L’effetto-euro scoraggia i consumi

12/07/2002

Venerdí 12 Luglio 2002



Eurisko e AcNielsen evidenziano le preoccupazioni delle famiglie: dopo il changeover prezzi fuori controllo e risparmi intaccati
L’effetto-euro scoraggia i consumi
Forte riduzione delle spese per beni di lusso, ristoranti, prodotti culturali e fitness
MILANO – I consumatori sono disorientati, sottolineano le indagini di Eurisko ed AcNielsen, crescono le preoccupazioni sull’inflazione, motivate dalla percezione molto alta di prezzi e listini fuori controllo, e si fa strada un calo della propensione al consumo, come orientamento difensivo. Insomma, le famiglie, per l’effetto changeover lira/euro, stanno tagliando la spesa per poter difendere il potere di acquisto risparmiando. L’Eurisko, in una indagine effettuata a giugno, ha rilevato che i consumatori sono arciconvinti (91%) che l’arrivo dell’euro abbia comportato un «consistente aumento» dei prezzi, a cominciare da quelli alimentari. La ricerca Eurisko ha poi sottolineato il fatto che l’esperienza percepita degli aumenti da parte dei consumatori è di molto superiore (+62%) ai timori espressi e prefigurati in fase pre-lancio (maggio/ottobre 2001). Risulta decisamente migliorata, rispetto a un anno fa, la percezione generale degli italiani in rapporto all’euro: il 90% della popolazione si sente pronto a gestire la nuova moneta, non è preoccupato, né si sente in difficoltà. Sono invece in netta crescita i dubbi delle famiglie sulla effettiva convenienza dei prezzi in euro. Dal canto suo Vito Tanzi, sottosegretario all’Economia e presidente del Comitato euro, ha ribadito ieri che per il Governo non c’è un allarme inflazione da changeover. «Può darsi che ci sia stato qualche caso speculativo – ha affermato Tanzi – ma si tratta di episodi marginali dovuti più al fatto che le aziende per adeguarsi all’arrivo della moneta unica hanno dovuto sostenere delle spese come ad esempio il nuovo registratore di cassa o le stesse calcolatrici». I consumatori stanno comunque reagendo alla percezione di prezzi fuori controllo tagliando la propensione agli acquisti, come testimoniano i risultati delle rilevazioni di AcNielsen, presentate al seminario sulla distribuzione in Italia organizzato dal gruppo commerciale Sisa. Le rilevazioni di AcNielsen indicano che la percenzione di aumenti (superiori al 2001) dei prezzi al consumo è diffusa tra le famiglie. Al tempo stesso il monitoraggio indica che i consumatori stanno avvertendo un peggioramento della situazione economica personale (15% del campione), mentre si riduce il numero di coloro che individuano motivi di miglioramento o di stabilità. Sul fronte del risparmio una quota crescente di famiglie (22%) si rivela innanzitutto preoccupata di una flessione netta delle disponibilità reali, mentre cala la quota di chi si esprime in favore di un incremento del risparmio netto o di una difesa dei livelli attuali. Il 14% delle famiglie dichiara inoltre di non effettuare risparmi. Ma ciò che colpisce è che più della metà degli intervistati, una quota che sfiora il 60%, sottolinea il fatto che per risparmiare ci si sta orientando su una contrazione dei consumi. Al tempo stesso cresce la quota delle famiglie che hanno la netta percezione che le spese per acquisti siano in flessione. L’indagine di AcNielsen, che ha fatto un primo bilancio degli orientamenti di spesa e di reazione all’euro da parte delle famiglie, sottolinea che a essere interessati dalla riduzione dei budget di spesa da parte dei consumatori sono un po’ tutti i prodotti; solo per l’alimentare si manifesta sì una contrazione, ma in misura più contenuta rispetto a tanti altri comparti. I tagli alle spese da parte delle famiglie colpiscono in particolare i beni di lusso. Molto netto l’incremento dei consumatori orientati a ridurre l’acquisto dei beni di lusso (gioielli, orologi e accessori), oltre la metà degli intervistati si è orientato in tal senso. Tra il 30 e il 45% dei consumatori appaiono decisi a tagliare le spese per ristoranti e prodotti culturali (libri, dischi, spettacoli). Colpite anche le spese per il fitness (palestre o istituti di bellezza). La crescita della propensione al risparmio in questi ultimi mesi, segnala l’indagine, è cresciuta in media del 10% almeno. Stretta sensibile sulle spese anche per i beni durevoli, come elettrodomestici e il comparto auto/moto, sottolineano le famiglie. Più contentuti invece i tagli dichiarati per quanto riguarda il vestiario e le calzature, i prodotti per la casa, gli alimentari e le bevande (tra il 2% e il 3%), che rappresentano nel complesso una quota di consumi a cui probabilmente le famiglie non rinunciano tanto facilmente.

Vincenzo Chierchia