L´effetto Scajola può rimettere in gioco la Cgil

01/07/2002





retroscena
Mario Sensini


            (Del 1/7/2002 Sezione: interni Pag. 4)
LA DISCUSSIONE SUL TERRORISMO E L´EVENTUALITÀ DI UNA RICOMPOSIZIONE SINDACALE
L´effetto Scajola può rimettere in gioco la Cgil
La Uil: un tavolo anche con loro. La Cisl: ma l´accordo va siglato

ROMA

ADRIANO Musi, segretario confederale della Uil, va subito al dunque. «Dopo quello che ha detto Scajola su Biagi e le dimissioni respinte, se questo fosse un governo sensato domani ci verrebbe a dire: signori sindacalisti, signori dell´opposizione, qui bisogna sederci intorno a un tavolo per riflettere seriamente sul terrorismo, e arrivare così, una volta per tutte, a rasserenare gli animi e a moderare i toni. Tutti insieme, compresa la Cgil, che non si è mai sottratta a confronti così, che è sempre stata in prima linea nella lotta al terrorismo, pagando anche con la vita dei suoi uomini. Una riflessione rasserenante, che coinvolga tutti, potrebbe servire per il prosieguo delle trattative sulle riforme». Se fino a ieri la riesplosione del caso Biagi gettava solo ombre scure sul dialogo sociale, già azzoppato dall´assenza di Cofferati al tavolo sulla riforma dell´articolo 18, perchè sottintendeva nuovi feroci scambi di accuse tra il Governo e la Cigl, le disgraziate affermazioni di Scajola hanno cambiato le carte in tavola. Il governo, che ha sempre accusato Cofferati di avvelenare il clima, oggi è indubbiamente più debole, e dopo l´incidente anche a Palazzo Chigi ragionano su possibili nuove aperture. Del resto, quella riflessione comune sul terrorismo che oggi sollecita Musi, era già nell´agenda del governo subito dopo l´omicidio di Biagi. La trattativa sulle riforme, allora interrotta, secondo il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, doveva ricominciare proprio da lì. La differenza rispetto ad allora è che nel frattempo il confronto sull´articolo 18, con Cisl e Uil, ha fatto grossi passi avanti, ed è ormai vicino alla conclusione, anche se non tutto è chiarito. Il tentativo di «ricoinvolgere» la Cgil in questo stadio, potrebbe aiutare un´accelerazione in avanti, ma anche essere controproducente. «Tutto è possibile. Anche che un dibattito sul terrorismo possa riavvicinare la Cgil al tavolo sull´articolo 18. Se così fosse sarebbe positivo. Se questo avesse l´effetto di rallentare i tempi pazienza, l´importante è che si faccia un buon accordo sui contenuti» dice Musi, che evidentemente i suoi dubbi li ha ancora. Anche Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, ritiene che la cosa più importante siano «i contenuti». Ma la sua è una posizione un po´ diversa. «Non vorrei che questi fatti nuovi inducano il confronto sulle riforme che stiamo conducendo con il governo ad un´accelerazione aprioristica, che porterebbe a chiudere in fretta un accordo, a tutto svantaggio di quel che c´è dentro. Ma nello stesso tempo rifiuto l´idea di un rallentamento del confronto. Noi ci siamo seduti al tavolo e abbiamo lavorato in base alle nostre convinzioni. Cofferati non ha voluto discutere. Io – dice Baretta – sono d´accordissimo sulla riflessione comune sul terrorismo, la ritengo necessaria. Ma non è che se ritorna a casa il figliol prodigo, qua tutto si deve fermare». La Cisl intravede la possibilità di chiudere un accordo positivo sul lavoro e giusto a questo punto non vuole fumo negli occhi. Del resto lo stesso segretario, Savino Pezzotta, era parso molto infastidito dagli ultimi sviluppi del caso Biagi. «La vicenda delle lettere di Biagi non ha creato problemi solo a Cofferati. Li ha creati anche a noi e, più in generale, a tutto il confronto. Le polemiche non aiutano il clima sociale, il clima politico e il confronto» aveva detto sabato Pezzotta. La Cgil, dal canto suo, tiene la bocca cucita. L´unica cosa che si riesce a far dire agli uomini di Cofferati è l´invito alla magistratura perchè «arrivi un chiarimento sulle lettere che fin dal luglio del 2001 hanno indicato la Cgil come oppositrice del professor Biagi». Domani, due luglio, Cgil, Cisl e Uil saranno di nuovo sedute intorno ad un tavolo con il Governo per discutere del prossimo Dpef. Non è escluso che si parli anche di terrorismo.