L´economia italiana rialza la testa

13/05/2010

ROMA – Si torna a crescere, ma si continua a spendere troppo. Il debito pubblico aumenta mentre le entrate fiscali calano. Dopo due anni in apnea, il Pil – la ricchezza prodotta dal Paese – è aumentato dello 0,5%. Mezzo punto percentuale guadagnato nei primi tre mesi del 2010 e un +0,6% sullo stesso trimestre del 2009. Anche se la ripresa si fermasse per tutto il 2010, il Pil sarebbe comunque positivo.
Non è una svolta, ma è un segnale quello che arriva dall´Istat anche perché è più di quanto si attendevano gli economisti, è superiore della media Ue (+0,2%) e non si discosta molto dallo 0,8% previsto dall´Fmi. Un dato, quello del Pil, che tra l´altro va a braccetto con il balzo della produzione industriale di marzo, un +6,4% come non si vedeva da anni. Tant´è che Piazza Affari festeggia e chiude con il segno più. «Un dato positivo» commenta Emma Marcegaglia, che si aspetta di archiviare il 2010 con una crescita dell´1%. «Ma – aggiunge il presidente degli industriali – la strada è ancora lunga. Dobbiamo recuperare un meno 6,3% di Pil accumulato tra 2008 e 2009».
Le buone notizie però finiscono qui. Il debito pubblico a marzo è salito del 3,1%, tornando a sfiorare il livello record raggiunto in ottobre, mentre le entrate fiscali calano e in tre mesi lasciano sul terreno oltre un miliardo di euro. È la Banca d´Italia a fotografare lo stato dei conti pubblici nel suo Bollettino statistico: il debito è salito a 1.797,653 miliardi, contro i 1.794,978 di febbraio, lievitando in una anno di 52 miliardi. E mentre il debito cresceva, le entrate tributarie scendevano dell´1,6% rispetto al primo trimestre 2009 (erano 81,016 miliardi a marzo 2009, sono calate a 79,672 miliardi). Un lieve recupero c´è stato invece a marzo.
La novità però è la ripresa dell´economia. Ma se la crescita del Pil è la migliore negli ultimi tre anni, i conti pubblici rappresentano un macigno sulla strada della crescita. «Che c´è – commenta il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – ma il nostro compito è accelerarla. Dobbiamo incoraggiarla e accompagnarla con l´occupazione». Cauto il vice ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso. «La crescita – spiega – è trainata principalmente dalle esportazioni, cresciute del 7% nei primi tre mesi dell´anno», mentre la domanda interna è debole, come sottolineano i consumatori. Per stimolarla, aggiunge Urso, occorre «realizzare riforme interne». A trainare l´aumento del Pil è stata anche l´agricoltura, sottolinea la Confederazione degli agricoltori: «Abbiamo segnali positivi», commenta il presidente Giuseppe Politi, anche se le «imprese restano in affanno».
La Cisl valuta invece con molta cautela il dato sul Pil e per due ragioni. «L´aumento segnalato dall´Istat – dice Luigi Sbarra segretario confederale Cisl – deriva dal confronto con due trimestri a crescita negativa». Non solo. Nel 2009 «la diminuzione del Pil in Italia (5%) è stata superiore alla media Ue (4%)». Tiepida anche Confcommercio che parla di un «segnale incoraggiante», ma certifica «la lentezza del recupero, effetto della debolezza strutturale dell´economia italiana».