Legge 15 luglio 1966, n. 604 “Norme sui licenziamenti individuali”

Legge 15-07-1966, n. 604
Norme sui licenziamenti individuali
(G.U. 06-08-1966, n. 195 )


La Camera dei deputati ed ilSenato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:


Art. 1


Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intercedente con datori di lavoro privati o con enti pubblici, ove la stabilità non sia assicurata da norme di legge, di regolamento e di contratto collettivo o individuale, il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per giusta causa ai sensi dell’ art. 2119 del Codice civile o per giustificato motivo [1].

Note:

1 Vedi l’ art. 2, comma 1, L. 11 maggio 1990, n. 108.


Art. 2 [1]


Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.

Il prestatore di lavoro può chiedere, entro 15 giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto.

Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.

Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all’ articolo 9 si applicano anche ai dirigenti.

Note:

1 Articolo sostituito dall’ art. 2, comma 2, L. 11 maggio 1990, n. 108.


Art. 3


Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.


Art. 4


Il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dall’appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali è nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata [1].

Note:

1 Vedi l’ art. 3, L. 11 maggio 1990, n. 108.


Art. 5


L’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro.


Art. 6 [1]


Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.

Il termine di cui al comma precedente decorre dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento.

A conoscere delle controversie derivanti dall’applicazione della presente legge è competente il pretore.

Note:

1 Per il tentativo obbligatorio di conciliazione, vedi l’ art. 5, L. 11 maggio 1990, n. 108.


Art. 7


Quando il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure previste dai contratti collettivi o dagli accordi sindacali, può promuovere, entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento, il tentativo di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.

Le parti possono farsi assistere dalle associazioni sindacali a cui sono iscritte o alle quali conferiscono mandato.

Il relativo verbale di conciliazione, in copia autenticata dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, acquista forza di titolo esecutivo con decreto del pretore.

Il termine di cui al primo comma dell’articolo precedente è sospeso dal giorno della richiesta all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione fino alla data della comunicazione del deposito in cancelleria del decreto del pretore, di cui al comma precedente o, nel caso di fallimento, del tentativo di conciliazione, fino alla data del relativo verbale.

In caso di esito negativo del tentativo di conciliazione di cui al primo comma le parti possono definire consensualmente la controversia mediante arbitrato irrituale.


Art. 8 [1]


Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell’impresa, all’anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.

Note:

1 Articolo sostituito dall’ art. 2, comma 3, L. 11 maggio 1990, n. 108.


Art. 9


L’indennità di anzianità è dovuta al prestatore di lavoro in ogni caso di risoluzione del rapporto di lavoro.


Art. 10 [1]


Le norme della presente legge si applicano nei confronti dei prestatori di lavoro che rivestano la qualifica di impiegato e di operaio, ai sensi dell’ articolo 2095 del Codice civile e, per quelli assunti in prova, si applicano dal momento in cui l’assunzione diviene definitiva e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro.

Note:

1 La Corte costituzionale, con sentenza 4 febbraio 1970, n. 14, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non comprende gli apprendisti tra i beneficiari dell’indennità dovuta ai sensi dell’art. 9 della presente legge; con sentenza 28 novembre 1973, n. 169, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude gli apprendisti dalla sfera di applicabilità degli artt. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 11, 12, 13 della presente legge; con sentenza 22 dicembre 1980, n. 189, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude il diritto del prestatore di lavoro, che riveste la qualifica di impiegato o di operaio ai sensi dell’ art. 2095 cod. civ., a percepire l’indennità di cui all’ art. 9 della presente legge quando assunto in prova e licenziato durante il periodo di prova medesimo; con sentenza 3 aprile 1987, n. 96, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l’applicabilità della presente legge al personale marittimo navigante delle imprese di navigazione; con sentenza 31 gennaio 1991, n. 41, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l’applicabilità della presente legge al personale navigante delle imprese di navigazione aerea.


Art. 11


[1].

La materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale è esclusa dalle disposizioni della presente legge [2] [3].

Note:

1 Comma abrogato dall’ art. 6, comma 2, L. 11 maggio 1990, n. 108. Precedentemente la Corte costituzionale aveva dichiarato:a) con sentenza 27 giugno 1986, n. 176, l’illegittimità costituzionale dell’originario primo comma nella parte in cui esclude l’applicabilità degli artt. 1 e 3 della stessa legge nei riguardi di prestatori di lavoro che, senza essere pensionati o in possesso dei requisiti di legge per avere diritto alla pensione di vecchiaia, abbiano superato il sessantacinquesimo anno di età; b) con sentenza 18 giugno 1986, n. 137, l’illegittimità costituzionale dell’originario articolo nella parte in cui prevedeva il conseguimento della pensione di vecchiaia e, quindi, il licenziamento della donna lavoratrice per detto motivo, al compimento del cinquantacinquesimo anno di età anziché al compimento del sessantesimo anno come per l’uomo.


2 Per la disciplina da applicarsi per la riduzione del personale, vedi l’ art. 24, L. 23 luglio 1991, n. 223.


3 In materia previdenziale, vedi l’art. 6, D.L. 22 dicembre 1981, n. 791.


Art. 12


Sono fatte salve le disposizioni di contratti collettivi e accordi sindacali che contengano, per la materia disciplinata dalla presente legge, condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro.


Art. 13


Tutti gli atti e i documenti relativi ai giudizi o alle procedure di conciliazione previsti dalla presente legge sono esenti da bollo, imposta di registro e da ogni altra tassa o spesa.


Art. 14


La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.