Leader uniti sul palco, ma c’è aria di rottura

03/05/2002






DIETRO LE QUINTE

Leader uniti sul palco, ma c’è aria di rottura


Difficile trovare una piattaforma comune. Cisl e Uil divise dalla Cgil su ammortizzatori sociali e accantonamento dell’articolo 18

      DAL NOSTRO INVIATO
      BOLOGNA –
      L’ottimismo della piazza e il pessimismo dei gruppi dirigenti. E’ questo il paradosso di uno strano Primo Maggio, che ha visto sfilare nella città di Marco Biagi i tre leader di Cgil, Cisl e Uil l’uno a fianco dell’altro. Attorno a loro, come ormai avviene regolarmente da mesi, una folla entusiasta che distribuisce applausi e incoraggiamenti. Sul palco ci sono i sindaci con la fascia tricolore e tutta la nomenklatura rossa emiliana. Da sotto arrivano le solite ovazioni popolari per Sergio Cofferati e i bolognesi regalano grande accoglienza anche a Luigi Angeletti e Savino Pezzotta. Il copione, insomma, è rispettato. Eppure sapete di cosa si discute veramente? Della rottura dell’unità sindacale, data per probabile dai dirigenti sindacali bene informati.
      I pessimisti, e sono tanti, raccontano che ammainate le bandiere della festa, ripartiti i pullman pieni di bandiere rosse, per le confederazioni arriverà l’ora della verità. Anche se il governo dovesse aspettare la fine di maggio. Fatto lo sciopero generale, rinverdito il mito del Primo Maggio, Cgil-Cisl-Uil si trovano davanti a un guado. In teoria, come raccomandano i sacri testi, dovrebbero passare dalla protesta alla proposta, ma i sindacalisti presenti qui a Bologna sanno bene che l’ultimo vertice tra i tre «generali» non è andato affatto bene. Anzi. Cofferati, Angeletti e Pezzotta non sono riusciti a stendere una piattaforma unitaria da portare al confronto con il governo. E di conseguenza sono obbligati a giocare di rimessa, ad aspettare le mosse dell’esecutivo. Che con buona probabilità avranno l’effetto – almeno iniziale – di spaccare di nuovo il sindacato, la Cgil da una parte e la Duplice (Cisl-Uil) dall’altra.
      Dal palco Cofferati scandisce: «No ai sotterfugi». E alla piazza racconta che, se il governo avesse in mente di stralciare le modifiche dell’articolo 18 dalla delega e inserirle in un disegno di legge ad hoc, la Cgil non considererebbe tutto ciò sufficiente per dar vita a una vera trattativa sugli ammortizzatori sociali. «Non si negozia sotto ricatto» grida il
      Cinese e la gente lo applaude. Ma come la pensano Cisl e Uil? I loro leader potrebbero considerare una vittoria l’accantonamento dell’articolo 18 e potrebbero sostenere che l’inserimento in un disegno di legge equivale a un binario morto. Da questa differente valutazione potrebbe partire una trattativa con due e non con tre sigle sindacali.
      L’impressione da Bologna è che anche sulla materia degli ammortizzatori sociali le tre confederazioni abbiano idee diverse. La Cgil lo dice chiaro e tondo: «Non vogliamo spiccioli». E Cofferati ha da tempo indicato in 10 mila miliardi di vecchie lire gli stanziamenti necessari per porre mano a un nuovo sistema di tutele. E’ probabile, ma non sicuro, che il direttivo della Cgil del 6 e 7 maggio – oltre a occuparsi degli organigrammi interni – precisi le posizioni della confederazione. Angeletti e Pezzotta, però, hanno un elemento di valutazione in più: l’incontro di una settimana fa con il ministro Giulio Tremonti a qualcosa è servito, oltre che ad aver mandato su tutte le furie i dirigenti della Cgil.
      Un’ipotesi che circola è che la riforma degli ammortizzatori sociali (e relativa spesa) possa essere spalmata su quattro anni, quelli che ci separano dalla fine della legislatura. Gli impegni sarebbero lievi all’inizio per diventare più consistenti l’ultimo anno, quello elettorale. Del resto anche la riforma fiscale dovrebbe alla fine seguire questo itinerario. Se così fosse il governo indicherebbe sì nel Dpef le cifre da destinare al nuovo sistema di tutele, ma non avendo grandi disponibilità immediate si limiterebbe a indicarle come impegno pluriennale. Mettendo così un altro cuneo nell’unità sindacale.
Dario Di Vico