Legge 30, orari, precari. Il commercio al rinnovo

08/08/2003
   

08/08/2003

Legge 30, orari, precari. Il commercio al rinnovo
Dopo la firma del turismo, che ha introdotto alcune flessibilità, tutti i rischi delle prossime trattative
ANTONIO SCIOTTO
Gli sfortunati 156 licenziati McDonald’s sono inquadrati nel contratto del turismo, rinnovato tre settimane fa dopo ben 19 mesi di trattative. Oltre ai fast food e ai ristoranti, sono coperti da questo tipo di contratto anche gli alberghi, i tour operator, i bar, le mense, dove lavorano circa 1 milione e 300 mila persone. Il 10 settembre, invece, ci sarà il primo incontro tra aziende e sindacati per il rinnovo di commercio e terziario, 1 milione e 800 mila addetti di esercizi commerciali, supermercati, della new economy. Un momento politico delicato, dato che proprio in settembre entra in vigore la legge 30, quella che ha precarizzato il lavoro, e Confcommercio chiede una moltiplicazione delle flessibilità. Come hanno già ottenuto con l’accordo del turismo, i sindacati hanno fatto muro contro l’ingresso delle nuove precarietà nel commercio, precisando in piattaforma che tengono a mantenere la piena autonomia delle trattative tra le parti. Ma le flessibilità rischiano di rientrare dalla finestra, dato che i contratti della categoria sono aperti a pericolose deroghe alla contrattazione nazionale. Un esempio: l’attuale contratto del commercio prevede un massimo di 24 mesi di apprendistato, ma nello stesso testo si dice che le parti, nel secondo livello, possono concordare una durata anche fino a 48 mesi. «Questo delle deroghe non è un problema da poco – dice Dora Mafezzoli, Filcams Cgil nazionale, dell’area Lavoro Società – Nel rinnovo, c’è la richiesta, condivisibile, di portare i part-time da un minimo di 16 a 20 ore settimanali, ma c’è il rischio che si confermi quello che è già contenuto nell’attuale contratto, ovvero che nei territori la soglia può essere abbassata. Basti pensare che a Treviso sono stati firmati part time di 4 ore».

Deroghe presenti anche nel recente rinnovo del turismo, dove si fissa l’orario settimanale da 32 a 48 ore su 6 mesi, ma poi si dice che negli altri livelli di contrattazione il periodo si può estendere a 12 mesi. Altre aperture alla flessibilità: è aumentato il monte ore di lavoro supplementare, che sarà pari a 180 ore annue per ogni dipendente, e sarà possibile frammentare i riposi tra un turno e l’altro (prima si aveva diritto a 11 ore integre). Ivano Corraini, segretario generale Filcams, difende l’accordo: «Si perseguiva l’obiettivo di mettere ai margini il contratto nazionale, e invece abbiamo regolamentato il settore respingendo questo pericolo. Abbiamo riconquistato la definizione della stagionalità e il diritto di precedenza per gli stagionali». «Sul salario – conclude Corraini – l’incremento di 118 euro nei 4 anni è pari all’11,58 e i 70 euro del biennio 2002-03 sono pari a 6,28, un risultato soddisfacente se si pensa alle difficoltà del settore».

Anche per la Mafezzoli «il diritto di precedenza è un’importante conquista, come l’ottenimento dell’anticipo dell’infortunio e la maternità al 100% per il periodo obbligatorio». Ma, «a parte le flessibilità sugli orari, credo che l’aumento ottenuto sia insufficiente e spalmato in maniera eccessiva, e che l’una tantum di 300 euro per 19 mesi sia bassa». Inoltre, la sinistra Filcams non concorda con l’introduzione della sanità integrativa – «indebolisce la sanità pubblica» – nè con il rafforzamento degli enti bilaterali, «rischioso, oggi, perché la legge 30 punta attraverso questi organi a stravolgere il ruolo dei sindacati».

Marinella Meschieri, Filcams nazionale, spiega che nel rinnovo del commercio i sindacati chiedono unitariamente «107 euro per 14 mensilità, la conferma dell’obbligo delle causali per il tempo determinato, compensi uguali a quelli dei dipendenti per i nuovi contratti a progetto, il diritto di informazione su appalti e terziarizzazioni e un confronto sui criteri per distinguere il lavoro subordinato dalle collaborazioni». La Mafezzoli aggiunge che «è importante la conferma della centralità del rapporto a tempo determinato e l’individuazione di criteri per l’accesso dei precari al tempo indeterminato».