Legge-bavaglio, blitz del Pdl “Aula a luglio”. Fini: irragionevole

01/07/2010


ROMA – La legge-bavaglio torna in aula il 29 luglio. E impegnerà la Camera in un tour de force sotto la calura della prima settimana di agosto. Il premier Berlusconi è a Panama ma l´input che giunge dall´altra parte dell´Oceano è secco: sul ddl intercettazioni bisogna accelerare e provare a chiudere prima della pausa. Nonostante la protesta di piazza di oggi, nonostante i magistrati e i giornalisti, nonostante i veti interni dei finiani. Un´«impuntatura» che il presidente della Camera accetta, pur giudicandola «irragionevole». Giudizio personale, politico, che scatena la reazione aspra dei berlusconiani di prima linea. Tutto a Montecitorio lascia presagire un agosto assai caldo, con l´ultima battaglia campale tra i due fronti interni al Pdl e l´opposizione che si prepara alle barricate: «Tra manovra e intercettazioni, per la maggioranza sarà un inferno» preannuncia Dario Franceschini.
Incontrando a Panama City il presidente della Repubblica, Ricardo Martinelli Berrocal – imprenditore come lui – il premier Berlusconi si lascia andare a una battuta sui politici di professione che ha tutto il sapore di essere riferita al cofondatore del Pdl. Scherza, ma neanche tanto, con Martinelli: «Veniamo entrambi dal mondo del lavoro, non siamo professionisti della politica. Nel mondo delle imprese non è come nel mondo della politica dove la parola non si mantiene quasi mai». Battute in libertà ma pronunciate poche ore dopo l´uscita del presidente della Camera Fini, per nulla soddisfatto dall´inserimento in agenda, per fine luglio, del ddl intercettazione. Un´imposizione dei capigruppo della maggioranza che la terza carica dello Stato giudica «solo un puntiglio irragionevole», dato che il voto finale, è sua opinione, slitterà comunque a settembre, dopo le modifiche che la Camera comunque apporterà. Modifiche alle quali, dopo il passaggio in commissione Giustizia, i suoi stanno già lavorando, Giulia Bongiorno in testa. Tuttavia, Fini non ha voluto osare di più, rinviando d´autorità la partita alla ripresa di settembre. Se l´avesse fatto, sarebbe «venuto meno al proprio dovere istituzionale» come ha spiegato al termine della conferenza dei capigruppo.
L´accortezza non è servita comunque a evitargli gli attacchi dell´ala berlusconiana. «Fini deve essere capace di separare il proprio ruolo politico di minoranza all´interno del Pdl da quello di presidente della Camera – è l´affondo di Fabrizio Cicchitto – La terza carica dello stato deve essere super partes». Va oltre Osvaldo Napoli: «Un degrado del ruolo istituzionale, questo presidente di lotta e di governo». Bossi sta con loro: «Per la Lega va bene chiudere prima dell´estate».
Va da sé che l´obiettivo del premier e della maggioranza Pdl è quello di stanare i finiani, proprio con l´accelerazione sul voto del ddl intercettazioni. Il presidente della Camera ripete che le modifiche ci saranno, perché sul testo prodotto dal Senato, per dirla con Fabio Granata, «non è possibile un accordo compromissorio, non è votabile». A questo punto, il fronte che si apre nel Pdl è duplice. Già, perché Italo Bocchino avverte che anche «sulla manovra economica servirà una cabina di regia politica che coinvolga la minoranza interna e i governatori Pdl». Bisognerà trattare anche su quella, è il messaggio. Sulle intercettazioni, per altro, la maggioranza non potrà contare sul sostegno dell´Udc, pronto a trattare, a patto però che il ddl sia «migliorato». Ma allora a cosa si deve l´ultimo blitz sul calendario? Il centrista Vietti dà voce ai boatos insistenti in Transatlantico: «Anche se esistesse il timore che venissero pubblicate nuove intercettazioni, non ci sarebbe comunque la possibilità di approvare il ddl entro l´estate». Ad ogni modo, il segretario Pd Pier Luigi Bersani preannuncia battaglia e chiede «coerenza» a Fini, contro questo «ulteriore gesto di arroganza che sfida la coscienza civile di questo Paese».