“Legge 30.3″ U.Boghetta: «Il contratto tipico deve tornare a essere quello a tempo indeterminato»

28/01/2005

    giovedì 27 gennaio 2005

    Legge 30, va abrogata o modificata?
    pagina 11

    Intervista Ugo Boghetta (Rifondazione)

    «Il contratto tipico deve tornare a essere quello
    a tempo indeterminato»
    Ugo Boghetta, ex deputato, è ora responsabile del dipartimento Lavoro di Rifondazione.

    L’ultimo rapporto Eurispes denuncia: in Italia ormai si è precari anche a 40 anni. Quali proposte deve mettere in campo la Gad per invertire questa deriva della società italiana, in corso da alcuni anni?

    Innanzitutto va chiarito che la precarietà che misurano gli istituti di ricerca non è quella della legge 30, in avvio di applicazione. Si tratta di una precarietà antecedente, che riguarda il pacchetto Treu e ancor prima i co. co. co. Oggi in più c’è una precarietà che non deriva dalle leggi ma dal fatto che l’economia italiana sta andando a picco in molti settori e questo aumenta il rischio di perdita del posto di lavoro a prescindere dal tipo di contratto che si ha. Come se ne esce? Le linee da seguire sono due. Una è quella delle politiche industriali: per noi è necessario l’intervento dello Stato nell’economia, non solo come elemento regolativo; penso alla Fiat ma anche ad altri settori, tra cui la ricerca. L’altra strada è l’allargamento dei diritti dei lavoratori.

    Parliamo della legge 30: va modificata, anche profondamente, o va abrogata?

    Noi pensiamo che debba essere abrogata, proprio perché quella legge rappresenta una visione del lavoro e della società che rompe il rapporto tra lavoratore e lavoro, rendendo tipico il contratto precario. Il contratto tipico deve invece tornare a essere quello a tempo indeterminato. E’ perciò necessaria una nuova legge che inglobi tutte le forme di rapporto di lavoro subordinato, superando la legge 30, compresa la possibilità di utilizzo dei co. co. co come lavoro subordinato mascherato. Altrettanto fondamentale è intervenire su altri due punti: uno è l’eliminazione della Bossi-Fini, per togliere anche l’immigrato dal ricatto contratto di lavoro/permesso di soggiorno; il secondo è una lotta più efficace al lavoro nero, che in Italia incide su un quarto del pil.

    Peraltro all’aumento della precarietà non ha corrisposto una diminuzione del sommerso…

    No. La legge 30 tra il lavoro nero e il lavoro bianco costruisce una specie di lavoro grigio. Ma in realtà, poiché i lavoratori precari sono privi di diritti, questo lavoro grigio finisce con l’essere un lavoro nero legalizzato.

    Nel centrosinistra però c’è chi distingue tra una flessibilità buona e una cattiva, proponendo l’estensione degli ammortizzatori sociali come soluzione del problema della precarietà individuale…

    Su una serie di questioni c’è condivisione tra il Prc e le forze del centrosinistra, penso ad alcune leggi regionali che difendono la centralità dei centri pubblici per l’impiego. Così come è probabile si possa trovare una convergenza per una nuova regolamentazione degli appalti e della cessione di rami di azienda. Tuttavia pensare ancora che esiste una buona flessibilità alternativa al rapporto di lavoro a tempo indeterminato è un errore, perché così non si risponde a un’esigenza organizzativa delle imprese ma alla volontà di alcune di competere sul basso costo del lavoro. La competitività non si costruisce sulla compressione dei diritti dei lavoratori. Per questo abbiamo proposto di estendere l’articolo 18 alle piccole imprese.

    Roberto Farneti