Legge anti-flessibilità dell’Emilia: il Governo ricorrerà alla Consulta

21/01/2005

    venerdì 21 gennaio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 22

    Limiti alla Biagi / Scontro in Regione: si divide anche la maggioranza di Centro-sinistra

    Legge anti-flessibilità dell’Emilia: il Governo ricorrerà alla Consulta
    EMILIO BONICELLI
    BOLOGNA • Diventa incandescente, in Emilia-Romagna, lo scontro sulla proposta di legge Bastico. L’iniziativa è stata voluta, dalla Giunta regionale di Centro-sinistra, per contrastare le forme di flessibilità del lavoro introdotte dalla legge Biagi. Il provvedimento è approdato al Consiglio regionale per l’approvazione, ma subito si è arenato contro un muro di oltre mille emendamenti, con la maggioranza che ha accusato defezioni e ripetutamente ha fatto mancare in aula il numero legale. Così, dopo tre giorni di dibattito non è ancora iniziata la discussione sugli articoli. L’opposizione canta vittoria e anche il Governo scende in campo con il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, accorso a Bologna «per dare un segnale molto forte».

    Secondo Sacconi la proposta Bastico è solo un «manifesto pre elettorale che sconfessa la leale collaborazione tra Stato e Regioni voluta dalla Costituzione». Per questo è «ragionevole pensare» che, se fosse approvata, il Governo farebbe ricorso alla Corte Costituzionale. Nel mirino, con il sospetto vizio di incostituzionalità, ci sono in particolare quelle parti della proposta che eccedono la competenza regionale o che finirebbero per far gravare sulle imprese regionali oneri burocratici maggiori rispetto a quelli stabiliti per le altre aziende del Paese. È il caso, ad esempio, della Borsa del lavoro che l’Emilia-Romagna sembra voler regolare in modo del tutto autonomo e separato rispetto alle norme nazionali stabilite in attuazione della legge Biagi. Il risultato sarebbe quello di duplicare vincoli, comunicazioni e autorizzazioni.

    Il rischio di discriminazioni, d’altra parte, è stato più volte evidenziato dagli imprenditori della regione. Ogni forma di limitazione diretta o indiretta delle forme di flessibilità introdotte dalla legge Biagi determinerebbe infatti uno svantaggio competitivo per l’economia regionale. Chiaro il giudizio di Vittorio Fini, presidente degli industriali di Modena: «Non condivido la proposta di destinare incentivi alla trasformazione delle collaborazioni flessibili in collaborazioni a tempo indeterminato.


    «Si rischia infatti di introdurre elementi distorsivi nel mercato del lavoro, magari con effetti decisamente controproducenti. Meglio destinare queste risorse alle fasce più deboli, come raccomanda anche l’Unione europea».


    Gli incentivi alle aziende, per trasformare rapporti flessibili in rapporti a tempo indeterminato, dunque, non sono graditi agli imprenditori e rischiano anche di rimanere solo scritti sulla carta. Manca infatti la copertura per le risorse necessarie e, come spiega Sacconi, simili iniziative a favore delle aziende avrebbero dovuto ottenere il «consenso preventivo e necessario della Commissione europea», cosa che non è avvenuta. Certo nella proposta Bastico non mancano spunti interessanti. «Penso ad esempio agli assegni formativi, che andrebbero ulteriormente rafforzati», continua Fini.


    Scende in campo anche Michele Tiraboschi, allievo prediletto e continuatore dell’opera di Marco Biagi, con l’intento di smorzare le polemiche e favorire un clima di leale collaborazione. La proposta Bastico, spiega Tiraboschi, «è buona e il lavoro fatto a livello regionale è di alto livello per visione e contenuti. Non è però un’ottima legge perchè manca un raccordo con la Biagi e con il sistema nazionale, che invece è messo volutamente in secondo piano. Così la forzata polemica tra Stato e regione e tra maggioranza e opposizione rischia solo di fare danno ai lavoratori e alle imprese»
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