“L’economia italiana verso una ricaduta”

14/12/2010

All’Italia predice ora un downturn , ossia una ricaduta, l’indice anticipatore mensile con cui l’Ocse cerca di capire l’andamento futuro dell’economia; mentre per l’insieme dell’area euro, come per Francia e Germania, vede «uno stabile passo di espansione».
Quando al contrario nei numeri di quell’indice l’Italia sembrava riprendersi dalla crisi meglio degli altri, le fonti governative erano leste a sottolinearlo; ma si tratta di un calcolo assai aleatorio, cosicché potrebbe sbagliare ora come prima. Più sicuro è che l’Europa continuerà a muoversi per un certo tempo a due velocità, più rapidi nella ripresa i Paesi forti attorno alla Germania, più lenti quelli deboli, come la stessa Ocse afferma nel più meditato rapporto sull’area euro, pure pubblicato ieri.
In vista del vertice di questa settimana tra i Capi di Stato e di governo dell’Europa, l’Ocse – organizzazione dei Paesi industriali avanzati, ora giunta a 34 membri – si schiera a fianco della Banca centrale europea nel chiedere una riforma severa del Patto di stabilità. Le sanzioni verso i Paesi dell’euro che violano le regole dovrebbero essere «quasi automatiche» ed essere applicate già all’inizio delle procedure di infrazione, si legge nel documento. Inoltre occorrerebbe una «adeguata definizione operativa per le riduzioni del debito pubblico che saranno richieste»: ossia proprio la clausola che il governo italiano si batterà per attenuare al massimo.
Piercarlo Padoan, l’italiano che dell’Ocse è sia vice-segretario generale sia capo-economista, apprezza come «una buona idea» quella di emettere titoli pubblici comuni dell’area euro, lanciata da Giulio Tremonti e dal presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, respinta da Germania e Francia; ma il testo da lui presentato ieri non ne fa menzione. Piuttosto, l’Ocse invita a una forte responsabilizzazione delle politiche di bilancio nazionali, tale da rendere più difficili le trasgressioni. Ogni Paese dell’euro dovrebbe dotarsi di una autorità indipendente dai governi che controlli i bilanci pubblici, sconsigli se necessario certe misure troppo costose, segnali per tempo gli andamenti non conformi ai programmi concordati.
L’Olanda e il Belgio sembrano i Paesi che più hanno sperimentato organismi di questo genere, mentre l’Italia ha sciolto l’Isae, l’istituto pubblico di ricerca che almeno faceva previsioni sui conti pubblici indipendentemente dal Tesoro. L’urgenza è ovviamente maggiore nei Paesi con conti pubblici a rischio, in particolare in Grecia dove i dati ufficiali erano stati falsificati. Il primo compito sarebbe quello di «eliminare le forzature politiche dalle previsioni economiche» in modo anche da armonizzarle tra i diversi Paesi dell’area. Un suggerimento malizioso è quello di far calcolare a questi organi indipendenti anche il costo vero delle promesse elettorali dei partiti.
Un altro consiglio è di stabilire con leggi «regole a medio termine» per contenere la dinamica delle spese, con tetti (come ha già fatto la Germania) o scadenzari. Risanare i bilanci pubblici è per l’Ocse una assoluta urgenza nell’area euro, pur se rallenterà la ripresa. Non devono farlo solo i paesi deboli, allo scopo di frenare il rialzo dei tassi di interesse che i mercati chiedono per finanziarli; tutti nell’area devono impegnarsi, per due buoni motivi, ovvero ricostituire margini di manovra per fare fronte a future crisi, e prepararsi ai costi dell’invecchiamento della popolazione. Nell’insieme dell’area euro «una modesta ripresa economica prosegue, pur con qualche rischio»; ma i Paesi deboli vanno incontro a «un difficile e prolungato processo di aggiustamento».