“Legge 30.2″ T.Treu: «Va evitato che la flessibilità diventi precarietà»

28/01/2005

    giovedì 27 gennaio 2005

    Legge 30, va abrogata o modificata?
    pagina 11

    Intervista aTiziano Treu

    «Va evitato che la flessibilità diventi precarietà. L’interinale si può usare in casi estremi»

    Tiziano Treu, senatore della Margherita, è stato ministro del Lavoro del governo Prodi. Il "pacchetto" che ha reso più flessibile il lavoro in Italia porta il suo nome.

    A che punto è il dibattito tra centrosinistra e Rifondazione su flessibilità e precarietà?

    Da tempo ci confrontiamo in seminari di approfondimento. Seminari molto utili e con molti punti di avvicinamento. L’intenzione nostra è ovviamente di continuare su questa strada e di contribuire alla costruzione di un programma comune. Sottolinerei che il confronto avviene non solo all’interno dei responsabili di dipartimento ma anche con sindacati e forze sociali.

    Uno dei nodi del futuro programma della coalizione è sicuramente il giudizio sulla legge 30. Riforma o cancellazione?

    Tutti diamo un giudizio negativo su questa legge. Ed aggiungo che rifiuto una continuità con il pacchetto del ’97. Primo, allora si introdussero forme di flessibilità molto regolate, con molti paletti e con un ruolo della contrattazione che limitava l’utilizzo della flessibilità. Faccio l’esempio del lavoro interinale. Erano previsti casi specifici e limitati, che non erano da intendere come un passpartout. Invece la legge 30 ha moltiplicato le forme di flessibilità in modo assolutamente negativo, e quindi i rischi di precarietà. Secondo, questa legge non valorizza la regolazione contrattuale, anzi. Favorisce una applicazione unilaterale da parte dell’impresa. Riconosciamo che in certi casi estremi si può usare l’interinale. Altro è ammettere tipi indiscriminati di flessibilità come la somministrazione.

    Ma con la legge 30 che intendete fare?

    La logica è sbagliata e quindi va cambiata, in profondità e non dettagli. Ce ne era già abbastanza. Alcune parti come i servizi all’impiego sono in continuità. Non c’è da abolire. La regia, è chiaro, deve restare pubblica.

    Intanto come si contrasta?

    In diversi casi assistiamo a una linea interessante tenuta dagli enti locali, come l’esempio delle Marche, che stanno tentando una operazione di superamento, con formazione continua e servizi all’impiego e, dall’altro lato, hanno completamente ignorato le nuove forme esasperate di precarietà. Per dare una risposta positiva occorre mettere mano agli ammortizzatori sociali. Una logica assolutamente diversa dalla legge 30, in una parola si può definire "flexsecurity". Non basta dire "è vietata la flessibilità". Va evitato che diventi precarietà.

    Quasi dieci anni di flessibilità e precarietà ci consentono di fare un bilancio…

    E’ chiaro che un miglioramento del mercato del lavoro si può ottenere con uno sviluppo vero, servizi alla formazione e un sistema di tutele. Se la gente non è tranquilla nella propria condizione lavorativa non investe nel futuro.

    Secondo lei che tipo di bilancio fanno le imprese?

    Il mondo delle imprese è molto freddo sulla legge 30. E infatti, le uniche parti utilizzate realmente non sono più di due o tre. Del resto, la perdita di competitività viene causata da scarsa innovazione e non per la flessibilità. Di questa ce n’è abbastanza.

    Fa. Seba.