Legge Biagi, confronto sui ritocchi

19/06/2003

        Giovedí 19 Giugno 2003
        Economia


        Legge Biagi, confronto sui ritocchi

        Confindustria: ok ai contratti a progetto per i collaboratori ma niente irrigidimenti


        MILANO – Un provvedimento «largamente condiviso». Sul decreto attuativo della legge Biagi il Governo, dopo il primo giro di pareri con le parti sociali, apre alle osservazioni mosse da imprese e sindacati. Il confronto di ieri ha evidenziato un’unanime richiesta di modifiche, se pur con toni diversi e su punti differenti del testo. Chiarimenti che l’Esecutivo è disponibile ad accogliere, ha spiegato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, specificando che «il vero punto di tensione è solo quello relativo ai co.co.co».
        Il riferimento del sottosegretario è alla posizione espressa sulle collaborazioni coordinate e continuative da Confindustria e da Confagricoltura. Gli industriali non criticano la scelta di trasformare i co.co.co in lavoratori a progetto, «piuttosto – spiega Giorgio Usai, direttore per il lavoro e le relazioni industriali di Confindustria – il fatto che nel decreto la definizione di contratto a progetto è più rigorosa e selettiva rispetto alle indicazioni presenti nella delega». Un richiamo a fare attenzione ai parametri «che si individuano per qualificare il collaboratore con un contratto a progetto», per evitare un irrigidimento della disciplina. «La nostra – dice Usai – non è una messa in discussione ma la proposta di contributi per far sì che tutta la materia del decreto sia armonizzata e che non si creino equivoci che potrebbero alimentare i contenziosi». Sulla stessa linea Confagricoltura che ha espresso il timore di «un’impostazione eccessivamente vincolistica».
        Sul fronte opposto la Cgil che giudica la scelta di un maxi decreto un «obbrobrio» e contesta «il progressivo assorbimento dei co.co.co nella sfera dei lavoratori autonomi». «Così si perdono – dice Giuseppe Casadio, segretario confederale – anche quelle tutele, come la malattia e la maternità, già acquisite». Casadio denuncia, inoltre, «un eccesso di delega» ovvero il fatto che nei decreti «vengono affrontare questioni non contemplate» nella legge Biagi. Di questi temi e soprattutto della possibilità, proposta nei giorni scorsi dal segretario generale Guglielmo Epifani, di uno sciopero di due ore per sottolineare il no di Corso Italia al decreto, si discuterà durante il direttivo in programma per lunedì 23. Proprio alla vigilia della ripresa del confronto sul provvedimento prevista per martedì 24. Una coincidenza che, sulla spinta della componente più moderata del sindacato, potrebbe far slittare la decisione sulla proclamazione dello sciopero. Una protesta che Savino Pezzotta definisce «impropria», dal momento che viene indetta prima di aprire il confronto.
        Proprio dalla Cisl è arrivata una generale condivisione del decreto, in particolare sulle norme che regolano le collaborazioni, «anche se – specifica Raffaele Bonanni – sono necessarie alcune modifiche. Non siamo d’accordo sul fatto che la flessibilità non sia quantificata. Ci deve essere un rinvio alla contrattazione e nei contratti deve essere fissata una soglia massima». Nel mirino pure la cessione del ramo d’azienda, su cui però il Governo ha invitato le parti a predisporre un avviso comune. Per la Uil sono, invece, da rivedere le regole sul part time. Mentre la Confsal preme «per la progressiva parificazione contributiva di tutte le forme di lavoro». Sul fronte delle associazioni datoriali Confartigianato ha ribadito la sua valutazione positiva.
        SERENA UCCELLO