L’ecohotel europeo diventa una realtà

11/11/2004


             
             
             
             
            Numero 270, pag. 17
            del 11/11/2004
            Autore: di Fabio Donfrancesco
             
            L’ecohotel europeo diventa una realtà
             
            Legambiente turismo ha organizzato a Riccione la prima assemblea generale dell’associazione Visit.
             
            Impegno in difesa dell’ambiente e risparmio idrico ed energetico con conseguente riduzione dei costi fissi. Sono queste le linee guida che hanno spinto Legambiente a realizzare il progetto di un network di strutture ricettive certificate da un’ecolabel, consigliate per aver adottato tutta una serie di azioni al fine di limitare l’impatto sull’ambiente. L’esempio italiano è stato seguito anche da altre associazioni ambientaliste europee, che si sono riunite e hanno creato Visit, una rete di ecolabel volontarie per il turismo sostenibile a livello continentale, che comprende oltre mille strutture in 15 paesi, compresi l’Estonia e l’Islanda. Oggi a Riccione, in collaborazione con provincia di Rimini, comune e associazione locale degli albergatori, si aprono i lavori della prima assemblea generale dell’associazione, per concludersi sabato. Il programma prevede numerosi incontri e tavole rotonde per fare il punto sull’ecohotel a livello europeo. ´In Italia contiamo 310 alberghi che si fregiano del cigno verde, l’ecolabel promosso da Legambiente turismo. Nel giro di pochi anni abbiamo fatto passi da gigante’, spiega a ItaliaOggi Luigi Rambelli, presidente di Legambiente turismo. ´È nostra intenzione proseguire secondo le regole che ci siamo fissati alla nascita del progetto, di incoraggiare le imprese ricettive e turistiche a migliorare la propria gestione dal punto di vista ambientale’.

            L’ecolabel prevede innanzitutto un decalogo di norme fondamentali, uguali per tutte le strutture che vogliono attuare una seria politica di salvaguardia ambientale, e poi altri specifici adempimenti, che vengono di volta in volta stabiliti in accordo con il management alberghiero secondo le peculiari caratteristiche della struttura e del territorio circostante. ´L’adozione di tali protocolli d’intesa spesso sono frutto delle campagne di sensibilizzazione promosse delle associazioni locali di imprenditori e delle amministrazioni locali’, chiarisce Rambelli. ´In Italia, per esempio, circa il 60% delle strutture che hanno sottoscritto con Legambiente di impegnarsi per la difesa delle risorse locali, non soltanto ambientali ma anche enogastronomiche e culturali, si trovano in Emilia Romagna. Infatti tale progetto è partito nel 1997 su iniziativa proprio degli imprenditori della Riviera romagnola, sempre attenti a capire le attese e i nuovi bisogni della clientela. Nel giro di pochi anni si sono poi aggiunte strutture di località turistiche di altre regioni: Riviera del Conero (Marche), Martinsicuro (Abruzzo), Ravenna e Lidi, Delta del Po, Isola d’Elba, Cilento e Reggio Calabria. Oltre a quelle marine, ci sono anche centri montani dell’Appennino Bolognese: Parco dei Gessi, Corno alle Scale e Parco dell’Abbazia di Moteveglio’.

            Legambiente turismo organizza corsi di formazione per il personale di tutti i reparti, dalla cucina al ristorante, dalle camere ai servizi. Ed effettua almeno un controllo all’anno per verificare che gli esercizi aderenti mantengano gli impegni presi. ´Quest’anno abbiamo bocciato otto strutture’, sottolinea Rambelli, ´perché non rispettavano tali adempimenti, ben più impegnativi rispetto ai requisiti minimi di legge. Un punto a cui teniamo molto è che nel menù siano presenti prodotti tipici locali, con frutta e verdura di stagione’. Beninteso non ogm. (riproduzione riservata)