Legge Biagi, tra un mese i primi decreti

04/04/2003



          Venerdí 04 Aprile 2003
          ITALIA-LAVORO


          Legge Biagi, tra un mese i primi decreti

          Rassicurazione del Governo sui tempi della riforma: a maggio sarà avviato il negoziato con le parti

          MASSIMO MASCINI


          ROMA – Tra un mese il Governo renderà noti i testi dei decreti delegati per rendere operativa la riforma del mercato del lavoro indicata dalla legge Biagi. E rispetterà così il ruolino di marcia che si è dato e che il sottosegretario al Werlfare Maurizio Sacconi anche ieri ha ricordato a un convegno organizzato dal l’Ecol: discutere per tutto il mese di maggio con le parti sociali per migliorare i primi testi, realizzare le due letture da parte del Consiglio dei ministri tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, lasciare in discussione in Parlamento i decreti per i previsti quaranta giorni e avere così le norme operanti per la ripresa, all’inizio di settembre. Un percorso accidentato, ha ricordato Sacconi, per i tanti intralci messi dalle diverse opposizioni che la legge ha incontrato, ma ineludibile. «Perché è un percorso di civiltà – ha detto il sottosegretario – inevitabile per chi intenda eliminare le tante anomalie presenti nel mercato del lavoro». Del resto, Sergio Billè, presidente di Confcommercio, aprendo il convegno aveva sottolineato proprio come questi strumenti di gestione del mercato del lavoro che il legislatore sta mettendo a punto saranno indispensabili quando si tratterà di affrontare i delicati problemi economici che si stanno addensando. E per questo aveva incitato il Governo a fare in fretta. Sacconi ha risposto a tono. «I decreti delegati – ha affermato – saranno semplici, chiari e certi nell’interpretazione. Per sconfiggere così – ha aggiunto polemicamente – chi rema contro, magari sperando in un intervento della Corte costituzionale, magari incoraggiata, o anche della magistratura ordinaria, sollecitata da una certa dottrina». Un intervento polemico il suo, diretto contro tutti i tipi di opposizione che la legge Biagi ha incontrato. «Perché – ha specificato – c’è chi non si arrende alla realtà, e pensa che due più due faccia cinque e poi parla di macelleria sociale o di mercificazione del lavoro, ma c’è anche chi sa che due più due fa quattro, ma gli secca tanto». E invece a suo avviso la riforma è irrinunciabile, considerando lo stato del mercato del lavoro, fatto di precarietà vera, di sommerso, di mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro, quando pure l’offerta arrivi a presentarsi, perché spesso resta inespressa. Un concetto espresso però anche da Tiziano Treu, ministro del lavoro nella precedente legislatura, responsabile dei temi del lavoro per la Margherita. Treu è partito da un dato di fatto, che la legge Biagi c’è e quindi, anche se non perfetta, va comunque applicata al meglio, quanto meno, ha detto, «per limitare i danni». Il problema, ha sottolineato, «è che siamo ancora a metà del guado, anzi ci dobbiamo ancora arrivare e di problemi ce ne sono tanti». Le difficoltà di applicazione della legge sono state indicate dal giuslavorista Arturo Maresca, ma anche Treu ha ricordato alcuni punti insoluti o poco chiari, i trabocchetti da evitare, le zone grigie da rischiarare. Tra le altre cose, parlando di intermediazione, ha richiamato l’attenzione sulla necessità che gli operatori abilitati siano pochi e seri. «Una cosa è se saranno 20, un’altra se fossero 400 o 4mila avventurieri, perché davvero ci sarebbe da vergognarsi». Importante è che gli interventi siano selettivi. Perché, ha ricordato Giorgio Usai, responsabile dei temi del lavoro per la Confindustria, il mercato del lavoro non è certo uniforme, cambia continuamente e profondamente e la cassetta degli attrezzi a disposizione, come l’ha chiamata Bruno Gobbi della Confartigianato, deve essere la più ricca possibile.