Legacoop, lo strappo arriva in periferia

12/07/2002

Venerdí 12 Luglio 2002



Lo scontro nazionale tra cooperative e confederazione «rossa» si ripropone a ModenaLegacoop, lo strappo arriva in periferia

Stefano Aurighi
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – La spaccatura e poi il parziale dietrofront della Legacoop con la Cgil trova spazio anche nelle vicende locali. La firma della Lega al Patto per l’Italia ha infatti creato non pochi problemi a livello nazionale e, a quanto pare, rischia di riprodurre tensioni anche sul territorio. Nemmeno la mediazione dell’ultim’ora sembra bastare a ricomporre il rapporto tradizionale tra questa organizazzione e la sinistra politica e sindacale. Dopo la firma al Patto, infatti, si era aperta una polemica aspra soprattutto sull’articolo 18. Solo mercoledì, con un comunicato, Legacoop ha dato il contrordine a tutte le imprese affiliate: sì ai contenuti dell’accordo ma si invitano le aziende a non applicare la deroga all’articolo 18. Un compromesso che non sembra bastare. Almeno a Modena dove è rottura tra Cgil e Legacoop. E non sembra bastare l’appello della Lega delle cooperative di Modena alla Filcams Cgil a evitare il rischio di «trasposizione acritica di vicende e di contrasti nazionali nel metodo e nel merito della trattativa locale in corso, creando ombre e relativi irrigidimenti». È guerra aperta, infatti, in casa della sinistra a Modena, tra la Cgil e Coop Estense, il colosso della distribuzione aderente alla Lega con circa 5mila dipendenti tra i punti vendita in Emilia Romagna e Puglia. Motivo del contendere è il rinnovo del contratto integrativo, scaduto il 31 dicembre 1999. Ad aprire il conflitto è stata una proposta di Coop Estense, bocciata dalla Cgil che ha abbandonato il tavolo delle trattative, a differenza di Cisl e Uil. La proposta della "rottura" prevede che il premio di produzione annuo (1.500 euro, distribuiti su 15 mensilità), continui a essere erogato solo in favore del personale già assunto, mentre per i nuovi assunti l’erogazione scatterebbe solo nel caso in cui l’azienda riuscisse a raggiungere un livello di redditività commerciale pari al 3,7% sulle vendite. «Abbiamo fatto un piano di investimenti futuri di circa 430 milioni di euro – spiega Edoardo Laccu, direttore del personale della cooperativa modenese -. Si tratta di un piano pensato per fare fronte alla concorrenza internazionale nella grande distribuzione. Per riuscire a rendere coerente questo piano è stato necessario introdurre degli elementi di flessibilità». La nuova forma di flessibilità, secondo Giordano Fiorani, segretario provinciale della Filcams Cgil, penalizzerebbe però i nuovi assunti: «Coop Estense ha un turn-over elevatissimo nel personale. Ogni anno circa mille persone si licenziano e circa altrettante vengono assunte. Significa che ogni anno mille nuovi dipendenti avrebbero una disparità di trattamento non accettabile. Credo – conclude Fiorani – che un accordo chiuso senza la Cgil, visto il numero di iscritti tra i dipendenti, dovrebbe porre qualche interrogativo a Coop Estense». Allo stato attuale, quindi, non sembrano esserci margini di manovra per andare alla firma del contratto con tutte le sigle sindacali. Al contrario, i dipendenti di Coop Estense iscritti alla Cgil, dopo un primo sciopero di otto ore effettuato lo scorso 29 giugno, si preparano ora ad altre otto ore di sciopero tra settembre e ottobre. A sostegno della proposta di Coop Estense si schierano invece, come detto, la Cisl e la Uil: «Quella di Coop Estense di vincolare l’integrativo al raggiungimento di una certa redditività è una manifestazione di disponibilità che ci soddisfa – spiega Elmina Castiglioni, segretario provinciale Fisascat Cisl».