«L’economia è ferma, consumi a crescita zero»

07/10/2002


          5 ottobre 2002


          ITALIA-ECONOMIA


          «L’economia è ferma, consumi a crescita zero»

          Confcommercio rivede le stime al ribasso: +0,4% il Pil 2002

          Marco Di Fonzo


          (NOSTRO SERVIZIO)
          ROMA – «La nostra economia ha toccato il fondo, anzi il sottofondo, e non si è ancora ripresa». Non ha dubbi il presidente di Confcommercio Sergio Billè: la crescita è prossima allo zero. E illustrando ieri le previsioni dell’associazione dei commercianti che correggono al ribasso le stime del Governo Billè ha chiarito: «La svolta tanto attesa non c’è ancora e per questo la crescita nel 2002 si fermerà allo 0,4 per cento». Secondo Confcommercio non si arriverà, quindi, neanche al già supermagro 0,6% di aumento del Pil previsto dal Governo nell’ultima Relazione previsionale. E l’ombra minacciosa della crisi si allunga anche sul 2003: al 2,3% stimato dall’Esecutivo, Confcommercio oppone «un più realistico» 1,8% di crescita del Pil. Per smentire le previsioni di un economia quasi ferma, servirebbe un’improvvisa impennata negli ultimi mesi dell’anno. Un’eventualità praticamente remota, secondo Confcommercio, vista la persistente situazione negativa degli Stati Uniti e dell’Europa, Germania in testa. Al contrario, l’avvio del conflitto in Irak sarebbe un ulteriore e grave elemento destabilizzante dei mercati mondiali. Le stime di Confcommercio sono particolarmente pessimiste riguardo ai consumi delle famiglie. Lo studio presentato ieri segna un +0,2% per il 2002 in questo settore, contro lo 0,3% del Governo. E soprattutto prevede un modesto 1,6% per il 2003, molto al di sotto del 2,5% contenuto nella Relazione previsionale. «Senza agevolazioni per le famiglie con reddito tra 25mila e 45mila euro – ha spiegato Billè – non ci può essere rilancio dei consumi, perché da questa fascia di reddito arriva il 70% della spesa». Anche il capitolo esportazioni presenta previsioni diverse. Confcommercio non crede al +7% del Governo nel 2003, e stima un 5,8% dovuto al deficit di competività delle nostre merci: «Le imprese italiane non innovano – si legge nello studio – e così i prodotti hanno perso quota nel commercio mondiale». E la tendenza a una evoluzione produttiva meno sostenuta del previsto, secondo Confcommercio, trascina in basso anche le stime delle importazioni. In termini reali, secondo l’associazione dei commercianti, l’import crescerebbe del 6%, e non del 7,1% stimato dal Governo.