Legge Biagi, è flop per i nuovi contratti

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    Pagina 33- Economia

    Indagine sulle risposta delle aziende a 19 mesi dal varo della riforma. Per il 63% crea nuovi posti ma per la metà produce anche precarietà
    Legge Biagi, è flop per i nuovi contratti
    I direttori del personale: applicabili solo lavoro a progetto e in affitto
    Dalla "poltrona per due" alla chiamata, sono poche le imprese che vi fanno ricorso

      GIORGIO LONARDI

        MILANO – A 19 mesi dal varo, avvenuto nel settembre 2003, la Legge Biagi sulla flessibilità del lavoro è poco utilizzata dalle aziende. Lo conferma un´indagine effettuata dall´Associazione Direttori Risorse Umane (un network presente in 1.250 aziende medio-grandi) su un campione composto da 66 imprese con circa 80 mila addetti. La ricerca, che sarà illustrata sabato prossimo a Firenze durante il 1° Congresso Risorse Umane & Organizzazione promosso da la Repubblica-Somedia, mette in luce che il 64% dei direttori del personale considera la legge Biagi «non facile da applicare» mentre per il 58% «ha dato pochi risultati» e per il 48% «crea precarietà». Non mancano però le considerazioni positive: il 77%, infatti, sottolinea come il provvedimento «aumenti la flessibilità aziendale»; un altro 61% sostiene che «risponde alle esigenze delle aziende» mentre per il 63% non ci sono dubbi: «Favorisce nuovi posti di lavoro».

        «In effetti dall´indagine emerge una sorta di strabismo culturale-operativo», osserva Paolo Citterio, presidente dell´Associazione Direttori Risorse Umane, «da una parte, infatti, i dirigenti del personale parlano bene della legge Biagi che per il 53% ha introdotto innovazioni sul mercato del lavoro. Dall´altra, però, la utilizzano poco e il 48% sottolinea che per applicarla c´è bisogno dell´aiuto di soggetti esterni».

        Scendendo nel dettaglio le formule più utilizzate sono sostanzialmente due: il lavoro interinale che nei prossimi 12 mesi sarà adottato dal 79% degli intervistati (verranno assunti 1.650 addetti) e il lavoro a progetto che nel 2004 è stato utilizzato dall´85% dei direttori del personali. Si tratta di un sistema che sostituisce il modello delle collaborazioni coordinate e continuative con le collaborazioni continuate su progetto.

        Secondo Citterio, però, va registrato «l´interesse discreto e crescente» per lo staff leasing (personale a tempo indeterminato messo a disposizione dalle agenzie del lavoro per settori come i servizi generali, informatica, consulenza, ecc) adottato dal 17% delle imprese. Benino anche per il distacco da un´azienda all´altra impiegato nel 48% dei casi per un totale di 182 lavoratori.

        Il vero flop della legge si può misurare sul job-sharing, anche detto «lavoro ripartito» e ben illustrato dall´immagine di «una poltrona per due». Ebbene il 94% dei direttori del personale non utilizzerà questo istituto e solo l´1,5% è sicuro di farlo. Stessa musica per il «lavoro a chiamata» o job on call, che prevede un´indennità di disponibilità per coloro che si tengono pronti alla chiamata. Solo il 12% degli intervistati ricorrerà infatti nei prossimi dodici mesi a questo sistema di reclutamento per un totale di 561 unità. «Ma quando, come avviene già in Francia, la normativa per le imprese sarà più facile», prevede Citterio, «il job on call avrà un forte sviluppo».

        I risultati dell´indagine convincono anche Lucio Fumagalli, amministratore delegato di Accenture HR Service, numero uno italiano nell´outsourcing del personale con 120mila dipendenti amministrati. Dice: «Non solo per la Legge Biagi ma un po´ per tutto il nostro sistema si vogliono raggiungere gli obiettivi senza i necessari raccordi fra il momento legislativo e quello operativo e amministrativo». Insomma, la legge Biagi manca di regolamenti efficaci e ha degli aspetti poco chiari.