Legge Biagi, la Uil si smarca da Epifani

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

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    DOPO L’USCITA DELLA CGIL CHE RIBADIVA LA NECESSIT� DI ABOLIRLA ANGELETTI: �SE PARTONO COS� LA CONCERTAZIONE NON FAR� UN METRO�

      Legge Biagi, la Uil si smarca da Epifani

        Alessandro Barbera

          ROMA
          �Vogliono abrogare la legge Biagi? Non vedo l’ora di fare i conti in Senato�. L’ormai ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi prepara i sacchetti di sabbia. �Paolo Cento dice che sopprimerla sarebbe un atto di civilt�? Noi siamo pronti allo scontro di civilt�. Il sasso lanciato nello stagno mercoled� dal leader della Cgil Guglielmo Epifani ha provocato un piccolo Tsunami. L’aver ribadito, a pochi giorni dal voto che ha consegnato al centro-sinistra una maggioranza risicata, di puntare alla cancellazione dell’attuale legge che regola il mercato del lavoro ha scatenato reazioni d’ogni tipo. Nessuna (o quasi) favorevole se non quelle di Rifondazione e Verdi. �Con queste dichiarazioni Epifani fa politica�, reagisce il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo. Le associazioni imprenditoriali hanno preso malissimo l’uscita a freddo di Epifani. E non soltanto Confcommercio – �l’impianto � coerente con l’Europa� – ma anche la Cna, la confederazione degli artigiani con il cuore da sempre a sinistra: �Una vera schiocchezza�. Finch� sono i cosiddetti �avversari� ai tavoli delle trattative passi. Il problema � che hanno voluto marcare la differenza anche i �colleghi� confederali. Luigi Angeletti dice che �se partono da questo assunto la concertazione non far� nemmeno un metro�. Il quasi segretario della Cisl (si insedier� nei prossimi giorni) Raffaele Bonanni parla di �impostazioni ideologiche�. Insomma, se il nuovo governo Prodi doveva nascere sotto la stella del dialogo sociale, la battuta di Epifani l’ha un po’ appannata.

            Alla Cgil si dicono sorpresi per la polemica. Il ragionamento che si fa dalle parti di Corso d’Italia � che non c’� nulla di cui stupirsi. Da tempo la Cgil ha fatto sapere di voler la riscrittura di una legge che ha fatto della precariet� una regola invece che l’eccezione e che, come dicono i dati Inps sull’evasione contributiva diffusi ieri, confermerebbero come il lavoro nero in questi anni sia invece che diminuito ulteriormente cresciuto. �Questa discussione � piuttosto curiosa�, dice Fulvio Fammoni, segretario confederale con delega al mercato del lavoro. �Ed � curioso che a stupirsi siano coloro che nel loro programma scrivono chiaramente che la legge Biagi cos� com’� oggi va riscritta�.

              Pi� che sorpresi per l’uscita di Epifani, quelli dell’Unione ribadiscono che loro sono d’accordo sul fatto che la legge va rivista. Nel programma per� non si parla di abrogazione della legge ma della volont� – per dirla con l’ex ministro Tiziano Treu – �di combattere il lavoro precario� superando le forme pi� odiose di precariato e costruendo un impianto adeguato di ammortizzatori sociali. Cesare Damiano, responsabile Ds per il lavoro, risponde con una punta di noia: �Questa discussione mi pare piuttosto nominalistica. Epifani al termine del direttivo ha ribadito le conclusioni del congresso Cgil. Non mi risulta che da allora sia cambiato qualcosa nel programma dell’Unione. Le convergenze di allora restano intatte. Ma convergenza non significa necessariamente identit� di vedute�.

                Damiano non vuole commentare il perch� di una sottolineatura che �arriva prima ancora della scelta del nuovo ministro�. L’esito delle urne ha per� pesato anche in casa Cgil se � vero che mercoled� la sinistra interna, rafforzata indirettamente dal successo dell’ala radicale dell’Unione, ha presentato un ordine del giorno per ribadire la richiesta di una piena abrogazione della Biagi. Lo scenario di una maggioranza – seppur risicata – per l’Unione rafforza la posizione contrattuale di Epifani nel confronto con il nuovo governo. E per� la sua uscita ha messo subito in evidenza le difficolt� che il governo Prodi potrebbe incontrare sulla strada della progettata riforma. Ai piani alti del centro-sinistra, dove si comincia a tenere conto della scadenza elettorale delle amministrative, la preoccupazione di fare inutili passi falsi � forte. Ma l’unico a dirlo apertamente � – guardacaso – un esponente dell’ala liberista della coalizione, il radicale Daniele Capezzone: �L’eliminazione secca delle legge Biagi sarebbe un vero autogol, paragonabile solo alla dissennata gestione del dossier tasse�.