L’editore di Libero conquista l’Unità

10/12/2007
    lunedì 10 dicembre 2007

    Pagina 9 – Politica

    il caso
    Trattativa conclusa per il quotidiano fondato da Gramsci

      L’editore di Libero
      conquista l’Unità

        PAOLO BARONI

        ROMA
        A dieci anni di distanza la famiglia Angelucci rientra nel capitale dell’«Unità». Questa volta però, al contrario della «privatizzazione» del ‘97 quando si accontentarono di poco più del 20%, i «signori» della sanità privata romana prenderanno il controllo pieno del quotidiano gettando sul piatto un bel pacco di milioni.

        La trattativa, iniziata ai primi di novembre con la firma di un primo contratto preliminare (accompagnato da un versamento di 2 milioni di euro), si è infatti conclusa positivamente e scadute le 4 settimane previste dalla «due diligence» gli Angelucci, guidati dal 35enne Giampaolo, hanno deciso di chiudere l’affare. Il termine ultimo per modificare l’offerta per il quotidiano fondato da Antonio Gramsci scadeva venerdì scorso e la decisione, presa assieme all’advisor Bdo dopo aver analizzato la situazione contabile, è stata quella di procedere. Nemmeno la scoperta di ben 79 cause di lavoro intentate dai giornalisti contro l’editrice dell’ex quotidiano della Quercia li avrebbe scoraggiati.

        La firma del contratto finale è fissata per mercoledì prossimo, mentre il giorno 18 è previsto il cambio di proprietà vero e proprio. A passare di mano sarà una quota di maggioranza della «Ad srl», la finanziaria che fa capo alla presidente Marialina Marcucci e ad alcuni soci minori, che a sua volta controlla l’82% della «Nuova iniziativa editoriale» e che dal 2001 edita la «nuova Unità». Salvo aggiustamenti che potrebbero venire definiti nelle prossime ore, l’operazione dovrebbe avere un valore compreso tra i 17 ed i 20 milioni di euro, cui vanno poi aggiunti i debiti (giudicati però a livelli «fisiologici» da chi ha visto i libri contabili) ed eventualmente i soldi necessari a rilevare la testata e che attualmente fa capo a un’altra società.

        Con questa operazione gli Angelucci, che controllano 26 cliniche con 2000 dipendenti e 3500 posti letto – e dopo l’uscita da Capitalia-Unicredit dispongono di ben 500 milioni di euro di liquidità – rafforzano in maniera significativa il loro portafoglio editoriale che fa capo alla subholding «Tosinvest editoria» sotto le cui insegne a giorni potrà schierare «l’Unità» (area Pd-Ds) a fianco di «Libero», decisamente orientato sul centrodestra, e del «Riformista».

        L’entrata in campo del Gruppo Tosinvest, che da sempre vanta buoni rapporti d’affari coi Ds, con Massimo D’Alema e soprattutto col tesoriere Ugo Sposetti (dal quale in passato ha rilevato debiti ed immobili del partito, comprese Botteghe oscure, dove forse presto si trasferirà il quotidiano), ha creato qualche malumore nel Partito democratico. Al punto che qualcuno è arrivato ad ipotizzare una cordata alternativa, più vicina a Walter Veltroni e Romano Prodi, organizzata da Intesa-Sanpaolo, alla quale avrebbero dovuto prendere parte gli editori Carlo Caracciolo e Carlo Perrone, il petroliere Massimo Moratti ed il finanziere Francesco Micheli. Tutti gli interessati hanno subito smentito, e l’eventuale contrattacco (semmai fosse stato davvero progettato) è caduto nel vuoto. I maligni sostengono per mancanza di una vera copertura politica. Fatto sta che nessuno ha voluto (o potuto) fermare gli Angelucci.

        Già nelle passate settimane la notizia del possibile cambio di proprietà de «l’Unità» aveva creato non poche preoccupazioni nella redazione di via Benaglia. Gli Angelucci non sono infatti collocabili politicamente, visto che le loro relazioni spaziano a tutto campo dai Ds all’Udc sino ad An, ma il fatto che siano nel frattempo diventanti gli editori di «Libero» ha creato un certo allarme. La redazione, attraverso il comitato di redazione, ha subito chiesto chiarimenti alla Marcucci, evitando uno sciopero di protesta solo per un pugno di voti. Ora che gli Angelucci arrivano per davvero si aggrappano all’idea di costituire un comitato di garanti (composto dalla scrittrice Clara Sereni, da Alfredo Reichlin e dell’ex direttore Furio Colombo) allo scopo di «mantenere inalterata la collocazione storica dell’”Unità”, il suo ruolo nel panorama della stampa democratica e la sua identità di giornale nazionale».

        Dal canto loro gli Angelucci, proprio per rendere meno traumatico il cambio, oltre a confermare i livelli occupazionali del giornale, sembrano intenzionati a confermare l’attuale direttore Antonio Padellaro, che dalla fine del 2004 ha preso il posto di Colombo. Quanto meno per la prima fase.