Le terme cercano un nuovo benessere

03/11/2003



      Lunedí 03 Novembre 2003

      Turismo
      Le terme cercano un nuovo benessere

      Nei primi otto mesi del 2003 il settore ha registrato una flessione del 10 per cento

      EMILIO BECHERI


      Nel 2003 le stime effettuate da un’indagine congiunturale Federterme, realizzata da Mercury (che sarà presentata nel convegno del Sole-24 Ore «Sviluppo sostenibile e competitività del turismo in Europa» che si terrà a Firenze a Palazzo degli Affari il 7 e l’8 novembre) indicano che fino ad agosto 2003, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, le cure termali sono diminuite intorno al 10 per cento.
      L’andamento. In termini di fatturato la diminuzione rilevata è stata minore. Nel mese di settembre, mese di punta dell’attività termale, la situazione sembra essere stata un po’ meno negativa, ma a fine hanno si verificherà, comunque, una sostanziale diminuzione delle prestazioni termali. Da notare che, all’interno delle stesse aziende termali, continua ad aumentare il comparto benessere con un tasso intorno all’11%. L’andamento molto positivo di quest’ultimo comparto dipende anche dal fatto che alcune terme hanno attivato nuovi servizi benessere, ma nel complesso rappresenta ancora una quota molto ridotta del totale dell’attività. In questo contesto generale, alcune terme hanno registrato andamenti positivi. Si tratta, in particolare, di alcune che come risorsa di base offrono anche turismo balneare o lacuale.
      Una crisi strutturale. Sul trend negativo è bene sgombrare il campo da equivoci: le motivazioni congiunturali che alcuni operatori termali hanno richiamato (dall’eccessivo caldo all’aumento del ticket per le prestazioni fino alla più generale crisi del turismo) hanno influito solo in modo molto ridotto. La crisi, infatti, è strutturale e di lungo corso. In realtà la diminuzione delle cure si inserisce in un trend negativo che aveva avuto le sue prime manifestazioni già nella seconda metà degli anni Ottanta, ma che si è manifestato con forza dai primi anni Novanta. In realtà la diminuzione delle prestazioni negli ultimi tredici anni è stata sicuramente superiore al 40 per cento. Un simile andamento avrebbe stroncato qualsiasi altro comparto, mentre per le terme si è verificata una strana situazione perché il deficit che si è accumulato di anno in anno è stato compensato dall’attivazione di altri segmenti di domanda, come la ricettività per altri tipi di turismo come quello d’arte delle vicine città o ambientale e con la promozione dell’attività congressuale. Ne è nato un equivoco perché spesso si è detto che alcune località vedono una forte presenza di termalismo attivato da clienti stranieri, quando in realtà la motivazione del loro soggiorno è del tutto diversa e spesso, di fatto, questi ignorano la stessa esistenza delle terme. Se si escludono alcune terme del Nord Est e il caso di Ischia, in realtà, la componente straniera è quasi del tutto assente.
      Il benessere. Negli ultimi anni le imprese termali si sono orientate di più al mercato e hanno attivato anche il comparto benessere, ma con molto ritardo rispetto ai tempi. Tuttavia gli stabilimenti che hanno seguito questa via hanno realizzato anche una adeguata campagna di immagine. Si sta verificando anche un primo caso in cui si propone una linea di prodotti che fa riferimento a un marchio termale presso i centri benessere di una catena alberghiera. Le privatizzazioni. In questa crisi strutturale di lungo corso del comparto il fatto nuovo è rappresentato dalla privatizzazione in atto del comparto che ha per oggetto le tredici società ex Eagat e, in modo diverso, anche altre terme di proprietà di amministrazioni comunali e di altri enti. È un processo che si è realizzato solo per poche realtà che per molte è ancora in corso, ma che sarà decisivo per il recupero dell’immagine e la valorizzazione dell’attività termale. Quello che sta avvenendo sembra di una grande rilevanza per l’entrata nelle gestione degli stabilimenti di società che operano direttamente nel mercato del benessere e del fitness, in particolare a livello di strumentazione. È il caso di Vitawell (holding italiana del benessere con i marchi Tonic, Terme di Montecatini, Jean Klébert, Gil Cagnè, Newform, Sauna Italia e Marc Mességué) che è entrata a Montecatini Terme e partecipa anche al bando per la privatizzazione di Salsomaggiore e Chianciano Terme. Ma stanno entrando anche industrie farmaceutiche e/o sanitarie, ritenute fino a oggi concorrenti del comparto, come si sta verificando nel caso di Castrocaro (Gruppo sanitario Villa Maria). In questo processo, che di fatto sta cambiando il paradigma di riferimento dell’attività termale, è presente un rischio: della contrapposizione fra la nuova imprenditoria termale e gli operatori locali della ricettività che non sono stati coinvolti nel cambiamento, cioè fra terme e turismo.