Legacoop: «Nessun contraccolpo, le coop sono solide»

11/02/2005

    venerdì 11 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

    I conti di Legacoop / Parla il presidente Giuliano Poletti
    « Nessun contraccolpo, le coop sono solide »
    Nel 2004 l’occupazione è aumentata del 6% ma « esiste un problema di competitività del sistema »
    ROMA • « Ci auguriamo che il caso Conad si risolva rapidamente. In ogni caso, il mondo delle cooperative è solido e non dovrebbe subire alcun contraccolpo » . Ne è convinto Giuliano Poletti, presidente della Legacoop, che chiama a sostegno della sua tesi i dati del pre consuntivo 2004 di un’organizzazione che raggruppa 15.300 società: 45,7 miliardi di euro di fatturato complessivo, con un aumento del 5,1% rispetto al 2003; 401.114 gli occupati (+ 3,2% sul 2003); oltre 7 milioni di associati. Numeri che richiedono più di una precisazione.

    Stando alle cifre, il sistema della cooperazione sembrerebbe in piena salute. In realtà, sono gli stessi vertici della Legacoop a manifestare prudenza. Il loro timore è che il ritardo competitivo di cui soffre l’Italia, prima o poi finisca per farsi sentire. Una prima avvisaglia c’è già. Basta dare un’occhiata ai numeri di fine 2003, quando il fatturato aveva fatto registrare un aumento del 7,7% e l’occupazione era cresciuta del 5,7 per cento.


    Le maggiori preoccupazioni giungono dall’agroalimentare. Complice la crisi dei consumi, la crescita del settore nel 2004 si è fermata al 2,5%, laddove l’anno precedente era stata del 5,6 per cento. Stesso discorso per il numero di occupati, passati in 12 mesi da 22.720 a 22.789 unità.


    Ma il basso livello della domanda si fa sentire anche sulle cooperative di consumo. In maniera ancora più sensibile, visto che l’aumento del fatturato è passato dall’ 11,6% del 2003 al 3,6% dell’anno appena concluso. Anche se, su questo punto, la Legacoop precisa che, a causa delle politiche di " prezzi bloccati" attuati dalla Gdo, il ridimensionamento è stato più rilevante in termini monetari che in volume di vendite. E lo testimonia anche il dato sull’occupazione, in crescita di oltre il 6 per cento.


    Difficoltà in vista anche per il " mare magnum" dei servizi: più 5,7% nel 2004 (+ 8% nel 2003). All’interno di una categoria così vasta, le sfumature e i distinguo non mancano. Alle performance estremamente positive della ristorazione collettiva, delle imprese di pulizia e dei servizi integrati, infatti, fanno da contraltare gli affanni dei trasporti e della logistica, su cui pesa come un macigno l’aumento del prezzo del petrolio.


    A parte il boom della pesca (+ 17% nel 2004), le notizie più confortanti per il mondo della cooperazione giungono dall’edilizia abitativa, dove la crescita è stata dell’ 8,2 per cento. In pratica sette volte in più del 2003. Buone nuove anche dal settore produzione e lavoro.


    Quanto meno in termini di fatturato: più 5% contro il 3,5 di un anno fa. A tirare sono soprattutto il mercato delle costruzioni e le società di ingegneria e progettazione. Ed è grazie a loro che si è riusciti ad assorbire anche il passo stentato del manifatturiero. Meno liete le novità provenienti dal fronte dell’occupazione, che nell’intero comparto ha registrato una diminuzione del 2,2 per cento.
    Guardando al futuro, le speranze della Legacoop sono in gran parte concentrate sul Ddl per la competitività, che il Governo dovrebbe varare nei prossimi giorni. L’auspicio di Poletti è che vengano tenute in debito conto le richieste provenienti dal sistema cooperativo. Almeno quelle a " costo zero", come una maggiore liberalizzazione in « quei settori che ancora presentano delle nicchie protette in grado di assicurare rendite di posizione » .


    Più in generale, il numero uno dell’organizzazione spera che nel provvedimento allo studio dell’Economia trovi spazio una riforma degli incentivi volta a premiare non solo le fusioni, ma anche le integrazioni tra imprese. Solo così, secondo Poletti, le aziende italiane potrebbero risolvere il problema sottodimensionale che le affligge e provare ad affrontare la competizione internazionale con strumenti diversi.
    Ma per fare tutto questo, conclude il presidente di Legacoop, occorrerebbe « prima ammettere che un problema di competitività esiste » . Aggiungendo che, nell’Esecutivo, questa consapevolezza non sempre si è vista.