Legacoop Toscana: Il 2000 è stato un anno positivo

19/12/2001









FIRENZE — Il 2000 è stato un anno positivo


FIRENZE — Il 2000 è stato un anno positivo per il popolo (sono un milione e 647 mila 197, quasi il 40% della popolazione toscana) dei soci delle cooperative aderenti alla Legacoop Toscana. I numeri del rendiconto annuale sono musica dolcissima per le orecchie di soci e dirigenti: i bilanci di 953 coop, il 95% delle 1002 società aderenti alla Lega, registrano un fatturato di 9.382 miliardi di lire (+8,1% rispetto al ’99); buoni anche i dati del primo semestre di quest’anno, che fa registrare un +10%. Lo stesso vale per gli addetti: erano 34.532 nel 2000 (+ 7,9% rispetto all’anno precedente) e aumenteranno anche nel 2001 (si prevede un + 5%); non solo: la presenza femminile nelle cooperative della Lega si assesta sul 45% rispetto al dato regionale del 41%. Dati rosei anche sul versante del prestito sociale con sei miliardi e 76 milioni di lire e su quello dei soci prestatori, che sono ormai la seconda città della Toscana: 376.248. A fare la parte del leone sono le coop di consumo (i supermercati Coop per intendersi) con 5.196 miliardi di volume d’affari (il 55% del fatturato globale), che occupano 11.661 addetti (il 34% di tutte le coop); seguono le coop di dettaglianti con 1.302 miliardi di lire (il 14% del volume d’affari complessivo) e pochissimi addetti (525, il 2%); poi ci sono quelle di produzione e lavoro con 1.275 miliardi (14% del fatturato totale) e 4.508 addetti (il 13%); seguono le coop che hanno l’11% del fatturato delle cooperative (1.035 miliardi di lire) e il più alto numero di occupati: 15.842, il 45%; distanziate le coop agricole con un volume d’affari di 345 miliardi (4%) e 1.610 addetti (5%).
Andrebbe tutto bene, dunque. Ma a mettere i bastoni fra le ruote c’è il governo e la modifica del diritto societario, che punta a equiparare le cooperative alle altre società. Su questo il presidente di Legacoop Toscana, Giorgio Bertinelli, e il responsabile del dipartimento economico, Franco Cardini, puntano i piedi. Così, insieme a Unioncamere, hanno creato un osservatorio per fare un’analisi strutturale del settore; i primi risultati a febbraio. «Siamo disponibili a discutere della riforma del sistema cooperativo – spiega Cardini – ma non con il mitra puntato alla testa. Il governo vuole affermare il principio che una impresa non capitalista non può produrre utili, e se lo fa deve diventare una spa». Bertinelli precisa che «non è vero che non vogliamo pagare le tasse: nel 2000 ne abbiamo pagate più di 89 miliardi. Se ci tassano gli utili destinati alla riserva indivisibile devono permetterci di essere quotati in Borsa. Invece si detassa il privato e si tassano le coop lasciando in piedi vincoli da economia sovietica». Le coop daranno battaglia e annunciano manifestazioni e ricorsi alla Corte costituzionale e all’Unione europea.

di Giulia Baldi