Legge Biagi, quelle somiglianze con il primo pacchetto Treu

05/02/2003




Mercoledí 05 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA


Legge Biagi, quelle somiglianze con il primo pacchetto Treu


ROMA – Ancora un passo, e poi il traguardo. La riforma del lavoro sta per arrivare in porto: la più importante degli ultimi trent’anni, per il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Un bluff, invece per la sinistra, che la giudica un passo indietro rispetto al pacchetto Treu, cioè la legge 196 del 1997, varata con il Governo Prodi. Ma a leggere i testi, le nuove regole che attuano i contenuti del libro bianco di Marco Biagi, si avvicinano molto a ciò che nel 1995, l’ex ministro Treu, all’epoca del Governo Dini, riteneva necessario per rivitalizzare il mercato del lavoro. E che però non riuscì ad attuare, due anni dopo, per la posizione contraria della sinistra Ds, di Rifondazione comunista (nel Governo Prodi faceva parte della maggioranza) e della Cgil. Oggi la riforma Biagi (a lungo collaboratore di Treu) completa i passi avviati, anzi si spinge oltre, disegnando in modo organico il nuovo Statuto dei lavori.
Part-time e contratto a tempo determinato. La riforma Biagi riscrive le norme sul part-time, per renderelo più elastico. Diventa più facile ricorrere al lavoro supplementare (cioè lo straordinario) e il cambio di fascia oraria. Ci si può ricorrere per "ragioni tecniche e oggettive". La legge 196 del 1997 aveva introdotto una novità importante: aveva equiparato il costo per le imprese del part time e del tempo indeterminato. Ma i vincoli normativi erano rimasti. Invece in una prima versione (l’articolo 19 del disegno di legge 2764), proposta dall’ex ministro con il Governo Dini, si puntava a renderlo più flessibile, per esempio nel ricorso allo straordinario. L’848 (riforma Biagi) rilancia anche la staffetta giovani anziani, prevista dal pacchetto Treu, ma non decollata. Quanto al tempo determinato, il Governo Berlusconi ha allentato le maglie recependo l’avviso comune tra la parti; non ci sono più percentuali, non c’è più una lista chiusa, le imprese possono utilizzarlo per ragioni tecniche e produttive. Un obiettivo cui si tende da tempo: Treu dedicava all’argomento cinque articoli della prima versione della sua riforma, allargando le causali, anche a favore dei soggetti deboli. Nella 196, poi, era rimasta solo una revisione delle sanzioni. Job-sharing. Nella prima versione Treu affronta il tema nell’articolo 20, "contratto di lavoro a coppia". Nella 196, però, non c’è traccia. Successivamente Treu, con una circolare del 1998, dà parere favorevole, ma l’argomento resta non regolamentato. Nell’848 il job-sharing (la condivisione da parte di due lavoratori di un contratto di lavoro) è previsto: sarà definito nell’attuazione della delega.
Interinale e collocamento. La riforma Biagi fa cadere una serie di tabù. Si allargano le maglie per l’utilizzo del lavoro interinale, il collocamento viene aperto, le aziende di interinale non hanno più il vincolo dell’oggetto sociale esclusivo e potranno fare formazione sul mercato. In questo campo c’è la grande innovazione del pacchetto Treu: introduce l’interinale, pur limitandolo alle fasce più alte del mercato ed escludendo alcune categorie. Treu avrebbe voluto aprire ai privati il collocamento: la sua riforma finisce però in un provvedimento parallelo che non sarà approvato in quanto tale (sarà ripreso dalla Bassanini).
Più flessibilità e nuovi contratti. Il libro Bianco di Biagi si ispira a quei principi e va oltre: l’utilizzo flessibile di manodopera non è una deroga ma ci si può ricorrere per ragioni tecniche e oggettive. Con l’848 c’è il via libera allo staff-leasing (si affitta manodopera anche a tempo indeterminato presso agenzie specializzati, per i casi previsti dalla legge), all’appalto di servizi. Ci sono poi nuove tipologie contrattuali, come il lavoro a chiamata (job on call) per cui l’impresa potrà chiamare in qualsiasi momento, ma in un arco di tempo contrattato, il lavoratore e quest’ultimo riceverà in cambio una indennità di disponibilità, oltre alla retribuzione.
Apprendistato e contratti di formazione e lavoro. Nella prima versione, il ddl 2764, Treu dedica all’apprendistato poche righe. Nella 196 vengono introdotti vincoli in più come gli obblighi di formazione, anche esterna. L’obiettivo di fondo del pacchetto Treu è distinguere apprendistato e contratti di formazione e lavoro. Una problema che si è protratto finora e che l’848 affronta (sarà approfondito nell’attuazione della delega) con l’idea di usare i cfl per il reinserimento degli adulti e l’apprendistato come inserimento per i giovani. Tirocini formativi e borse lavoro. C’erano nel pacchetto Treu, hanno funzionato soprattutto grazie agli incentivi offerti alle imprese. La riforma Biagi li riprende e li rilancia: per esempio i tirocini potranno servire per far entrare un giovane in una piccola azienda. Per l’impresa è un vantaggio, visto che il tirocinio non è un rapporto di lavoro, ed è un vantaggio per il lavoratore, che evita la disoccupazione o il nero. Le cifre sugli incentivi non ci sono: il tema si incrocia con la riforma degli ammortizzatori sociali, che seguirà a ruota. NICOLETTA PICCHIO