LEGGI 146/90 e 83/2000, nota regolamentazione diritto di sciopero CGIL CISL UIL 12/10/2000

Alle Segreterie Nazionali
CGIL, CISL, UIL
delle categorie interessate
alla disciplina sullo sciopero

Roma, 12 ottobre 2000

OGGETTO: Attuazione della legge 83/2000 -

In relazione alle decisioni assunte nella riunione del 10/10 u.s. le segreterie confederali hanno emesso l’allegato comunicato stampa, che rappresenta un preciso messaggio sia alle controparti che alla Commissione di Garanzia.
Inoltre inviamo un documento di riflessione sui principali aspetti applicativi della legge 83/2000, sul quale sollecitiamo occasioni di discussione nei gruppi dirigenti delle categorie interessate, che consentano di costruire un consapevole consenso sulle soluzioni, che verranno contrattate con le controparti.
Vi chiediamo di mantenere un elevato livello di comunicazione e di informazione sullo stato delle trattative o comunque sull’esito della richiesta di apertura del confronto, al fine di individuare le tematiche da affrontare in sede di audizione della Commissione di Garanzia, che stiamo per richiedere.
Cordiali saluti.

CGILCISLUIL
(Walter Cerfeda) (Paolo Baretta) (Franco Lotito)
(Lia Ghisani)

Allegati:
1) Documento unitario
2) Comunicato stampa

Documento unitario di riflessione sull’attuazione della legge 83/2000

Siamo ormai a ridosso della scadenza della fase transitoria decisa dalla Commissione per il 26 ottobre in relazione all’adeguamento ed integrazione degli accordi applicativi della legge 146/90 (già giudicati validi dalla Commissione di Garanzia) con le novità introdotte dalla legge 83/2000, che riguardano, in via prioritaria, le procedure di raffreddamento e di conciliazione e l’intervallo minimo fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo (ovviamente incidente sullo stesso settore o bacino di utenza).
Le valutazioni di merito sulla 83/2000 sono state espresse unitariamente nella circolare del 24/5/2000.
Nel frattempo la Commissione continua le sue riflessioni interne sui vari problemi emergenti ed ha assunto alcune deliberazioni (reperibili sul sito della Commissione), che riguardano:
-la procedura di raffreddamento e di conciliazione (nella fase transitoria);
-le procedure organizzative per l’esame delle proclamazioni di sciopero ai fini dell’intervento preventivo ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera d);
-le sanzioni individuali (del. 202 del 7/9/2000);
-la sanatoria delle violazioni ante 31/12/1999:
Le riflessioni riguardano le sanzioni collettive, il divieto a proclamare scioperi a "pacchetto", l’assimilazione dell’intervallo oggettivo a quello soggettivo.
Inoltre con lettera del 15/9 e successiva delibera n. 210 del 21/9/2000 la Commissione sollecita la definizione degli accordi, fa immaginare una volontà della Commissione ad adottare una "regolamentazione provvisoria" ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera a) in carenza di accordi, esprime rilevanti orientamenti interpretativi sulle caratteristiche delle procedure e sui comportamenti dei soggetti firmatari o non firmatari.
Prima di entrare nel merito, vorremmo svolgere una riflessione politica:
E’ di assoluta rilevanza politica che il processo di adeguamento venga governato dal rapporto diretto fra le parti sociali.
Infatti nel rapporto fra le parti si può esplicitare lo scambio fra la certezza delle procedure di relazioni sindacali (procedure di contrattazione come procedure di raffreddamento e di conciliazione) e la prevenzione del conflitto o comunque la rarefazione delle azioni di sciopero.
In mancanza di accordi, l’intervento della Commissione con una "provvisoria regolamentazione", che potrebbe essere di carattere generale e difficilmente di adesione alle specificità settoriali, rischia di determinare una caduta del valore politico e sociale di una regolazione pattizia del conflitto, ed una gabbia procedurale e temporale difficilmente modificabile nel successivo rapporto tra le parti sociali (esperienza FS docet).
Pertanto per bloccare velleità interventiste della Commissione è indispensabile aprire tutti i tavoli con le controparti entro il 26 ottobre per poter assumere una iniziativa comune per convincere la Commissione ad attendere ed a soprassedere da interventi autoritativi. Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà contrattuali, che molte categorie hanno di fronte, ma dobbiamo chiedere di costituire tavoli ad hoc solo sull’attuazione della legge 83/2000, pur sapendo che in gioco ci sono temi come le relazioni sindacali ai diversi livelli, così connaturati alle caratteristiche fondanti del contratto nazionale.

Nella citata delibera 210 del 21/9/2000 la Commissione esplicita alcune linee guida, che vanno tenute presenti nella definizione degli accordi, in quanto saranno certamente criteri per la valutazione di idoneità:
1.Le procedure di raffreddamento e di conciliazione, previste dai futuri accordi, saranno obbligatorie per le parti firmatarie, solo d’intesa tra le stesse parti si potrà adire in alternativa alla via amministrativa (che riguarda esclusivamente il tentativo preventivo di conciliazione e non la procedura [o tempo] di raffreddamento).

      La delibera non dice nulla sulle procedure di contrattazione vera e propria (tipo 23 luglio per i contratti nazionali) e sulla loro assimilazione alla procedura di raffreddamento e di conciliazione: cioè l’interruzione nel merito di trattative consente la immediata proclamazione dello sciopero?

2.Ai soggetti non firmatari non potranno essere estese le procedure degli accordi; ma la delibera ipotizza, che i sindacati non firmatari potrebbero scegliere di assoggettarsi volontariamente alle procedure di conciliazione degli accordi. Ma se le procedure sono di carattere contrattuale , di trattativa o di rinvio ad un livello superiore od a un organismo di conciliazione predeterminato negli accordi tra le parti, si richiedesse di ammettere per via surrettizia alla contrattazione soggetti non firmatari od addirittura neo costituite formazioni sindacali.
3.La procedura di raffreddamento è assente nella procedura amministrativa. Quindi la pausa obbligatoria di raffreddamento, prevista dagli accordi, dovrà essere imposta a tutti, attraverso la valutazione di idoneità, quindi avrà la stessa cogenza delle prestazioni indispensabili.

      Questo significa che gli accordi devono esplicitare la durata del raffreddamento distinta da altri tempi di contrattazione? Oppure la durata del raffreddamento coincide con tutta la durata della trattativa ("a bocce ferme")? 3 mesi+1 mese per il C.C.N.L. o X mesi+Y mesi per il contratto aziendale etc.?
      Il suggerimento della Commissione è di "contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso".

4.Nella delibera manca ogni riferimento alla certezza almeno temporale della procedura amministrativa di conciliazione.

Per quanto riguarda l’intervallo minimo tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo sembra implicito l’orientamento a prevedere l’assimilazione fra intervallo soggettivo ed intervallo oggettivo, con la obbligatorietà a proclamare una sola azione di lotta (e non più a pacchetti progressivi).
Bisogna precisare che per proclamazione si intende solo l’atto formale conclusivo con i 10 giorni di preavviso, mentre atti fra le parti possono essere espletati già in precedenza (compresa la "prenotazione" presso l’osservatorio per i conflitti nei trasporti).
L’intervallo minimo dovrà essere valutato per le specificità dei settori (si ricordano i sette giorni CISPEL o i dieci giorni del Patto delle regole).
Si presenta la difficoltà a prevedere tutti i casi di incidenza sullo stesso settore (vedi, ad esempio, trasporto aereo compreso il coordinamento con le attività complementari e/o strumentali).
L’esplicitazione delle concomitanze può essere estesa anche al concetto di intervallo minimo?
Dovrà essere definita una regola cogente per tutti per evitare il fenomeno delle prenotazioni: cioè uno sciopero non potrà essere proclamato oltre un certo periodo.
Sulle prestazioni indispensabili, salvo scelte politiche più favorevoli per l’utenza (vedi accordo marittimi) vanno confermate integralmente le precedenti.
Vanno migliorate le regole per la definizione delle comandate e dei criteri di individuazione dei lavoratori (ad es. la rotazione).
In relazione allo stato dell’elaborazione unitaria e delle trattative avviate o da avviare, dobbiamo valutare la opportunità di formalizzare una richiesta di audizione generale (Confederazioni o Confederazioni e Categorie) subito prima della scadenza del 26 ottobre per avere degli ulteriori orientamenti e per convincere la Commissione a non procedere con la regolamentazione provvisoria, che ovviamente parte dalla proposta ed ha tempi definiti (15+20 gg.) dalla legge 83 art. 13, comma 1, lettera a).

Roma, 10 ottobre 2000

Codici di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero: Cgil Cisl e Uil chiedono l’immediata apertura dei tavoli con le controparti

Cgil, Cisl e Uil stanno valutando attentamente lo stato delle trattative con le controparti destinate a elaborare gli accordi di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero, richiesti dalla legge 83/2000, che modifica la precedente normativa in materia. Molti tavoli si stanno aprendo, ma permangono difficoltà in settori importanti dei servizi pubblici e dei trasporti, dove le controparti non sembrano interessate ad una rapida ed effettiva conclusione. Cgil, Cisl e Uil intendono rispettare il termine fissato dalla Commissione di garanzia il 26 ottobre prossimo, impegnandosi ad aprire tutti i tavoli di trattativa; nel contempo, chiederemo di confrontarci con la Commissione di Garanzia per valutare le eventuali difficoltà interpretative della normativa che dovessero sorgere. Le Organizzazioni Sindacali, da parte loro, stanno aumentando i propri sforzi affinché la materia rimanga nell’ambito della contrattazione, giudicando negativamente l’eventuale ricorso a regolamentazioni provvisorie.
Cgil, Cisl e Uil invitano le controparti interessate alla definizione degli accordi ad una maggiore responsabilità, soprattutto per l’estrema delicatezza della materia. Non vorremmo che un atteggiamento dilatorio nasconda la volontà di qualcuno di volersi affidare sic et simpliciter alle deliberazioni della commissione, evitando il confronto con i lavoratori su un principio – è bene ricordarlo – costituzionale fondamentale, quale la libertà di sciopero.
Cgil Cisl e Uil ritengono, infine, necessario avviare una profonda riflessione sull’esperienza successiva alla legge 146 (e successive modifiche), che – nello spirito originario – si poneva l’obiettivo di armonizzare l’esercizio del diritto allo sciopero, con le esigenze sociali dell’utenza dei servizi pubblici. Molto spesso, infatti, interpretazioni restrittive e macchinose fanno dubitare circa il reale rispetto dello spirito originario della legge.

Roma, 12 ottobre 2000