«Legge Biagi, pronti i decreti attuativi»

11/02/2003





Martedí 11 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA
«Legge Biagi, pronti i decreti attuativi»

Lavoro – Maroni stringe i tempi: entro giugno diventeranno operativi il collocamento privato e le forme contrattuali innovative


MILANO – A giugno la riforma del mercato del lavoro sarà attuata. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, dà un calendario breve per l’attuazione della legge delega approvata mercoledì scorso. «La maggioranza dei decreti – spiega – è già pronta e perciò credo che entro giugno la maggior parte sarà non solo predisposta ma approvata dal Parlamento, almeno per quello che riguarda i decreti più significativi, come quelli sul collocamento e sulle nuove tipologie contrattuali». Sono due punti importanti della riforma Biagi, citati dal ministro in Assolombarda, dove ieri ha partecipato a un convegno sulla responsabilità sociale delle imprese (si veda pagina 15). Anche sui prossimi passi ci sarà la firma di Marco Biagi, il professore bolognese ucciso dalle Brigate rosse: «È un’altra sua eredità: ci ha lasciato gran parte dei decreti attuativi», ha sottolineato Maroni, sicuro che il Governo andrà avanti sulla strada delle riforme, con o senza l’opposizione. «È chiaro – dice – che se le riforme sono approvate da tutti è meglio ma se, come nel caso della delega sul mercato del lavoro, la sinistra al momento del voto esce dall’aula, è ovvio che le riforme le fa la maggioranza». L’altro rimprovero riguarda la Cgil e una parte dell’opposizione, per le critiche alla legge fresca di approvazione. «Per la Cgil – ha detto Maroni – nulla di quello che fa il Governo va bene. Lo sappiamo già prima di farlo, quindi non ci preoccupiamo». Stesso discorso per «quella parte della sinistra che ha indetto il referendum sull’articolo 18. Le critiche vengono principalmente da quella parte e, dal nostro punto di vista, sono assolutamente positive perché loro hanno una visione del mondo del lavoro diametralmente opposta alla nostra. Quindi ogni critica da quella parte è la conferma che stiamo andando nella direzione giusta». L’ultimo giudizio negativo dell’opposizione è arrivato ieri dal responsabile lavoro dei Ds, Cesare Damiano: «La precarietà introdotta con la legge delega renderà più deboli i lavoratori e il sindacato». Il ministro preferisce parlare del buon giudizio del Financial times. «È un giudizio importante, perché di solito il Financial times è molto critico nei confronti di Berlusconi e del suo Governo». Non bisogna fermarsi, secondo il presidente di Pirelli e Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera – «È in atto un percorso che deve portarci a essere un Paese più flessibile e competere con tutti gli altri» – e il commissario europeo Mario Monti, per il quale «deve essere ulteriormente aumentata la flessibilità». Non la pensa così il segretario della Cisl, Savino Pezzotta: «Con la delega siamo al massimo della flessibilità». Da Romano Prodi arriva un altro invito, ad avviare una nuova stagione nei rapporti tra imprese e lavoratori. Il presidente della Commissione europea sostiene che i contrasti tra imprenditori, lavoratori e istituzioni «non si risolvono più esclusivamente con la legislazione, ma con una concertazione permanente ormai allargata alla società civile», mentre le imprese devono «condividere con i lavoratori le scelte e i risultati dell’attività aziendale». Un invito alla partecipazione dei lavoratori contenuto nel messaggio per la campagna sulla responsabilità sociale dell’impresa. Secondo il presidente Ue, le imprese «non hanno solo la necessità di ridurre i costi ma anche di trovare e mantenere lavoratori capaci. Non basta più assicurare buone condizioni di lavoro, pari opportunità e un salario equo, ma occorre investire nelle persone e promuovere la formazione permanente, condividere con i lavoratori le scelte e i risultati dell’attività aziendale. In una parola, le imprese hanno interesse alla qualità del lavoro e non solo alla sua quantità e al suo costo». Il metodo della concertazione permanente, secondo Prodi, è fondamentale per affermare il concetto di responsabilità sociale e «per avere una crescita economica equa e razionale a livello europeo». Le imprese, ha detto ancora, «devono tenere nel giusto conto le aspettative dei cittadini e la loro sensibilità crescente per la qualità della vita e le aspettative di giustizia sociale»: tra queste c’è la creazione di «un tipo di società fondata su relazioni nuove tra imprenditori, lavoratori e poteri pubblici». Prodi chiama in causa «le privatizzazioni e il graduale disimpegno dei Governi in molti settori della vita pubblica che hanno lasciato un vuoto che altri attori devono riempire», prima di concludere così: «Le imprese responsabili oggi sono quelle che avranno successo domani».
ALESSANDRO BALISTRI