Le tre età della pensione

11/09/2003



giovedì 11 settembre 2003

Le tre età della pensione

Per chi lavora dal ’96 c’è il vecciho sistema per fissare la rendita
      Chi ha iniziato a lavorare dal 1996 non sarà certamente toccato dalla nuova riforma. Potrà ottenere la pensione, calcolata interamente con il metodo contributivo, dai 57 anni indipendentemente dall’anzianità maturata. La pensione è destinata a crescere gradualmente per ogni anno in più di lavoro dopo i 57 di età. Il meccanismo che sta alla base del calcolo contributivo è abbastanza semplice. Il lavoratore, con il concorso dell’azienda, provvede annualmente ad accantonare il 33% del proprio stipendio (artigiani e commercianti accantonano invece il 20%). Il conto contributivo viene rivalutato ogni anno sulla base della dinamica quinquennale del Pil. Alla data del pensionamento, al montante contributivo, ossia alla sommatoria dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione legato all’età scelta: 4,720% per chi decide di lasciare il lavoro e di chiedere la pensione a 57 anni, 5,514% per chi resista fino a 62 anni e 6,136% per chi sceglie di arrivare fino a 65 anni.



Nuovo meccanismo per la fascia «mista» con il contributivo
      Chi al 31 dicembre 1995 aveva meno di 18 anni di contributi viene coinvolto in pieno dal nuovo riordino previdenziale. Potrà, infatti, andare in pensione solo al raggiungimento dei 40 anni di contributi, quindi con più di 57 anni, o dovrà rassegnarsi e attendere il compimento dell’età pensionabile (60 anni le donne, 65 gli uomini). Questa fascia di
      lavoratori ha già subìto i rigori della riforma del 1995, in fatto di sistema di calcolo della rendita. Per loro è previsto il criterio cosiddetto misto e cioè retributivo, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995, e contributivo per i periodi di attività successivi al primo gennaio 1996. Il retributivo, basato sugli stipendi dell’ultimo decennio, sarebbe stato ampiamente più favorevole. Fino a ora potevano consolarsi con il fatto che, nonostante il diverso criterio di calcolo, avrebbero comunque avuto la possibilità di mollare il lavoro dopo 35 anni a 57 anni di età, possibilità quest’ultima che non avranno più.


Se nel 2008 non ci sono i 35 anni di servizio si dovrà arrivare ai 40
      Per chi ha almeno 26 anni di contributi alle spalle tutto dipende da quando si raggiungono i requisiti per la pensione di anzianità. Se il traguardo (e cioè i 35 anni di contributi e 57 di età) verrà tagliato entro il 2007, potrà lasciare il lavoro con le regole di oggi, senza essere colpito quindi dalla riforma. Forse non proprio così, in quanto dovrà molto probabilmente fare i conti con le nuove finestre. Oggi le vie di fuga nell’arco dell’anno sono quattro. Secondo alcune anticipazioni, si passerebbe a due sole; forse quella del primo gennaio e quella del primo luglio. Se invece la combinazione 57 anni di età e 35 di contributi non verrà completata entro il 2007, è facile che dovrà lavorare fino ad accumulare 40 anni di contributi. Oppure, se dovesse passare un’altra ipotesi, insieme ai 35 anni di contributi dovrà affiancare un minimo di età di 60 anni. La nuova riforma, in altre parole, colpisce tutti coloro che sono nati dal 1951 in poi perché compiranno i 57 anni dopo l’entrata a regime delle nuove disposizioni.

      a cura di
      Domenico Comegna


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