Legge 5 giugno 1990, n. 135 “Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS”

L. 5-6-1990 n. 135
Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 8 giugno 1990, n. 132.

L. 5 giugno 1990, n. 135 (1).
Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS (2).

(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 8 giugno 1990, n. 132.
(2) Con riferimento al presente provvedimento è stata emanata la seguente
circolare:
-
Ministero della sanità: Circ. 23 dicembre 1996, n. 18.

1. Piano di interventi contro l’AIDS.
1. Allo scopo di contrastare la diffusione delle infezioni da HIV mediante le
attività di prevenzione e di assicurare idonea assistenza alle persone affette
da tali patologie, in particolare quando necessitano di ricovero ospedaliero, è
autorizzata l’attuazione dei seguenti interventi, nell’ambito dell’apposito
piano ministeriale predisposto dalla Commissione nazionale per la lotta contro
l’AIDS:
a) interventi di carattere poliennale riguardanti la prevenzione,
l’informazione, la ricerca, la sorveglianza epidemiologica ed il sostegno
dell’attività del volontariato, attuati con le modalità previste dall’azione
programmata del Piano sanitario nazionale riguardante la lotta all’AIDS, e nei
limiti degli stanziamenti ivi previsti anche a carico del bilancio del Ministero
della sanità;
b) costruzione e ristrutturazione dei reparti di ricovero per malattie
infettive, comprese le attrezzature e gli arredi, la realizzazione di spazi per
attività di ospedale diurno e l’istituzione o il potenziamento dei laboratori di
virologia, microbiologia e immunologia negli ospedali, nonché nelle cliniche ed
istituti previsti dall’articolo 39 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 , per un
ammontare complessivo massimo di lire 2.100, miliardi con priorità per le opere
di ristrutturazione e con graduale realizzazione delle nuove costruzioni,
secondo le indicazioni che periodicamente verranno date dalla Commissione
nazionale per la lotta contro l’AIDS sentiti la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome e il Consiglio
sanitario nazionale, in relazione alle previsioni epidemiologiche e alle
conseguenti esigenze assistenziali;
c) assunzione di personale medico e infermieristico a completamento degli
organici delle strutture di ricovero di malattie infettive e dei laboratori di
cui alla lettera b), e del personale laureato non medico e tecnico occorrente
per gli stessi laboratori negli ospedali, nonché nelle cliniche ed istituti di
cui all’articolo 39 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 , a graduale attuazione
degli standard indicati dal decreto ministeriale 13 settembre 1988 , pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 24 settembre 1988, fino ad una spesa
complessiva annua di lire 120 miliardi, a regime, e di lire 80 miliardi per
l’anno 1990;
d) svolgimento di corsi di formazione e di aggiornamento professionale per il
personale dei reparti di ricovero per malattie infettive e degli altri reparti
che ricoverano ammalati di AIDS da tenersi fuori dall’orario di servizio, con
obbligo di frequenza e con corresponsione di un assegno di studio dell’importo
di lire 4 milioni lordi annui, fino ad una spesa annua complessiva di lire 35
miliardi;
e) potenziamento dei servizi di assistenza ai tossicodipendenti mediante la
graduale assunzione di unità di personale sanitario e tecnico, da ripartire tra
le regioni e le province autonome in proporzione alle rispettive esigenze, fino
ad una spesa complessiva annua di lire 38 miliardi a regime e di lire 20
miliardi per l’anno 1990;
f) potenziamento dei servizi multinazionali per le malattie a trasmissione
sessuale mediante la graduale assunzione di unità di personale sanitario e
tecnico, da ripartire tra le regioni e province autonome in proporzione alle
rispettive esigenze, fino ad una spesa complessiva annua di lire 6 miliardi, a
regime;
g) potenziamento dei ruoli del personale dell’Istituto superiore di sanità. Per
far fronte alle esigenze di cui al presente articolo, ai fini del raggiungimento
degli obiettivi di cui alla presente legge, le dotazioni organiche dei ruoli
dell’Istituto superiore di sanità previste dalla tabella B, quadro I lettere a)
e b), quadro II lettere a) e b), quadro III lettera a) e quadro IV, annessa alla
legge 7 agosto 1973, n. 519 , e successive modificazioni, sono incrementate, a
partire dal 1° gennaio 1991, rispettivamente, di 4, 20, 5, 5, 5 e 20 unità. Al
relativo onere, valutato in lire 2.018,5 milioni in ragione d’anno, si provvede
mediante quota parte delle maggiori entrate di cui al successivo periodo. Le
tariffe dei servizi a pagamento resi a terzi dall’Istituto superiore di sanità
sono adeguate entro il 31 dicembre 1990, con la procedura di cui al comma terzo
dell’articolo 3 della legge 7 agosto 1973, n 519 , in modo da assicurare un
gettito in ragione d’anno non inferiore a lire 10.000 milioni. Le unità di
personale di cui ai quadri II, III e IV, portati in aumento, potranno essere
reperite, in deroga alle vigenti disposizioni, mediante utilizzo delle
graduatorie dei concorsi espletati nell’ultimo quinquennio (3).
2. Le unità sanitarie locali, sulla base di indirizzi regionali, promuovono la
graduale attivazione di servizi per il trattamento a domicilio dei soggetti
affetti da AIDS e patologie correlate, finalizzati a garantire idonea e
qualificata assistenza nei casi in cui, superata la fase acuta della malattia,
sia possibile la dimissione dallo ospedale e la prosecuzione delle occorrenti
terapie presso il domicilio dei pazienti. Il trattamento a domicilio ha luogo
mediante l’impiego, per il tempo necessario, del personale infermieristico del
reparto ospedaliero da cui è disposta la dimissione che opererà a domicilio
secondo le stesse norme previste per l’ambiente ospedaliero con la consulenza
dei medici del reparto stesso, la partecipazione all’assistenza del medico di
famiglia e la collaborazione, quando possibile, del volontariato e del personale
infermieristico e tecnico dei servizi territoriali. Il trattamento a domicilio,
entro il limite massimo di 2.100 posti da ripartire tra le regioni e le province
autonome in proporzione alle rispettive esigenze ed entro il limite di spesa
complessiva annua di lire 60 miliardi, a regime, e di lire 20 miliardi per il
1990, può essere attuato anche presso idonee residenze collettive o case
alloggio, con il ricorso ad istituzioni di volontariato o ad organizzazioni
assistenziali diverse all’uopo convenzionate o a personale infermieristico
convenzionato che opererà secondo le indicazioni dei responsabili del reparto
ospedaliero. Le modalità di convenzionamento sono definite da un apposito
decreto ministeriale (4).
3. Gli spazi per l’attività di ospedale diurno, da realizzare secondo le
previsioni del comma 1, lettera b), sono funzionalmente aggregati alle unità
operative di degenza, nel rapporto di un posto di assistenza a ciclo diurno per
ogni cinque posti di degenza ordinari, tra loro pienamente equivalenti agli
effetti degli standard di personale. Con atto di indirizzo e coordinamento, da
emanare ai sensi dell’articolo 5 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 , sono
stabiliti criteri uniformi per l’attivazione da parte delle unità sanitarie
locali dei posti di assistenza a ciclo diurno negli ospedali, con particolare
riguardo ai reparti di malattie infettive e alle specifiche esigenze di diagnosi
e cura delle infezioni da HIV, nonché criteri uniformi per l’attivazione dei
servizi di cui al comma 2 e sugli organici relativi.
4. Nelle singole regioni e province autonome, gli interventi di costruzione e
ristrutturazione dei posti letto e quelli di adeguamento degli organici, entro
le complessive previsioni quantitative stabilite al comma 1, lettere b) e c),
possono essere realizzati anche in altri reparti che siano prevalentemente
impegnati, secondo i piani regionali nell’assistenza ai casi di AIDS, per
oggettive e documentate condizioni epidemiologiche.
5. Al finanziamento degli interventi di cui al comma 1, lettera, b), si provvede
con operazioni di mutuo con la BEI, con la Cassa depositi e prestiti e con gli
istituti e aziende di credito all’uopo abilitati, secondo modalità e procedure
da stabilirsi con decreto del Ministro del tesoro. I finanziamenti predetti sono
iscritti in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero della
sanità. Alla relativa gestione si provvede con le modalità di cui al comma 1
dell’articolo 5 del decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 aprile 1988, n. 109. All’onere di ammortamento dei
mutui, valutato in ragione di lire 250 miliardi annui a decorrere dall’anno
1990, si fa fronte in relazione alla mancata utilizzazione della quota di lire
3.000 miliardi autorizzata per il 1988 dal comma 5 dell’articolo 20 della legge
11 marzo 1988, n. 67 .
6. Al finanziamento degli interventi di cui al comma 1, lettere c), d) ed e), e
al comma 2 si provvede con quote del fondo sanitario nazionale di parte
corrente, che vengono vincolate allo scopo.
7. Al finanziamento degli interventi di cui al comma 1, lettera f), si fa fronte
con gli stanziamenti di cui al capitolo 2547 dello stato di previsione del
Ministero della sanità.

(3) Vedi, anche, gli articoli 1, 9, 10 e 11, D.P.R. 14 maggio 2007, n. 86.
(4) Con D.M. 13 settembre 1991 (Gazz. Uff. 24 settembre 1991, n. 224) sono
stati approvati gli schemi-tipo di convenzione per la disciplina dei rapporti
inerenti al trattamento a domicilio dei soggetti affetti da AIDS e patologie
correlate.

2. Interventi in materia di costruzioni e ristrutturazioni.
1. In considerazione della eccezionale urgenza degli interventi in materia di
strutture ospedaliere per malattie infettive, sulla base del fabbisogno di posti
letto per l’anno 1992 indicato nel piano triennale della Commissione nazionale
per la lotta contro l’AIDS in relazione all’andamento epidemiologico stimato di
tale patologia, all’attuazione degli interventi necessari si provvede con le
modalità di cui al presente articolo.
2. In relazione alle indicazioni tecniche della Commissione nazionale per la
lotta contro l’AIDS, le regioni e le province autonome determinano e comunicano
al Ministro della sanità, entro il termine perentorio di 30 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, la distribuzione e la localizzazione
degli interventi di ristrutturazione edilizia e di edificazione di nuove
strutture per malattie infettive. In caso di mancata osservanza del termine,
decide sulla materia il Ministro della sanità, sentita in via di urgenza la
Commissione nazionale per la lotta contro l’AIDS (5).
3. Il CIPE, su proposta del Ministro della sanità, sentito il Consiglio
sanitario nazionale, approva entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge il programma degli interventi, suddiviso per regione e
province autonome e con l’indicazione delle localizzazioni e del dimensionamento
delle strutture da realizzare. Con la stessa deliberazione il CIPE individua tra
società con idonea qualificazione uno o più soggetti incaricati
dell’espletamento, in concessione di servizi, dei compiti organizzativi
afferenti all’esecuzione del programma. La deliberazione del CIPE è resa
esecutiva con decreto del Ministro del bilancio e della programmazione
economica, di concerto con il Ministro della sanità. La dichiarazione di
pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza è implicita per tutte le opere
indicate nel decreto. La convenzione con il soggetto o i soggetti incaricati
concessionari è stipulata dal Ministro della sanità sentito il Ministro dei
lavori pubblici.
4. Il concessionario o i concessionari, anche mediante affidamento di incarichi
professionali, provvedono: al compimento di tutte le operazioni preliminari, ivi
compresi gli studi geologici e le espropriazioni; alla redazione dei progetti;
all’assistenza ed istruttoria relativa agli appalti; alla direzione dei lavori,
alla contabilità e alla assistenza fino ai collaudi. Il concessionario o i
concessionari rispondono, altresì, mediante la previsione di penalità
contrattuali, di eventuali carenze progettuali, nonché del rispetto dei tempi
convenuti per le opere da eseguire.
5. [Il nucleo di valutazione di cui all'articolo 20, comma 2, della legge 11
marzo 1988, numero 67 , esprime sui singoli progetti il parere di conformità per
quanto concerne gli aspetti tecnico-sanitari e di coerenza con il programma
nazionale. Sui progetti predisposti dal concessionario o dai concessionari il
parere del nucleo di valutazione si estende, altresì, alla congruità della
soluzione, ai prezzi applicati, alle singole categorie di opere e ai tempi di
realizzazione] (6).
6. Alla esecuzione degli interventi si provvede mediante contratti di appalto,
previa gara da espletarsi ai sensi dell’articolo 3 della legge 17 febbraio 1987,
n. 80 , tra imprese di costruzione, anche cooperative, consorzi o raggruppamenti
temporanei di imprese, in possesso dei requisiti minimi di carattere
economico-finanziario e tecnico-organizzativi ivi indicati. Per le opere di
minore consistenza e comunque inferiori a 20 miliardi o nell’eventualità di
opere da realizzare in sedi con lavori già in corso, si provvede utilizzando le
più adeguate modalità previste dalla normativa vigente in materia di esecuzione
delle opere pubbliche. I contratti di appalto devono globalmente riguardare il
complesso delle opere e forniture necessarie per il funzionamento delle
strutture di ricovero e dei laboratori, comprese le attrezzature e gli arredi,
nonché gli impianti e le attrezzature inerenti ai servizi di diagnostica per
immagini ad elevata tecnologia, da realizzare, ove mancanti, nei centri
ospedalieri di più alta qualificazione.
7. [Delle commissioni giudicatrici delle gare di cui al comma 6 fanno parte un
rappresentante del Ministro della sanità e un rappresentante del Ministro dei
lavori pubblici. Il Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro
della sanità, nomina con propri decreti le commissioni di collaudo e assicura
l'esercizio delle funzioni di alta sorveglianza] (7).

(5) La Corte costituzionae, con sentenza 17-31 gennaio 1991, n. 37 (Gazz. Uff.
6 febbraio 1991, n. 6 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art.
2, comma secondo, nella parte in cui non prevede che le Regioni e le Province
autonome interessate sono preventivamente sentite in ordine all’adozione degli
atti sostitutivi ivi previsti.
(6) Comma abrogato dall’art. 3, D.L. 2 ottobre 1993, n. 396.
(7) Comma abrogato dall’art. 3, D.L. 2 ottobre 1993, n. 396.

3. Conferenze regionali.
1. Per consentire l’immediata realizzazione degli interventi previsti dalla
presente legge, il Ministro della sanità promuove, d’intesa con ciascuna
regione, una apposita conferenza alla quale partecipano i responsabili dei
competenti uffici delle amministrazioni e degli enti statali, regionali e locali
comunque tenuti ad assumere atti di intesa, autorizzazioni, approvazioni,
concessioni e nulla osta previsti da leggi statali e regionali.
2. La Conferenza acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla
compatibilità dei progetti con le esigenze ambientali, territoriali,
paesaggistiche e culturali ed entro quindici giorni dalla convocazione si
esprime su di essi nella seduta all’uopo convocata.
3. L’approvazione assunta all’unanimità sostituisce ad ogni effetto gli atti di
intesa, i pareri, le autorizzazioni, le approvazioni, i nulla osta previsti
dalle leggi statali e regionali. Ad essa si applicano le disposizioni di cui ai
commi primo, quarto e quinto dell’articolo 1 della legge 3 gennaio 1978, n. 1 ,
e successive modificazioni.
4. In assenza di unanimità e su motivata richiesta del Ministro della sanità, si
provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa
deliberazione del Consiglio medesimo. Tale decreto ha gli stessi effetti
previsti dal comma 3 (8).
5. Non sono comunque derogabili le norme della legge 13 settembre 1982, n. 646 ,
e successive modificazioni, nonché i vincoli di inedificalità e le prescrizioni
sostanziali contenute in vincoli previsti dalle leggi in materia paesaggistica,
ambientale e storico-monumentale.

(8) La Corte costituzionale, con sentenza 17-31 gennaio 1991, n. 37 (Gazz. Uff.
6 febbraio 1991, n. 6 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art.
3, quarto comma, nella parte in cui non prevede che le Regioni e le Province
autonome interessate sono preventivamente sentite in ordine all’adozione degli
atti sostitutivi ivi previsti.

4. Norme in materia di personale.
1. Nei limiti delle dotazioni organiche e di spesa di cui all’articolo 1, comma
1, lettera c), alla copertura di posti vacanti di personale medico e laureato
nelle strutture di ricovero per malattie infettive e nei laboratori nel triennio
1990-1992, si provvede, in deroga alle vigenti disposizioni, mediante pubbliche
selezioni regionali per titoli, da effettuarsi a cura di apposita commissione
nominata dall’assessore alla sanità della regione o provincia autonoma e
composta dallo stesso assessore o da un suo rappresentante, con funzioni di
presidente, da un professore universitario titolare di cattedra di malattie
infettive, da un rappresentante dell’ordine dei medici Chirurghi e degli
odontoiatri del capoluogo di regione o della provincia autonoma, da un
funzionario dirigente del Ministero della sanità designato dal Ministro, da un
medico di ruolo in posizione apicale, incluso nell’elenco nazionale della
disciplina delle malattie infettive, e da un funzionario della carriera
amministrativa della regione o provincia autonoma, con funzioni di segretario.
Si applicano alle selezioni i criteri di valutazione dei titoli previsti dalle
vigenti disposizioni per i corrispondenti pubblici concorsi, con particolare
considerazione, nell’ambito del curriculum formativo, alle attività svolte nel
settore delle infezioni di HIV. Il bando per la prima selezione è emanato, per i
posti disponibili, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge. Si applica, in caso di inadempienza, il disposto di cui al comma
2 dell’articolo 6 della legge 23 ottobre 1985, n 595 .
2. Nei limiti delle dotazioni organiche e di spesa di cui all’articolo 1, comma
1, lettera c), e in deroga alle vigenti disposizioni, alla copertura dei posti
vacanti del personale non medico nelle strutture di ricovero per malattie
infettive, nel triennio 1990-1992, si provvede mediante pubbliche selezioni per
titoli presso ciascuna unità sanitaria locale. Si applicano a tali selezioni le
norme vigenti, per i corrispondenti pubblici concorsi, in materia di
composizione delle commissioni esaminatrici e di criteri di valutazione dei
titoli, con particolare considerazione, nell’ambito del curriculum formativo,
alle attività svolte nel settore delle infezioni da HIV.
3. Le unità sanitarie locali, entro la concorrenza di spesa di cui all’articolo
1, comma 1, lettera d), organizzano annualmente corsi di formazione e di
aggiornamento per il personale che opera presso i reparti ospedalieri di
malattie infettive, con specifico riferimento ai problemi tecnico-sanitari
connessi con l’attività di assistenza, ai problemi psicologici e sociali e a
quelli che derivano dal collegamento funzionale nel trattamento a domicilio. Il
Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale, con proprio
decreto disciplina l’istituzione e l’effettuazione dei corsi, nonché le modalità
di erogazione dell’assegno da corrispondere ai partecipanti.
4. Con le stesse procedure previste dal presente articolo si provvede alla
assunzione delle unità di personale sanitario e tecnico di cui all’articolo 1,
comma 1, lettera f), del personale dei laboratori di cui all’articolo 1, comma
1, lettera b), e del personale occorrente per l’adeguamento degli organici nei
reparti di cui all’articolo 1, comma 4, utilizzando, per le commissioni di cui
al comma 1 del presente articolo, docenti universitari e medici delle specifiche
discipline.
5. Per far fronte alle esigenze assistenziali connesse agli interventi previsti
dalla presente legge e nei limiti dei posti previsti nelle piante organiche, le
unità sanitarie locali possono provvedere, in deroga alle vigenti disposizioni,
all’assunzione per chiamata diretta di infermieri professionali, con rapporto di
lavoro a tempo parziale, da reperirsi tra gli infermieri professionali in
quiescenza che non abbiano raggiunto i limiti d’età per il pensionamento. Le
assunzioni per chiamata diretta sono possibili solo qualora le procedure di
reclutamento per titoli previste dal comma 2 non abbiano coperto le dotazioni
organiche disponibili. Il reclutamento per chiamata diretta è effettuato sulla
base di graduatorie per titoli. Il rapporto di lavoro è disciplinato con
contratto di diritto privato a tempo determinato e con la tutela previdenziale
propria di tale tipo di rapporto.
6. L’assunzione ha luogo sulla base di graduatorie predisposte dai coordinatori
amministrativi e sanitari tenendo conto dei punteggi previsti dalle vigenti
norme sui pubblici concorsi per i titoli di carriera, di studio ed accademici.
7. Il trattamento giuridico ed economico del predetto personale viene definito
nell’ambito della contrattazione per il comparto del Servizio sanitario
nazionale.

5. Accertamento dell’infezione.
1. L’operatore sanitario e ogni altro soggetto che viene a conoscenza di un caso
di AIDS, ovvero di un caso di infezione da HIV, anche non accompagnato da stato
morboso, è tenuto a prestare la necessaria assistenza e ad adottare ogni misura
o accorgimento occorrente per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali
dell’interessato, nonché della relativa dignità (9).
2. Fatto salvo il vigente sistema di sorveglianza epidemiologica nazionale dei
casi di AIDS conclamato e le garanzie ivi previste, la rilevazione statistica
della infezione da HIV deve essere comunque effettuata con modalità che non
consentano l’identificazione della persona. La disciplina per le rilevazioni
epidemiologiche e statistiche è emanata con decreto del Ministro della salute,
sentito il Garante per la protezione dei dati personali che dovrà prevedere
modalità differenziate per i casi di AIDS e i casi di sieropositività (10) (11).

3. Nessuno può essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti ad
accertare l’infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo
interesse. Sono consentite analisi di accertamento di infezione da HIV,
nell’ambito di programmi epidemiologici, soltanto quando i campioni da
analizzare siano stati resi anonimi con assoluta impossibilità di pervenire alla
identificazione delle persone interessate (12).
4. La comunicazione di risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti
per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla persona cui tali esami
sono riferiti.
5. L’accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in
particolare per l’iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività
sportive, per l’accesso o il mantenimento di posti di lavoro (13).

(9) Comma così sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2004, dal comma 2
dell’art. 178, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196.
(10) Comma così modificato, a decorrere dal 1° gennaio 2004, dal comma 2
dell’art. 178, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196.
(11) Vedi, anche, il D.M. 13 ottobre 1995.
(12) La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio-2 giugno 1994, n. 218
(Gazz. Uff. 8 giugno 1994, n. 24 – Serie speciale), ha dichiarato
l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, terzo e quinto comma, nella parte in
cui non prevede accertamenti sanitari dell’assenza di sieropositività
all’infezione da HIV come condizione per l’espletamento di attività che
comportano rischi per la salute di terzi.
(13) La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio-2 giugno 1994, n. 218
(Gazz. Uff. 8 giugno 1994, n. 24 – Serie speciale), ha dichiarato
l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, terzo e quinto comma, nella parte in
cui non prevede accertamenti sanitari dell’assenza di sieropositività
all’infezione da HIV come condizione per l’espletamento di attività che
comportano rischi per la salute di terzi.

6. Divieti per i datori di lavoro.
1. È vietato ai datori di lavoro, pubblici e privati, lo svolgimento di indagini
volte ad accertare nei dipendenti o in persone prese in considerazione per
l’instaurazione di un rapporto di lavoro l’esistenza di uno stato di
sieropositività.
2. Si applica alle violazioni delle disposizioni contenute nel comma 1 il
sistema sanzionatorio previsto dall’art. 38, L. 20 maggio 1970, n. 300 .

7. Protezione dal contagio professionale.
1. Il Ministro della sanità, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, emana, sentiti la Commissione nazionale per la lotta
contro l’AIDS e l’Istituto superiore di sanità, un decreto recante norme di
protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture sanitarie ed
assistenziali, pubbliche e private.

8. Comitato interministeriale per la lotta all’AIDS.
1. [È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato
interministeriale per la lotta all'AIDS, presieduto dal Presidente del Consiglio
o da un suo delegato, del quale fanno parte i Ministri della sanità, per gli
affari sociali, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, della
pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale, della difesa, di
grazia e giustizia, dell'interno e dei lavori pubblici] (14).
2. Il Comitato interministeriale coordina gli interventi per la attuazione del
piano globale di lotta all’AIDS e indica le misure necessarie per adattare gli
interventi e le risorse finanziarie alle evoluzioni della epidemia da HIV.
3. Il Governo riferisce annualmente al Parlamento sullo stato di attuazione
delle strategie attivate per fronteggiare l’infezione da HIV (15).

(14) Comma abrogato dall’art. 13, D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(15) Il Comitato interministeriale per la lotta all’AIDS è stato soppresso
dall’art. 1, L. 24 dicembre 1993, n. 537.

9. Programmi delle regioni e delle province autonome.
1. Le regioni e le province autonome, entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, predispongono i programmi per le attività di cui
all’articolo 1, comma 1, lettere c), d) e f), e comma 2. Decorso tale termine
senza che siano stati adottati da parte delle regioni e delle province autonome
i suddetti programmi, il Ministro della sanità procede alla nomina di commissari
per il compimento degli atti necessari (16).
2. Le regioni e le province autonome, entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, utilizzando personale già in servizio o personale
in posizione di comando dalle unità sanitarie locali, istituiscono centri di
riferimento aventi il compito di coordinare l’attività dei servizi e delle
strutture interessate alla lotta contro l’AIDS, di attuare la sorveglianza
epidemiologica e di pianificare gli interventi di informazione e formazione. La
responsabilità dei Centri deve essere affidata a personale medico che sia almeno
in possesso dell’idoneità nazionale per le funzioni di primario di malattie
infettive.

(16) La Corte costituzionale, con sentenza 17-31 gennaio 1991, n. 37 (Gazz.
Uff. 6 febbraio 1991, n. 6 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità
dell’art. 9, comma primo, nella parte in cui affida ai commissari nominati dal
Ministro della Sanità l’adozione degli atti sostitutivi ivi previsti, e nella
parte in cui non prevede che le Regioni e le Province autonome siano in
proposito preventivamente sentite.

10. Entrata in vigore.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.