“Legge Biagi” Lettera del ministro Maroni, la risposta di P.Ichino

22/10/2004

            venerdì 22 ottobre 2004

            Maroni: «Nessuna amnesia sulla legge Biagi
            Una svolta che sta creando più occupazione»


            di ROBERTO MARONI*

            Caro direttore,
            celebriamo oggi il primo compleanno della riforma Biagi. Ieri il professor Ichino ne ha fatto un piccolo e malevolo anticipo che mi induce a qualche precisazione.
            Il professor Ichino è stato decisore politico, come parlamentare del Pci, e conosce i tempi delle riforme, soprattutto di quelle che ambiziosamente riscrivono larga parte dell’impianto regolatorio.


            Nel confronto con trascorse esperienze siamo soddisfatti per avere prodotto, nell’anno, praticamente tutti gli atti necessari alla effettiva entrata in vigore delle molte innovazioni. Presto avremo i risultati di un robusto sistema di monitoraggio su base campionaria perché vogliamo verificare – con approccio sperimentale – se si determinerà un allargamento delle opportunità per imprese e lavoratori o quella «macelleria sociale» di cui ci ha accusato una nota organizzazione sindacale.
            Siamo tranquillizzati in ogni caso dalle più recenti rilevazioni dell’Istat e da quanto ci riferiscono consulenti del lavoro, capi del personale, agenzie per il lavoro. In Italia cresce il lavoro subordinato a tempo indeterminato, soprattutto di donne e anziani, si rafforza il lavoro autonomo, diminuiscono addirittura i contratti atipici. In verità ne siamo contenti a metà, perché ciò significa che non si produce precarizzazione ma al tempo stesso che il mercato fatica ad alzare decisamente il tasso di occupazione – peraltro arrivato al 56,8 dal 53,5 del 2000 – per la resistenza all’impiego di contratti come il part-time che corrispondono al bisogno di molti, donne in primo luogo.


            Entro l’anno partirà la borsa del lavoro, saranno autorizzate le agenzie per il lavoro e – istantaneamente – i tanti negozi di lavoro interinale offriranno anche il servizio di collocamento gratuito ai lavoratori. In questa certa prospettiva sono stati realizzati accordi – come nel caso del gruppo Zoppas – per accompagnare i lavoratori in esubero da posto a posto di lavoro. Le nuove discipline connesse all ’outsourcing stanno già favorendo l’innovazione organizzativa delle imprese. I contratti di reinserimento per le fasce svantaggiate sono impiegati negli accordi sindacali per ridare una possibilità di lavoro agli ultracinquantenni. Le co.co.co. si stanno dolcemente evolvendo verso rapporti di maggiore qualità senza i traumi paventati dal professor Ichino. Si ricordi l’accordo per stabilizzare e qualificare i 4.300 operatori di call center del gruppo Telecom. Per il resto si sono allargate le possibilità di regolarizzare un giardiniere occasionale, una baby sitter periodica, un cameriere del fine settimana.


            Tutto ciò trascura il professor Ichino che, dopo le fallaci profezie sulle co.co.co. e sui contratti a termine, si lancia con foga degna di miglior causa in favore del contratto della Confcommercio (Confesercenti ne ha sottoscritto uno diverso e corretto), là ove pretende di superare il potere costituzionalmente garantito alle Regioni in materia di apprendistato. Egli sa bene che in attesa delle leggi regionali continuano a valere le regole del vecchio apprendistato e che per attivare, in via sperimentale, quello nuovo basterà riprodurre l’intesa contenuta nel contratto in altrettanti accordi con le Regioni italiane, a quanto ci risulta ben disponibili a recepirli con proprie delibere.

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            (p.i.) I lettori sanno quanto ci siamo impegnati, nel corso di questo primo anno di applicazione della nuova legge sul mercato del lavoro, per proporne una valutazione pragmatica e serena, evitando sia il catastrofismo fazioso di una parte dell’opposizione di sinistra, sia gli altrettanto faziosi trionfalismi di segno opposto. Così, non abbiamo mai negato che la legge contenga qualche innovazione positiva – ancorché non ancora operativa in materia di servizi per l’impiego. Ma altrettanto serenamente abbiamo espresso la valutazione secondo cui la legge non avrebbe portato la fluidificazione del mercato del lavoro che prometteva; e i fatti ci stanno dando ragione. Il divieto drastico delle collaborazioni autonome continuative, pur animato dalle migliori intenzioni, sta creando molti più problemi per imprese e lavoratori di quanti non ne abbia risolti. Inoltre, imprese e lavoratori sono stati privati per un intero anno e per quanto tempo ancora? dello strumento del contratto di formazione e lavoro, con cui in precedenza venivano assunte molte centinaia di migliaia di giovani ogni anno, mentre il nuovo «apprendistato professionalizzante» è ancora soltanto sulla carta, impraticabile (quanto al vecchio apprendistato, il ministro dovrebbe sapere che, al di fuori del settore dell’artigianato, esso era praticamente inservibile, per i tempi lunghi delle autorizzazioni amministrative necessarie e la mancanza dei relativi servizi di insegnamento extra-aziendale). Per ora, gli effetti della legge di gran lunga più rilevanti sono questi. Il resto è presa di posizione politica, legittima beninteso, ma poco utile per capire davvero che cosa sta accadendo nelle aziende e nel mercato del lavoro.



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