Legge Biagi, prime correzioni

03/07/2003



      Giovedí 03 Luglio 2003
      La riforma del lavoro


      Legge Biagi, prime correzioni

      Chiuso il confronto con le parti sociali: ora tocca a Stato-Regioni e Camere


      MILANO – Trentasette tra sindacati e associazioni datoriali. Al tavolo per il confronto sul decreto attuativo della legge Biagi hanno partecipato tutte le parti sociali. Un giro di pareri che si è concluso ieri e che ha portato alla presentazione di una serie di "emendamenti" e appunti, la cui integrazione toccherà ora all’Esecutivo. Non prima però che sul testo si esprima la Conferenza Stato-Regioni, che si pronuncerà già da oggi, e che formulino una valutazione anche le commissioni Lavoro di Camera e Senato.
      Una consultazione intensa «dalla quale – spiega il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – abbiamo già tratto l’idea di alcune modifiche». Un’impostazione di massima che prenderà forma, fa capire Sacconi, solo quando sarà concluso l’iter del decreto. Tra le questioni centrali quella della contrattazione collettiva. «Da un lato – chiarisce il sottosegretario – bisognerà garantire che il diffuso rinvio alla contrattazione non si traduca in un annullamento della volontà del Parlamento.
      Dall’altro intendiamo valorizzare pienamente il ruolo della contrattazione». Alla ricerca di un equilibrio tra queste due posizioni si giocherà l’intervento dell’Esecutivo, raccogliendo le richieste che su questo punto sono arrivate tanto dalla Cisl che da Confindustria. Per le imprese è necessario salvaguardare il rinvio alla contrattazione, evitando però il rischio di paralisi nell’applicazione delle norme. E per la Cisl il tema della contrattazione è talmente prioritario «che – dice Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl – se su questo punto ci dovesse essere un dissenso non esiteremo ad avviare iniziative di lotta. Per noi – dice – è un nodo essenziale.
      Non si tratta di una mera formalità ma di un vero e proprio problema di principio». Più drastica la valutazione della Cgil che parla di «espropriazione della contrattazione». Puntano a interventi «di armonizzazione» delle norme, affinché non si creino dubbi interpretativi, le altre sollecitazioni che arrivano da Confindustria. Nessuna messa in discussione dell’impianto della legge, ma solo aggiustamenti formali che diventano sostanziali quando si entra nel merito dei contratti a progetto e del ruolo della contrattazione collettiva. «Abbiamo chiesto – spiega Giorgio Usai, direttore per il lavoro e le relazioni industriali di Confindustria – di definire meglio la figura del lavoratore a progetto». L’obiettivo, spiegano gli industriali, non è rimettere in discussione la bontà della delega ma la corretta applicazione dei criteri. «Ecco perché – dice – abbiamo chiesto di rivedere la sanzioni previste nel caso di non applicazione delle regole sul lavoro a progetto, vale a dire il passaggio dal rapporto di collaborazione all’assunzione a tempo indeterminato».
      Per Confindustria si tratta nella sostanza di una sanzione corretta se va a penalizzare situazioni di abuso, ma eccessiva se, invece, viene applicata per semplici irregolarità formali. Dai contenuti del testo, giudicato «immotivato nell’impianto e strumentale nell’uso», le critiche della Cgil si trasferiscono alle modalità del confronto che Giuseppe Casadio, segretario confederale, definisce «senza interlocuzione». «La sensazione che abbiamo avuto – dice – è quella di essere stati ascoltati nella forma, ma che nella sostanza il Governo andrà comunque avanti per la sua strada». Rinvia ogni valutazione la Uil dal momento che, dice il segretario confederale Fabio Canapa, il confronto si è concluso, per quanto riguarda le occasioni di incontro, ma non dal punto di vista dei risultati. Anche se abbiamo colto una certa disponibilità ad accogliere le nostre richieste».
      Intanto, ieri la commissione Lavoro del Senato ha cominciato a votare gli emendamenti al Ddl 848 bis, il disegno di legge nel quale è confluita la riforma degli ammortizzatori sociali e le sperimentazioni sull’articolo 18. Il voto finale sul testo, che completa il pacchetto Biagi, slitterà però dopo la pausa estiva. E sempre in materia di sostegno al reddito il ministro Maroni ha annunciato che «nella prossima Finanziaria sarà mantenuto l’impegno assunto nel Patto per l’Italia sul reddito di ultima istanza».

      SERENA UCCELLO