L’economia nasconde 197 miliardi

24/09/2003


ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
226, pag. 6 del 24/9/2003
di Filippo Caleri



È quanto emerge dalla rilevazione Istat riferita al 2000. Oltre 3,5 milioni di lavoratori in nero.

L’economia nasconde 197 miliardi

Il sommerso ha sfiorato il 17% del prodotto interno lordo

L’economia sommersa italiana ha sfiorato il 17% del pil nel 2000. La ricchezza sfuggita alle statistiche e al fisco è così ammontata a circa 197 miliardi di euro. È quanto ha rilevato l’Istat, nella sua indagine sulla misura dell’economia nascosta. Che ha precisato che la stima rappresenta un’ipotesi massima da comparare con un valore stimato nel caso minimo. In quest’ultimo caso, secondo l’istituto di statistica, la ricchezza prodotta e non denunciata sarebbe pari a 177 miliardi di euro, il 15,2% del pil.

Sono diverse, secondo le rilevazioni, le modalità con cui la ricchezza rimane nascosta alle stime ufficiali. Così, all’interno del 16,9% del pil nascosto, il 6,7% è attribuibile alla sottodichiarazione del fatturato nei libri contabili, l’8,5% è derivato dall’uso di lavoro non regolare, mentre una piccola parte (l’1,7%) è legata alla necessità di riconciliare le stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda.

Quanto ai lavoratori in nero o in sottostimato, nel 2000 sono stati oltre 3,5 milioni su un totale di 23 milioni e 452 mila, una cifra che corrisponde a un tasso di occupazione irregolare del 15%. I dati sugli occupati non regolari, segnala l’istituto di via Balbo, sono in costante crescita. Nel ’92 risultavano vicini al 13,4% e il numero è aumentato nel corso degli anni, fino a raggiungere il picco nel ’98, quando si è attestato a quota 15,1%; nei due anni successivi, il tasso si è stabilizzato intorno al 15%.

I furbi, che nascondono parte del reddito prodotto, si annidano principalmente nel settore agricolo, dove l’incidenza del nero ha raggiunto, sempre nel 2000, il 36% del valore aggiunto, una cifra determinata in larga parte dall’utilizzo nei campi di lavoratori irregolari. Più basso, ma in linea con il valore medio, il reddito nascosto nel terziario, che oscilla in una forchetta compresa tra un minimo del 17,7% e un massimo del 19%. È il settore industriale, invece, quello in cui la produzione sommersa è in una fascia di valore in cui il minimo è pari al 9,4% e il massimo al 12,5%.

Lo studio condotto dall’Istat non prende in considerazione le attività illecite e criminali, ma solo quelle legali che sfuggono all’osservazione perché occultate al fine di evadere il fisco o la contribuzione sociale. Rientrano poi nello stesso ambito di osservazione tutte quelle attività su piccola scala, definite come informali, e quelle produttive, non registrate per deficienza del sistema di raccolta dei dati statistici, che costituiscono il cosiddetto sommerso statistico.

È la Calabria la regione con la più alta presenza di aziende in nero: una su quattro. Ad affermarlo è un altro istituto di ricerca, l’Eurispes, secondo cui nel 2003 l’economia sommersa potrebbe produrre una ricchezza nascosta pari a 8,779 miliardi di euro, quasi il 40% del pil regionale.