Le tre sfide del Cinese che ha pronta la valigia

18/09/2002

            personaggio
            Roberto Giovannini

            (Del 18/9/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
            IN UN NUOVO CAPITOLO DI UN LIBRO DEL `97, COFFERATI SPIEGHERA´ LE LINEE DELLA STRATEGIA DEL «GRANDE ULIVO»
            Le tre sfide del Cinese che ha pronta la valigia
            Fondazione, dibattiti e «bagni di folla»: così sarà il futuro del leader

            ROMA LA stanza di Sergio Cofferati al quarto piano di Corso d´Italia, con vista su Villa Borghese, è esattamente come sempre: il solito bric-à-brac di carte, libri e quadri. Anche la scrivania – piena di soprammobili buffi e ricordi – non dà proprio l´impressione di essere a un passo dalla smobilitazione. Il segretario generale non c´è: alla Camera del Lavoro di Belluno prima, alla Festa dell´Unità di Padova poi. Da mercoledì a venerdì Cofferati resterà a Roma, e proprio venerdì il direttivo della Cgil proclamerà uno sciopero generale di otto ore per il 18 ottobre. Sabato, al Palazzetto dello Sport di Viale Tiziano, sotto la elegante volta progettata da Vitellozzi e Pier Luigi Nervi, l´ultimo abbraccio al popolo cigiellino. Proprio lunedì il leader Cgil ha ricevuto dall´amministrazione della Pirelli la lettera che gli comunica formalmente la sua destinazione nell´azienda che lasciò 26 anni fa da perito industriale. «Torno a Bicocca – racconta Cofferati, finito l´incontro di Belluno, e in procinto di cominciare il dibattito di Padova – all´Ufficio studi sociali ed ambientali internazionali, che sta in via Chiese, dall´altro lato di Viale Sarca». Qualifica di quadro, retribuzione come da contratto; si comincia il primo ottobre, orario di lavoro 8.30-17.00. A quel punto inizierà una nuova vita per il «cittadino Cofferati». Una vita da «impiegato e militante», «esattamente come fanno centinaia di migliaia di italiani», che lavorano e si impegnano nel volontariato o nella militanza. Naturalmente, non sarà proprio una vita «normale». Intanto, perché ogni venerdì sera (fino alla domenica) Cofferati partirà per Roma, diretto al suo nuovo ufficio presso la sede della Fondazione Di Vittorio, di cui sarà presidente. Poi, perché continuerà a fare politica, a modo suo: partecipando a dibattiti e iniziative, cercando di continuare a incidere sulla realtà politica e sociale del paese. Ma da una posizione differente. E per un periodo di tempo imprecisato. «Non breve – dice lui – per adesso non ci sono scadenze». Non sarà facilissimo. È vero che in questi mesi Cofferati ha con sapienza gestito – molti osservatori hanno tracciato dei paralleli con la «discesa in campo» di Berlusconi nel 1993-94 – il graduale passaggio dall´attività sindacale a un futuro «qualcosa d´altro». Ma è vero anche che il Cavaliere temporeggiò per alcuni mesi prima di intervenire con tutto il suo peso mediatico (e quello delle sue reti televisive) sul paesaggio politico nazionale. Cofferati, al contrario, sa bene che una volta esaurita la «novità» della Pirelli, non potrà più contare sull´esposizione assicuratagli fin qui dal suo ruolo di leader della Cgil e dalle battaglie condotte in questi anni alla guida del sindacato. «Calerà il silenzio, da parte della stampa e della televisione – spiega – questo è evidente, lo do per scontato». Anche a sinistra, saranno in molti a tirare un sospiro di sollievo, e lui ne è consapevole. Per continuare a pesare sugli eventi, la strategia del cittadino Cofferati si articolerà su tre gambe. L´artiglieria pesante sarà la Fondazione Di Vittorio: cercherà di essere un vero e proprio laboratorio politico, in grado di produrre non solo convegni ben riusciti e allacciare relazioni, ma programmi e proposte per il «Grande Ulivo» sognato dal «Cinese». Le personalità chiamate in causa o contattate (Marcello Messori, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Luciano Gallino, Rossana Rossanda, Paolo Sylos Labini, Paolo Onofri, Franco Gallo, Jacques Delors, Joseph Stiglitz, Eric Hobsbawm) garantiscono qualità. Poi ci sarà la «cavalleria leggera»: la partecipazione a incontri (il primo è venerdì 24, con Lucia Annunziata, per parlare dell´amatissimo scrittore Philip K. Dick), gli interventi sui giornali. E i libri: presto uscirà una versione riveduta di «A ciascuno il suo mestiere», il libro scritto nel 1997 per Mondadori con l´attuale sindaco di Ferrara ed ex-dirigente della Fiom, il carissimo amico Gaetano Sateriale. La nuova edizione (per Baldini e Castoldi) prevederà un primo ampio capitolo, di mano di Cofferati. Parlerà, naturalmente, della battaglia sull´articolo 18, ma indicherà anche le linee guida della nuova stagione. Infine, la «fanteria»: l´incontro «fisico» con le persone, in incontri, dibattiti, manifestazioni. Lo strumento che in questi mesi – dalla manifestazione monstre del 23 marzo, alle mille assemblee, alla raccolta delle firme a difesa dell´articolo 18 – la Cgil e il suo leader hanno utilizzato. Riscoprendo, dicono al sindacato, nella stagione della televisione e dell´immagine virtuale, il rapporto diretto con le persone in carne e ossa. «Si tratta di inventare un altro modo di fare politica – ragiona Cofferati – dovremo sperimentare qualcosa. Vedremo quali saranno gli effetti, le reazioni. Non dimentichiamo però che da Milano si raggiunge tutto il Nord abbastanza facilmente. In due ore vai a Venezia, a Bologna, Torino, Genova, anche se non ci andrò certo tutte le sere. Poi, il venerdì sera vengo a Roma». Se non altro, tra tante incertezze, una cosa sicura: il «nuovo modo di fare politica», confessa, «sarà faticoso. Temo proprio di sì». Con quale progetto? L´asse della proposta non si sposterà molto dai leitmotiv degli ultimi mesi. La stella polare è quella del «Grande Ulivo»: un´alleanza politica del centro e della sinistra ricostruita in nome di un programma chiaro e alternativo a quello del centrodestra, in grado di dialogare e trovare un´intesa con Rifondazione comunista. Su questo fronte, la partita si annuncia molto problematica: lunedì sera, nel faccia a faccia alla Festa di Liberazione con Fausto Bertinotti, Cofferati ha incassato attestati di stima, e grandi e sonori «no». Più facile si annuncia, invece, il dialogo con i movimenti che hanno riempito le piazze in questi mesi – dai no global ai girotondi – pure culturalmente distanti dalla formazione di Cofferati, che nasce e rimane militante di un partito storico della sinistra, e al ruolo dei partiti ci crede. Ma come ha affermato sabato in Piazza San Giovanni alla manifestazione dei girotondi, «piazza e politica devono andare insieme, perché la piazza è una parte della politica». E quando i partiti appaiono spenti e senza idee, il ruolo dei movimenti – quelli "storici", che nascono dal mondo del lavoro, e quelli "nuovi" – è decisivo.