L’economista Curzio:«Il vero rischio è la rincorsa salariale»

21/02/2001
Corriere della Sera





L’ECONOMISTA QUADRIO CURZIO

«Il vero rischio è la rincorsa salariale»

      MILANO – «Dovrebbe essere un’impennata passeggera. Per valutare bene occorre aspettare. Ma da questo dato emergono due considerazione per nulla positive: l’economia italiana non si è ancora stabilizzata e, dietro l’angolo, c’è sempre la rincorsa salariale che potrebbe rompere il meccanismo virtuoso». Alberto Quadrio Curzio, economista e preside della facoltà di Scienze Politiche alla Cattolica, riflette su questo 3% che per due mesi consecutivi attanaglia l’andamento dei prezzi. Professore come lo spiega?
      «Con l’aumento dei prezzi alimentari dovuto a Bse e tariffe. Il primo è un fenomeno esogeno, il secondo è più strutturale e dipende dalla necessità di una maggiore liberalizzazione».

      Le previsioni per il 2001 passano così dal 2,3% al 2,7%…

      «Con le previsioni ci andrei cauto, meglio aspettare i dati definitivi. Il pericolo vero è che sul dato del 3 per cento si inneschi la rincorsa salariale. Allora il Paese si può infilare in un tunnel poco gradevole».

      Conti pubblici a rischio?

      «Il dato sull’inflazione è imbarazzante ma non preoccupante. Però la crescita del Pil, anche se resta al 2,8% indicato dal governo, è sempre molto inferiore alla media Ue. Se ne deduce che l’Italia è ancora in mezzo al guado, la sua economia non è stabilizzata».

      Condivide l’allarme di Monti sulle promesse elettorali di Polo e Ulivo?

      «E’ difficile essere in disaccordo con Monti. Soprattutto condivido il richiamo ai vincoli di Maastricht e al fatto che non saranno i governi a scegliere la politica economica».

      Alcuni economisti, tra cui lei, hanno scritto che l’ultima finanziaria è stata elettorale. Può aver influito sul boom dei prezzi?

      «E’ presto per dirlo. Però se osserviamo la dinamica della crescita del Pil scopriamo che nella seconda metà degli anni Novanta la "zona" tecnologica e quella della flessibilità del lavoro sono diminuite».

      Il Polo ha annunciato forti tagli fiscali. Se andrà al governo non ci saranno rischi inflattivi come il caso Irlanda?

      «Non è detto, basta adottare misure per far crescere gli investimenti ma non i consumi. Il paragone con l’Irlanda non esiste: pur avendo un debito pubblico irrisorio rispetto a quello Italiano, Bruxelles ha già ammonito Dublino più volte. L’Italia, col suo debito che può far affondare l’euro, è guardata a vista e scelte economiche volte a riscaldare i prezzi verrebbero fermate in tempo. Perché il tracciato storico dell’Italia, e tutti lo sanno, è di alta inflazione».
Roberto Bagnoli


Economia



© Corriere della Sera