“Legge Biagi 2″ L’imprenditrice: «L’ho applicata così»

18/03/2004



giovedì 18 marzo 2004

l’imprenditrice

«L’ho applicata così:
ora contratti a progetto e poi lavoro a chiamata»


«Si tratta di concrete possibilità per le aziende di uscire dal sommerso»
      MILANO – Michela Brambilla, 36 anni, lecchese, imprenditrice dell’acciaio e della distribuzione alimentare, la Riforma Biagi l’ha già messa in pratica: ha appena assunto due ragazzi con contratto a progetto e ora ha intenzione di «sfruttare intensamente» il job on call , il cosiddetto lavoro a chiamata. «Nelle aziende, soprattutto nel terziario, pullulano le figure atipiche, ecco perché questa legge, introducendo formule contrattuali innovative, soddisfa il grande bisogno di flessibilità delle imprese», sostiene. Anche lei si definisce «un’imprenditrice atipica»: ha abbandonato gli studi di filosofia per diventare, nel ’90, giornalista professionista in Fininvest. E ora si divide tra l’azienda di famiglia, le Trafilerie Brambilla, società produttrice di fili di acciaio inossidabile in carbonio, fondata dal bisnonno, di cui è consigliere delegato, e il gruppo Sal, l’impresa distributrice di pesce fresco e pet food che ha creato da zero. Oltre ad essere titolare del Centro Medico Lombardo, un poliambulatorio medico chirurgico e odontoiatrico aperto nel 2000, e presidente dei Giovani imprenditori di Confcommercio.
      Parliamo dei contratti a progetto. In quale azienda ha applicato per la prima volta la legge Biagi?

      «Alle Trafilerie Brambilla: dobbiamo attuare un riassetto informatico e cercavamo due profili altamente specializzati. Abbiamo scelto due ragazzi con meno di 30 anni, selezionati attraverso una società di consulenza».

      Quanto tempo dura il progetto?

      «Quattro, cinque mesi. Ma finito l’incarico, potrebbero aprirsi nuove possibilità, da cosa nasce cosa, soprattutto quando uno è in gamba e ha voglia di lavorare. Sono convinta che, soprattutto nel terziario, questi nuovi contratti serviranno a rilanciare l’occupazione».

      Chi critica la Legge Biagi sostiene che si tratta di occupazione precaria: intermittente, temporanea, condivisa…

      «I vantaggi per il lavoratore sono maggiori del rischio di precarietà, perché si crea un’opportunità di accesso al mondo del lavoro. Con regole chiare e maggiori tutele di prima. Oggi l’azienda ha l’obbligo del pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi, per i co.co.co non era così. Senza dimenticare che spesso sono i lavoratori a chiedere più flessibilità, come le mamme e gli studenti».

      I vantaggi per l’azienda?

      «C’è più disponibilità ad assumere, senza la paura di legarsi mani e piedi. La mancanza di flessibilità è tra i grandi responsabili del sommerso».

      Quali altri contratti innovativi applicherà nelle sue aziende?

      «Sono molto interessata al lavoro a chiamata per la distribuzione dei prodotti ittici, che ha una forte stagionalità, con il picco di attività nei tre mesi intorno a Natale. Oggi ho una ventina di dipendenti, il
      job on call è una formula contrattuale che permette agevolmente di triplicare o quadruplicano lo staff in quel periodo».
      Prima come faceva?

      «Ricorrevo alle agenzie di lavoro interinale, ma spesso non potevo scegliere le persone che volevo».
Giuliana Ferraino


Economia