Le tentazioni della Cisl nello scontro sul lavoro di Massimo Riva

22/02/2002


Le tentazioni della cisl
MASSIMO RIVA
SILVIO Berlusconi sembra essere riuscito l� dove il ministro Maroni, pur avendoci provato ripetutamente, aveva fallito: fino a ieri compatto, infatti, il fronte sindacale appare oggi diviso dopo che il presidente del Consiglio ha messo sul piatto della trattativa un rinvio di due mesi della discussione parlamentare sulla riforma dell�articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Fin dalle prime mosse in materia il governo di centrodestra aveva puntato tutte le sue carte sull�obiettivo tattico della spaccatura sindacale in modo da rendere cos� un doppio servizio alla Confindustria: quello di aprire una breccia decisiva nella disciplina dei licenziamenti senza giusta causa e insieme quello di indebolire e piegare la forza del sindacato.

SEGUE A PAGINA 17
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Le tentazioni della Cisl nello scontro sul lavoro
          Cofferati sembra aver deciso l�affondo per far risaltare le contraddizioni nel governo e nei sindacati
          (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
          MASSIMO RIVA

          Il fatto che ieri la Cgil abbia deciso di proclamare in solitario uno sciopero generale, mentre Cisl e Uil hanno accettato di riaprire un dialogo con il governo, pu� essere considerato da Palazzo Chigi un primo, seppure parziale, successo.
          Ma la partita � forse pi� lunga e complicata di quanto possa apparire a prima vista. Silvio Berlusconi sa di poter contare sul pieno appoggio dell�attuale vertice confindustriale, sul consenso di una non piccola parte dell�elettorato moderato, infine sul desiderio delle due confederazioni minori di marcare una loro capacit� concorrenziale nei confronti della Cgil.
          Ma il terreno scelto per questo scontro non � comunque dei pi� favorevoli perch� una riduzione dei diritti dei lavoratori in materia di licenziamenti � un�ipotesi poco popolare, contro la quale esiste nel paese una forte opposizione trasversale rispetto agli schieramenti politici. Non a caso sulla questione sono gi� emerse pericolose divisioni all�interno della maggioranza e dello stesso governo: gli ex-democristiani e alcuni esponenti di An non se la sentono di passare per maggiordomi degli interessi confindustriali agli occhi di quella parte non trascurabile di loro elettori che sono lavoratori dipendenti. L�ultima mossa del presidente del Consiglio ha tacitato per ora questi dissensi interni, ma non li ha soffocati.
          Sul fronte opposto, sembra evidente che Sergio Cofferati abbia deciso l�affondo dello sciopero generale proprio per far risaltare le contraddizioni del campo avverso e mettere in difficolt� i suoi concorrenti sindacali. In una partita, nella quale trasparente � il peso della Confindustria dietro le iniziative del governo, non sembra facile n� per Savino Pezzotta n� per Luigi Angeletti far digerire alle rispettive basi sindacali un compromesso col governo che metta in discussione il fatidico articolo 18. Ieri in numerose fabbriche del Nord si sono verificati alcuni scioperi spontanei di protesta nei quali, per esempio, i metalmeccanici della Cisl si sono uniti senza remore ai compagni di lavoro della Cgil. La controprova che i margini di manovra di Cisl e Uil siano piuttosto stretti, d�altro canto, � data dal fatto che i loro segretari prendono oggi le distanze dallo sciopero generale indetto dalla Cgil, ma si affannano a confermare che la loro posizione sui diritti dei lavoratori � e rimane di assoluta intransigenza. Insomma, l�art. 18 non si tocca, neppure per loro.
          E� arduo immaginare oggi che cosa un abile giocatore di poker, come Silvio Berlusconi, potr� ancora escogitare per superare questa opposizione comunque unitaria del sindacato sul nodo cruciale dei licenziamenti. Ma un punto � del tutto chiaro fin d�ora: o il governo rinuncia a cambiare la disciplina dei licenziamenti oppure uno sciopero generale dichiarato per quando la tregua berlusconiana sar� prossima alla scadenza potrebbe vedere molti lavoratori di Cisl e Uil scendere in piazza insieme a quelli della Cgil. Se Berlusconi si muove come a un tavolo di poker, Cofferati sembra condurre una sua particolarissima partita a scacchi.
          L�esito di questo confronto � al momento aperto. Molto, se non tutto, dipender� da quello che appare come il punto pi� debole della trincea sindacale: il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. Ancorch� fermissimo a parole nella difesa dell�articolo 18, costui � oggi al centro di una manovra politica ad ampio raggio, che punta ad allettarlo con la prospettiva di trasformare la sua confederazione nel sindacato dell�attuale maggioranza di governo. Occorre tenere presente che il quadro politico del centrodestra � in rapida evoluzione. Gianfranco Fini punta da tempo all�ingresso di An nel partito popolare europeo e, dopo un simile passaggio, a promuovere una forza sindacale unitaria del centrodestra: per la guida della quale a Savino Pezzotta si fanno fischiare le orecchie.
          Sapr� il segretario della Cisl resistere a queste sirene? La prontezza con la quale ieri ha accolto la tregua proposta da Berlusconi e il precedente increscioso di un incontro clandestino nella lavanderia di un grande albergo romano danno peso e sostanza a un simile interrogativo. Certo, resta da capire se e come la base di una confederazione quale la Cisl, che ha una sua tradizione importante nelle battaglie sindacali, potr� seguire il suo leader quando questi dovesse decidere di gettare alle ortiche l�articolo 18 per avviare la costruzione di un grande sindacato moderato a sostegno delle politiche liberiste del centrodestra. Non si fa fatica a pensare che Cofferati abbia rotto ogni indugio sullo sciopero generale anche per lanciare una sfida aperta su chi oggi sia pi� fedele e coerente interprete degli umori e degli interessi reali del mondo del