«L’economia italiana ferma anche quest’anno»

07/05/2004


          venerdì 7 maggio 2004
          «L’economia italiana ferma anche quest’anno»
          Le previsioni di Ires-Cgil indicano che il Pil non andrà oltre lo 0,5% di crescita. La Bce lascia i tassi invariati, preoccupazione per il caro petrolio
          MILANO Continuano i segnali d’allarme per l’andamento della nostra economia. «Una crescita del prodotto interno lordo che non supera per il 2004 lo 0,5%»: è questa la previsione che l’Ires Cgil fa nel suo rapporto congiunturale presentato ieri dal presidente dell’istituto di ricerca Agostino Megale e dai dirigenti sindacali Beniamino Lapadula e Marigia Maulucci e discusso dagli economisti Paolo Silos Labyni e Antonio Lettieri.

          L’Italia sta attraversando la crisi più lunga dal dopoguerra, rileva
          l’Ires Cgil. Anche se ci fosse una lieve ripresa nella seconda parte dell’anno il risultato non potrebbe migliorare di molto quello registrato nel primo trimestre dell’anno durante il quale il pil ha avuto una crescita pari allo zero. Difficile, quindi, attendersi grandi miglioramenti visto che tutti gli indicatori
          (ordinativi, produzione industriale e vendite) confermano la stagnazione.

          Quello che bisogna fare è rilanciare i consumi delle famiglie che
          hanno un reddito medio-basso. Dal 2000 al 2002 le famiglie degli operai – secondo i dati elaborati dall’Ires Cigil – hanno subito una riduzione dei redditi pari al 2,6% e una riduzione dei consumi pari al 4,1%. Il contrario invece è accaduto agli imprenditori e lavoratori autonomi che hanno visto salire i loro redditi del 4,5% e i consumi del 6%.

          La situazione delle famiglie con reddito medio-basso, secondo l’Ires non può che essersi aggravata nel 2003 visto che l’inflazione è stata pari al 2,7% e le retribuzioni sono salite del 2,3%. Si assiste anche ad un declino nella crescita dell’occupazione. Il dato registrato a gennaio dall’Istat con un +167 mila occupati, è il dato più basso degli ultimi anni ed è in buona parte dovuto, ricorda l’Ires, al fatto che lavoratori di 50-59 anni hanno deciso di non andare in pensione.

          Intanto, la trasferta di Helsinki non ha portato particolari elementi
          di novità nella politica monetaria della banca centrale europea,
          che non ha toccato i tassi di interesse (al 2%) restando quindi in posizione di attesa e confidando in una ripresa graduale, anche se moderata, per l’eurozona. L’istituto di Francoforte – secondo quanto più volte ripetuto ieri dal presidente, Jean-Claude Trichet – ritiene che i rischi per la stabilità dei prezzi a medio termine siano «bilanciati» e in materia di tassi resta «aperto a tutte le soluzioni».

          Il presidente della Banca centrale europea si è mostrato leggermente più ottimista sulla crescita dei dodici di quanto non lo fosse un mese fa, ricordando che gli ultimi dati economici – e in particolare gli indici pmi sulla fiducia delle imprese – offrono «segnali positivi» sul primo scorcio del secondo trimestre.

          Al tempo stesso, però, Trichet ha messo in evidenza il forte rialzo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime, un elemento che, se dovesse continuare, potrebbe rappresentare un serio rischio per l’inflazione e per la crescita dell’eurozona in un’ottica di breve periodo.