L’economia avanti piano, crescita 2004 all’1,1%

16/02/2005

    mercoledì 16 febbraio 2005

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    IN DICEMBRE IL PIL E’ CALATO DELLO 0,3%. CONFCOMMERCIO NON VEDE L’USCITA. PEZZOTTA: SIAMO FERMI. IL GOVERNO: NESSUNA MANOVRA AGGIUNTIVA
    L’economia avanti piano, crescita 2004 all’1,1%
    Siniscalco: «Una brutta sorpresa». Confindustria: i dati parlano da soli

      Alessandro Barbera

      ROMA
      Una «brutta sorpresa», ammette il ministro Siniscalco. Anche se è ancora una stima e aggiungendovi i cinque giorni lavorativi che mancano il dato finale dovrebbe migliorare. Ma resta la peggiore contrazione su base trimestrale dal 1998: fra ottobre e dicembre 2004 il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,3%. Un dato di poco peggiore a quello segnato dalla Germania (-0,2%), ma al di sotto di quello dell’intera area Euro (+0,2%) e soprattutto di Gran Bretagna, Francia (+0,7%), Spagna (+0,8%) e Stati Uniti (+1,1%). Un dato che ferma per ora la crescita italiana dell’anno appena passato ad uno striminzito +1,1%, contro il +1,4% stimato dal governo. «Il dato è stato trainato dal cattivo andamento della produzione industriale», ha spiegato ieri il ministro entrando in Senato per parlare della riforma del Patto di stabilità. Ma «aspettiamo il dato grezzo, che secondo gli esperti dovrebbe attestarsi tra l’1,3 e l’1,4%». L’Istat promette di fornire questo dato definitivo per il primo marzo.

        La produzione industriale è andata male soprattutto in dicembre a causa – spiega in questo caso l’altro istituto governativo di previsioni – l’Isae, ad un calo delle esportazioni e alla «forte flessione» per il comparto dei beni strumentali (-1,8%), degli apparati meccanici (-2,7%) e degli strumenti di precisione (-2,8%). L’Istat ieri vedeva il bicchiere mezzo pieno: +0,7% nella media 2004. Un dato che però cambia totalmente segno se visto a parità di giorni lavorati (detta banalmente: considerando come si è prodotto in termini di «efficienza», non solo «quanto»): -3,1% a dicembre, -0,4% rispetto al 2003. Per l’Isae il dato rimarrà negativo fino a febbraio, poi a marzo dovrebbe risalire «lievemente».

          Preoccupati dei numeri sull’economia italiana sono ovviamente il mondo produttivo e i sindacati. «I dati parlano da soli» ha commentato da Nuova Delhi il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo. Invito «pacatamente, serenamente, costruttivamente» a prendere atto della situazione: «più si gira il mondo e più si vede come i dati dell’Unione europea e quelli dell’Italia portano a pensare che l’economia è la priorità più grande che abbiamo. Soprattutto per un Paese come il nostro che ha nell’industria il suo core business». D’accordo con Montezemolo i leader di Cgil, Cisl e Uil, che parlano di Paese «fermo», quasi «intrappolato».

          L’economia italiana, dice il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, «invece di andare avanti sta andando indietro. Siamo tra gli ultimi, se non gli ultimi in Europa». «Il Paese è fermo ed è già un eufemismo dire fermo», aggiunge il segretario della Cisl Savino Pezzotta. L’Italia «cresce troppo poco» anche per il leader Uil Luigi Angeletti. Per Confcommercio l’economia è «in difficoltà e per uscire dalla crisi oggi non sembra disporre nè di vele nè di motori», Confesercenti lancia l’allarme conti pubblici.

            Di allarme per i conti dello Stato parla anche l’ex ministro Vincenzo Visco. «Per rimanere sotto alla soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil nel 2005 mancano all’appello 20 miliardi di euro» e ci sarebbe bisogno di una manovra correttiva. Una eventualità che il ministro Siniscalco smentisce seccamente: «Non mi pare proprio che ci siano le condizioni per pensare ad una manovra aggiuntiva». Per l’opposizione il dato sulla crescita è causa comunque delle politiche economiche del governo. Il diesse Pierluigi Bersani chiede a Berlusconi di spiegare «come mai il nostro Pil è il peggiore d’Europa». Mario Lettieri della Margherita dice che «l’azione del governo in materia economica semplicemente non esiste».

              «I commenti ai dati Istat sul Pil da parte degli esponenti dell’opposizione rivelano ignoranza o malafede», risponde a brutto muso il responsabile economico di Palazzo Chigi Renato Brunetta. «Il Pil registra un’espansione indubitabile. Il lieve calo dell’ultimo trimestre deriva unicamente da un dato settoriale, quello dell’industria, che si mostra altalenante mentre tutti gli altri comparti vanno bene. Confrontando una media annua 2004 di crescita del Pil all’1,1% rispetto al +0,3% del 2003 abbiamo avuto un incremento della crescita di circa il 300-320%».

                Il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno si consola guardando al risultato del suo settore di competenza: «Credo che l’aumento per il secondo trimestre consecutivo del valore aggiunto in agricoltura rappresenti un segnale di grande vitalità, che si dimostra capace di trainare l’economia italiana».