Le vecchie «Co.co.co» al capolinea

12/10/2004



            martedì 12 ottobre 2004


            sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 25
            LEGGE B IAGI • Il 24 ottobre scadranno i contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati prima dell’avvio della riforma
            Le vecchie «Co.co.co» al capolinea
            Ancora un anno di tempo nel caso siano stati siglati accordi di transizione con i sindacati

            NEVIO BIANCHI
            BARBARA MASSARA

            Ancora pochi giorni di validità per i vecchi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, stipulati prima del 24 ottobre 2003, non ancora scaduti e non riconducibili a un progetto così come previsto dall’articolo 61 del decreto legislativo 276/03.

            Il primo comma dell’articolo 86 del decreto, infatti, per rendere meno traumatico il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa, ha previsto che «le collaborazioni coordinate e continuative stipulate ai sensi della disciplina vigente, che non possono essere ricondotte a un progetto o a una fase di esso, mantengono efficacia fino alla scadenza e, in ogni caso, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento». Il decreto legislativo 276/03 è entrato in vigore il 24 ottobre 2003 e quindi il 24 ottobre 2004 scade il periodo transitorio durante il quale i nuovi contratti a progetto hanno convissuto con le vecchie co. co.co stipulate prima della data di entrata in vigore del provvedimento.

            Accordi collettivi. In realtà c’è ancora un piccolo margine di sopravvivenza per le vecchie collaborazioni coordinate e continuative. Lo stesso comma 1 dell’articolo 86 del decreto legislativo 276 prevedeva infatti che, per mezzo di accordi di transizione stipulati dalle sigle sindacali più rappresentative, fosse possibile allungare i termini di efficacia dei contratti di collaborazioni coordinate e continuative non riconducibili ad alcun progetto o fase.

            Il termine finale di validità dei contratti a seguito degli accordi collettivi non era, tuttavia, definito e quindi poteva essere liberamente deciso dalle parti. Su questo aspetto è appena intervenuto il decreto legislativo 6 ottobre 2004 n. 251 (il "correttivo" del Dlgs 276, si veda l’articolo in fondo alla pagina) che, confermando questa possibilità, ha stabilito che i nuovi termini di validità individuati tramite accordi collettivi non possono comunque andare oltre il 24 ottobre 2005.

            La scadenza del 24 ottobre 2004. Il termine del 24 ottobre 2005 rappresenta comunque una deroga, probabilmente assai limitata, rispetto al termine ordinario (24 ottobre 2004) entro cui le vecchie co.co.co. prive di progetto si considerano efficaci. Il 25 ottobre 2004 perderanno pertanto qualsiasi efficacia quei contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati prima della riforma Biagi che non possono essere ricondotti a un progetto o fase di esso. Si tratta dei soli contratti ai quali non è possibile applicare alcuna delle cause di esclusione dall’obbligo del progetto (previste dai commi 2 e 3 dell’articolo 61 del Dlgs 276).

            La revisione dei contratti. Per il committente è quindi tempo di revisione dei contratti di collaborazione in essere, al fine di verificare i casi in cui sia indispensabile procedere alla stipula di un nuovo atto, ovvero quelli in cui possono sopravvivere i vecchi contratti.

            I nuovi contratti. L’obbligo di stipulare un nuovo contratto, in quanto il precedente perde i suoi effetti dal prossimo 25 ottobre, sorge solo per quei contratti di collaborazione ai quali si applicano le nuove regole (articolo 61, comma 1, Dlgs 276/03), ma che non sono riconducibili al progetto. Per esempio, non possono considerarsi efficaci quei contratti che hanno come oggetto un’attività di lavoro espressa in modo estremamente generico, cioè senza specificare la prestazione attesa nonché le concrete modalità organizzative di svolgimento della stessa. Ugualmente decadranno gli effetti di quei contratti di co.co.co. che, sebbene riconducibili a un progetto, hanno durata indeterminata.

            I vecchi contratti che sopravvivono. Non sarà invece necessario stipulare un nuovo atto quando è possibile ricondurre la collaborazione a un progetto o fase dello stesso. Infatti, se il contratto, seppure stipulato in data anteriore alla riforma Biagi, può essere ricondotto a un progetto, e cioè è specificatamente indicato il risultato, l’attività, le relative modalità organizzative, la durata, il contratto manterrà la sua efficacia.

            Fermo restando che la legge non obbliga in questo caso alla stipula di un nuovo atto, il committente che intende, al solo fine di massima chiarezza e precisione, informare i collaboratori della nuova disciplina applicabile, nonché allineare perfettamente i contratti alle nuove disposizioni di legge, potrà procedere a un’integrazione del contratto esistente in cui si richiamano le nuove regole applicabili (per esempio, sospensione per malattia, maternità).

            Sopravvivono inoltre le vecchie co.co.co. stipulate con un soggetto che si trova in una delle condizioni di esonero dall’obbligo del progetto previste dall’articolo 61, comma 3, del decreto legislativo 276. Si tratta dei contratti stipulati con i pensionati di vecchiaia, con gli amministratori e sindaci di società, con partecipanti a commissioni o collegi e con i liberi professionisti iscritti nei rispettivi albi.

            A confronto
            Le situazioni che si verificano per i contratti di collaborazione stipulati prima e dopo il 24 ottobre 2003
            CONTRATTI STIPULATI FINO AL 23 OTTOBRE 2003

            Riconducibili a un progetto.
            Conservano la loro efficacia fino alla scadenza, indipendentemente dal termine della stessa. Potrebbero essere integrati dei contenuti essenziali previsti dal decreto

            Non riconducibili a un progetto.
            Conservano la loro efficacia: 1) fino alla scadenza prevista, senza limiti, se rientranti nelle ipotesi previste dal comma 3 dell’articolo 61 (amministratori, libere professioni, pensionati di vecchiaia, etc); 2) fino al termine definito a seguito di accordi collettivi di transizione al nuovo regime, stipulati in sede aziendale, con le istanze dei sindacati più rappresentativi e comunque non oltre il 25 ottobre 2005; 3) fino al termine originariamente previsto e comunque non oltre il 24 ottobre 2004, per tutti gli altri

            CONTRATTI STIPULATI DAL 24 OTTOBRE 2003

            La norma. Devono essere ricondotti a un progetto, a un programma o a una fase di esso. Si applicano tutte le disposizioni normative e le tutele previste dagli articoli da 61 a 69 del Dlgs 276/03

            Le esclusioni. Sono esclusi dall’ambito della disciplina dei contratti a progetto: 1) le prestazioni occasionali, ai sensi dell’articolo 61, comma 2, Dlgs 276/03 (le cosiddette mini co.co.co, con durata non superiore a 30 giorni in un anno e con compenso annuo non superiore a 5mila euro);
            2) le collaborazioni stipulate con i soggetti indicati dall’articolo 61 comma 3