Legge sul commercio, protestano i sindacati «Penalizzati i piccoli»

15/07/2010

Presidio il 21 luglio
TRENTO — Il prossimo 21 luglio, data in cui è probabile l’approvazione del testo in consiglio provinciale, si svolgerà in Piazza Dante la protesta unitaria dei sindacati contro la riforma del commercio a firma dell’assessore provinciale Alessandro Olivi. Se il disegno di legge ha il merito di organizzare in modo omogeneo tutte le attività commerciali — hanno spiegato ieri i segretari UilTucs Walter Largher, Cgil Filcams Ezio Casagranda, Cisl Fisascat Giovanni Agostini— rimangono molti nodi che, a dispetto delle intenzioni, rischiano di penalizzare le piccole botteghe dei centri storici e dei paesi: autonomia decisionale dei comuni e orari di apertura su tutti.
«Una manovra che non affronta il vero problema del settore e che anziché aiutare il piccolo commercio rischia di mettere in ginocchio il tessuto commerciale dei centri storici e dei piccoli paesi» è la tesi dei segretari. La normativa che dal 20 al 23 luglio sarà discussa e approvata dal consiglio provinciale delegherà ai singoli comuni l’autonomia decisionale riguardo alle aperture domenicali e festive dei negozi. I criteri varieranno in base alla natura economica delle amministrazioni: turistica (apertura 12 mesi all’anno, domeniche e festività comprese) o commerciale (apertura domenicale per 9 mesi l’anno più quello di dicembre con chiusura nei giorni del 25 e 26 dicembre). Gli stessi comuni potranno poi decidere quali zone o immobili destinare a attività commerciali. «Il rischio— spiegano i sindacalisti — è che la titolarità affidata ai comuni in merito alla decisione della localizzazione delle medie strutture di vendita scateni una rincorsa tra le amministrazioni all’ottenimento dello status di "interesse turistico" o commerciale con tutta la coda speculativa che può comportare». Lo scenario non piace ai sindacati: «Oltre a privare i lavoratori del diritto del riposo domenicale il rischio concreto per le piccole botteghe è di non riuscire a sostenere aperture "ad oltranza", lasciando campo libero a multinazionali e centri commerciali».
Casagranda ha poi lanciato un attacco diretto a Olivi: «Resto allibito dal fatto che un esponente politico di una chiara appartenenza politica possa distinguere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, manifestando più attenzione al mondo dell’industria a bistrattando quello del commercio». Il riferimento è ai criteri del Fondo Olivi e ai finanziamenti per le imprese che decidono di attivare contratti di solidarietà per evitare licenziamenti. Interventi da cui, denuncia Casagranda, le categorie del commercio sono state escluse. «Non si può non considerare la grande distribuzione solo perché non ha lo stesso potere e gli stessi interesse di lobby al pari del gruppo Marangoni o di altre multinazionali».