
 
Pagina 37 – Economia
 
D’Amato e Parisi criticano il Tesoro: provvedimento mal gestito, nessuna campagna informativa
 
L’emersione dal nero rischia il flop
Confindustria: il governo è inerte
 
 
 
Anche l’associazione dei costruttori scende in campo per sostenere la necessità di modifiche alla legge sul sommerso
 
VITTORIA SIVO

ROMA — A due mesi dal varo della legge, la lotta contro il lavoro nero si sta rivelando un fisco e rischia di trascorrere invano la data del 28 febbraio prossimo, termine ultimo per le imprese che si autodenunciano. A lanciare l’allarme è la Confindustria che accusa senza mezzi termini il governo di aver finora condotto poco e male la campagna di informazione e persuasione che dovrebbe indurre le imprese sommerse ad emergere. «Il governo che pure ha fatto approvare la legge nei primi cento giorni, così riconoscendola come priorità — ha detto Antonio D’Amato — deve dar seguito con maggiore energia alla sua stessa iniziativa». Per il presidente degli industriali «manca soprattutto quell’informazione dotata di forza persuasiva che soltanto l’amministrazione pubblica può mettere in campo e che, evidentemente, può fare la differenza: vi ho dato gli incentivi per emergere, se decidete di restare sott’acqua siete fuorilegge due volte e ne trarremo le conseguenze». In un articolo scritto per Il Mattino D’Amato osserva che lo scarso impegno di amministratori locali, sindacati e mondo della cultura sottintende una sorta di legittimazione del sommerso.
Solo nel settore edilizio — è l’Associazione dei costruttori a denunciarlo — i lavoratori in nero sono circa il 15% del totale degli occupati (quasi un lavoratore su sei, pari a 240 mila persone), un fenomeno «rilevantissimo» che l’Ance ritiene vada combattuto anche modificando la legge recente.
Sullo stesso tasto insiste il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi: o si ha il coraggio di stringere un nuovo patto fra sindacati, imprenditori e governo innescando un circolo virtuoso che entro cinque anni riconduca il sommerso a livello europeo, oppure rimane una legge «malgestita dal ministero, poco condivisa e scarsamente compresa dall’opinione pubblica», col rischio che il provvedimento faccia una fine «ignobile». Oltre alle carenze sul piano di una capillare informazione, Parisi denuncia la mancanza di un solido collegamento della legge antisommerso con una «sostanziosa» riduzione della pressione fiscale e contributiva. Senza di che «non si capisce perché le imprese dovrebbero scegliere di emergere».
Il provvedimento varato dal governo nell’ottobre scorso incentiva sul piano fiscale e contributivo le imprese irregolari a presentare entro il 28 febbraio prossimo una dichiarazione di emersione. Per i primi tre anni le aliquote contributive dovute saranno pari rispettivamente al 7%, al 9% e all’11%. Un forte sconto è stato introdotto anche per i contributi Inail, oltre ad imposte ridotte in sostituzione di Irpef, Irpeg e Irap nel triennio.