“Legge Biagi 3″ Le idee: Quel club di riformisti

18/03/2004



giovedì 18 marzo 2004

le Idee

Quel club di riformisti laboratorio bipartisan
dedicato a Marco


L’associazione raccoglie dall’ulivista Tiziano Treu al deputato di Forza Italia Renato Brunetta
      ROMA – La decisione venne presa all’unanimità, poche settimane dopo l’assassinio di Marco Biagi, dai soci dell’associazione «Amici di Mario Rossi». Da allora quel gruppo fondato nel 1993, dopo il varo delle prima riforma della dirigenza pubblica, da Maurizio Sacconi, che all’epoca (governo di Giuliano Amato) era responsabile della Funzione pubblica, si chiama associazione «Amici di Marco Biagi». E non è un semplice tributo alla memoria di un socio scomparso. Piuttosto, un «riconoscimento» al suo ruolo di riformista. Perché molte volte, negli ultimi anni, è passato attraverso il lavoro del professore bolognese il filo rosso che unisce riformisti del centrodestra e del centrosinistra. Che in quell’associazione sono di casa. A lungo collaboratore di Tiziano Treu, ministro del Lavoro dei governi di Lamberto Dini e Romano Prodi, Biagi era stato quindi ingaggiato da Roberto Maroni, ministro del Welfare dell’esecutivo di Silvio Berlusconi, per mettere a punto la riforma del mercato del lavoro. Sempre, in qualche modo, sotto il segno di «Mario Rossi». Il «Libro bianco» che ha rappresentato la base per la riforma, e i cui contenuti erano stati anticipati dallo stesso Biagi a un convegno a porte chiuse della Confindustria, porta infatti, insieme a quella del giuslavorista bolognese, la firma di altri autorevoli esponenti dell’associazione. Come il sottosegretario al Welfare Sacconi. Ma anche l’amministratore delegato di Italia Lavoro Natale Forlani e l’ex presidente dell’Aran Carlo Dell’Aringa, entrambi nominati in quegli incarichi dal centrosinistra.
      L’associazione «Amici di Marco Biagi», che Sacconi definisce «un network autoformativo sulla modernizzazione della pubblica amministrazione» è oggi considerata una lobby influentissima. Presieduta dal direttore generale della Confindustria Stefano Parisi, che è stato in precedenza capo del dipartimento economico di palazzo Chigi con cinque governi di ogni schieramento, tra i suoi «Amici» si contano ministri del governo Berlusconi, come i titolari della Salute Girolamo Sirchia, degli Esteri, Franco Frattini, della pubblica Istruzione, Letizia Moratti (che è anche presidente onorario dell’associazione). Accanto a esponenti politici del centrodestra, come l’europarlamentare di Forza Italia Renato Brunetta, e di centrosinistra, come lo stesso Tiziano Treu, senatore della Margherita. Presenza non isolata. Il carattere trasversale dell’associazione è rafforzato infatti da altre illustri presenze «uliviste». Per esempio quella del segretario generale Luigi Mastrobuono, candidato nelle liste dell’Ulivo alle elezioni del 2001. Oppure quella del consigliere di Stato Domenico Cacòpardo, già collaboratore dei governi di centrosinistra. Non mancano gli alti burocrati dello Stato, fra cui il direttore generale del Tesoro Giancarlo Del Bufalo, «Amico di Marco Biagi» insieme con sua sorella Giuliana, dirigente della Rai e assistente, di provata fede berlusconiana, del direttore generale Flavio Cattaneo. O il capo del dipartimento di palazzo Chigi, Gianfranco Polillo. E non mancano nemmeno manager pubblici, come quell’Enzo Cardi che è rimasto presidente delle Poste con otto diversi governi e sei differenti presidenti del Consiglio: Carlo Azeglio Ciampi, Dini, Prodi, Massimo D’Alema, Amato e Berluscon
      i.
Sergio Rizzo


Economia