Legacoop: unità e autonomia dalla politica

12/03/2007
    sabato 10 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Legacoop: unità
    e autonomia
    dalla politica

      Poletti confermato presidente, elette 49 donne nella direzione generale

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        FUTURO Nuovi scenari per il mondo cooperativo, senza rinnegare le proprie radici. Si conclude così, con una proiezione sul mondo che cambia, il 37esimo congresso di Legacoop che ha riconfermato Giuliano Poletti alla guida. Conferma anche per Giorgio Bertinelli alla vicepresidenza, mentre alla direzione generale sale la quota «rosa» con 49 donne su un totale di 185 componenti.

        Puntare al nuovo, scrivere un «manifesto per l’Italia nuova», significa oggi tre cose per il movimento cooperativo: unità, indipendenza e trasparenza. Su questi tre pilastri si fonda la risposta delle coop agli attacchi propagandistici, fatti di slogan sulle «coop rosse» che piovono soprattutto dal centro-destra. Grazie a questi obiettivi, poi, si archivia (definitivamente?) anche il «caso Unipol», con tutte le ferite che ha comportato per il movimento.

        «Dalla nostra forte identità, dalle nostre radici, che non vogliamo affatto rinnegare – dichiara Poletti nell’intervento conclusivo – deriva una forte autonomia che ci consente di dialogare con tutti i soggetti, senza tuttavia identificarci con nessuno di essi, né nel mondo politico né imprenditoriale». Oggi Legacoop «è sicura di quello che vuole», insiste Poletti, che alla fine va all’affondo. «Per questo abbiamo anche qualche dubbio in più su come viene selezionata la classe dirigente della Lega – spiega il presidente – Se siamo 7 milioni e mezzo di persone, possibile che non ce ne sia uno buono per fare il dirigente della Lega, e si va a “pescare” tra le fila dei partiti? Se decidi di non prendere qualcuno dentro la tua organizzazione mi devi dire il perché». Poletti parla chiaro, ed è un fiume in piena davanti alla platea dell’Auditorium della Tecnica a Roma. «Avverto il rischio – continua – che dentro di noi non ci sia la sicurezza di quello che siamo, che abbiamo bisogno di una casa in cui correre a ripararci, ci affidiamo a forze politiche e poi paghiamo il dazio. Non si può essere autonomi fino alle 7.30 e poi, se serve il presidente, si va a pescarlo nella giunta comunale. Non è un divieto, ma una grande attenzione».

        Il richiamo all’autonomia dai poteri locali non poteva essere più forte. D’altronde la Legacoop si appresta ad affrontare una sorta di mutazione genetica, se è vero il progetto di unificazione con le altre cooperative, quelle che la vulgata definisce «bianche». La cosa sarebbe già ad uno stadio avanzato: d’altronde i due mondi non sono mai stati molto lontani. «Quello che fin d’ora possiamo realizzare – spiega Poletti – è un confronto sistematico per poter assumere posizioni comuni di tutto il movimento cooperativo nei confronti del governo e degli altri interlocutori». Essenziale, per Poletti, evitare tensioni competitive tra le diverse centrali della cooperazione. «Per dar forza al movimento occorre muoverci insieme», osserva il presidente.

        Ma l’effetto più immediato del dopo congresso sarà sicuramente il lavoro sulla «governance» e sulla trasparenza. Quanto prima sarà elaborato un codice di autoregolamentazione a cui dovranno attenersi tutte le cooperative. «Chi non si adegua – spiega Poletti – dovrà motivare, fornendo le ragioni in modo formale». L’obiettivo è di separare la proprietà dalla gestione, che vuol dire che il presidente non potrà più essere anche amministratore delegato, come era il caso di Giovanni Consorte all’Unipol. «C’è già una commissione al lavoro – rivela Aldo Soldi, presidente Coop distribuzione – entro questo mese arriveranno le prime conclusioni».