L’effetto cambio colpisce il turismo

15/11/2004

    domenica 14 novembre 2004

    sezione: TURISMO – pag: 16

    L’INDUSTRIA DELLE VACANZE• Operatori preoccupati per i contraccolpi del rafforzamento dell’euro sulla competitività dell’Italia

    L’effetto cambio colpisce il turismo
    Piccini (Alpitour): l’impatto si vedrà tra qualche mese Bocca (Confturismo): è a rischio la ripresa degli stranieri nelle città d’arte I rincari del petrolio mettono in tensione i costi per i voli a lungo raggio

    VINCENZO CHIERCHIA

      MILANO • Dollaro debole ed euro forte rischiano di essere una trappola per l’industria turistica nazionale, dopo una stagione peraltro molto deludente. Contrassegnata da una pesante flessione degli arrivi dall’estero e da evidenti difficoltà dello stesso mercato nazionale (una buona metà degli italiani ha tirato la cingia sulla spesa turistica). Come sottolinea Amedeo Ottaviani, presidente dell’Enit, «il dollaro debole penalizza il turismo in arrivo da molte aree, i nostri prezzi diventano ancora più cari, non è sicuramente un fatto positivo». E Mauro Piccini, presidente del gruppo Alpitour rilancia: «Gli effetti si vedranno tra qualche mese, notiamo già difficoltà con i partner di Usa e Canada nella definizione dei contratti per la prossima primavera, il momento è delicato».

      La preoccupazione è relativa in particolare alle città d’arte, un comparto chiave dell’offerta turistica italiana che — in uno scenario di pesanti difficoltà — ha fatto registrare quest’anno segnali positivi. «Il dollaro debole rischia di essere una trappola — commenta Bernabò Bocca, presidente di FederalberghiConfturismo —. In Usa tira una forte aria di ripresa del turismo ma il grosso non si dirige verso l’Europa.
      Certo, quest’anno abbiamo avuto un recupero di americani e altri ne arriveranno a breve, c’è un gran desiderio di tornare a viaggiare. Ma la maggior parte resta oggi nell’area dollaro, va in Asia o verso i Caraibi. Insomma, non ci sarà quel boom che avremmo potuto avere con un euro più a buon mercato. In una città come Firenze, ad esempio, l’impatto dell’euro forte si farà sentire.
      Per quanto riguarda i viaggi all’estero degli italiani — aggiunge — c’è una situazione divarcata: metà del Paese non va proprio in vacanza, mentre chi può permetterselo viaggia di più e con i benefici dell’euro forte».

      Per Andrea Giannetti, presidente di Assotravel (agenzie di viaggio) «è ora di affrontare radicalmente i problemi strutturali dell’industria turistica italiana; il super-euro e, di converso, la debolezza del dollaro penalizzano duramente la competitività del made in Italy. Il problema è che siamo in difficoltà a competere su fattori diversi dal prezzo, oggi serve una più organica politica nazionale per il settore, che punti su qualità e innovazione». «La competitività deriva da un complesso di fattori di cui il cambio è uno dei tanti — commenta Roberto Ruozi, presidente del Touring club — occorre un impegno di alto profilo ma su più fronti. I vantaggi del cambio favorevole vanno ai Paesi che hanno un’offerta ben gestita».

      Sul fronte estero gli operatori tendono a cautelarsi sul piano valutario, ma rilanciano gli investimenti, perchè l’euro forte incentiva i viaggi all’estero. «Privilegiamo i contratti in euro — spiega Piergianni Addis, titolare del tour operator Kel12 —, c’è una maggiore stabilità dopo anni di esposizione alle fluttuazioni». Teorema ha puntano molto sull’area del dollaro incrementando l’offerta (2mila camere in più, tra Kenya e Thailandia). Da più parti si segnala un incremento dei viaggi verso l’area del biglietto verde. «Prevediamo — sottolinea Giannetti — per le vacanze di fine anno un rinnovato interesse con un +3% per le destinazioni marine ed esotiche invernali».

        Resta il nodo del caro-greggio. Il dollaro si è indebolito rispetto all’euro, ma il barile di petrolio è ai massimi. «L’impatto si sta già facendo sentire sui viaggi a lungo raggio — commenta Piccini — con richieste di rincari da parte delle compagnie aeree per voli verso le tipiche destinazioni invernali. Le richieste di aumento si aggirano anche sui 50-52 dollari a tratta». E sul fronte dei pacchetti turistici delle tensioni si segnalano già. «In settembre abbiamo registrato un incremento tendenziale del 20% — commenta Ilaria Piemonte, economista di ref. —. L’aumento cumulato dei primi nove mesi 2004 è all’11,6%, rispetto all’1,3% del 2003 e al 4,4% del 2002. Indubbiamente l’effetto caro-petrolio pesa in un mercato contraddistinto da una ripresa dei viaggi».